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Il
Comitato presieduto da Pininfarina insiste: «Sarà la salvezza». Ma la
Valle di Susa non ci sta.
A oltre un mese
di distanza, perplessità e critiche offuscano il suo ottimismo
iniziale. Con il sindaco di Trieste, Riccardo Illy, l’ingegnere Sergio
Pininfarina presiede il Comitato promotore della direttrice ferroviaria
europea ad alta capacità merci e passeggeri Transpadana, che da anni si
batte, tra l’altro, per la realizzazione della linea ferroviaria
veloce Torino-Lione.
Dunque, Sergio Pininfarina assicura che la
soddisfazione provata la sera del 29 gennaio scorso non è venuta meno,
e ribadisce che sì, davvero, il vertice italo-francese è stato un
appuntamento importante. «I due Governi si sono impegnati a dar vita
alla nuova ferrovia ad alta capacità, cosa che mi fa felice»,
dichiara. «Però...».
Già, c’è un "però". Anzi, ce ne sono
cinque. «Abbiamo letto con attenzione il Comunicato congiunto divulgato
dopo l’incontro dei ministri dei Trasporti italiano e francese»,
spiega Pininfarina, «e abbiamo esaminato accuratamente l’Accordo
internazionale firmato dai due Governi, l’unico testo che conta
giacché sarà quello sottoposto all’esame dei Parlamenti nazionali,
che lo dovranno ratificare. Ebbene, rileviamo innanzitutto una palese
contraddizione. Il Comunicato afferma che i due ministri convengono sull’opportunità
di "situare" la data di apertura del tunnel di base
"attorno al 2015", mentre l’Accordo si limita a dire che
"la messa in opera dovrà intervenire al momento della saturazione
delle linee esistenti". Occorrono tempi certi».
Ecco il secondo punto controverso: «Riguarda ancora
la tempistica decisa a Torino», precisa Pininfarina. «Il summit ha
stabilito che sondaggi e progetti dovranno essere perfezionati entro il
2006. Perché bisogna aspettare tanto? Non si parte da zero: la fase di
studio ha già cinque anni e 200 miliardi di spese alle spalle. Per
ideare e realizzare il tunnel sotto la Manica (50 chilometri) ci sono
voluti poco più di 10 anni».
«La Commissione intergovernativa che ha coordinato i
lavori preliminari della nuova Torino-Lione», sottolinea Pininfarina, «ha
già valutato positivamente il progetto presentato da Alpe-tunnel, la
società composta dalle Ferrovie italiane e francesi, che prevede un
tracciato di 254 chilometri. Il tratto alpino misura 98 chilometri, di
cui 74 in galleria. Il tunnel più lungo è senza dubbio quello di 52
chilometri, che dovrebbe partire da Saint-Jean de Maurienne, sul
versante francese, e sbucare a Venaus, in Valle di Susa. Da lì in poi,
la linea prosegue sulla sinistra idrografica della Dora, in gran parte
in galleria, fino ad Alpignano, alle porte di Torino. C’è poi un
progetto alternativo, presentato dalla Provincia di Torino. Suggerisce
un percorso sulla destra idrografica della Dora, interessa la Val
Sangone e tocca l’interporto di Orbassano: da Saint-Jean de Maurienne
sono 116 chilometri, di cui 80 in galleria. Il tunnel di base, in questo
caso, è di 37,5 chilometri, da Saint-Martin d’Arc a Signols, nella
piana di Oulx. Una volta compiuta la scelta, per approfondire gli studi,
decidere e aprire i cantieri bastano tre anni».
Sergio Pininfarina sfoglia i documenti, assistito dal
segretario generale del Comitato promotore Transpadana, Bruno
Bottiglieri. «Noi chiediamo da sempre l’immediata realizzazione di
due binari. Così anche sotto le Alpi», riprende l’ingegnere,
introducendo la terza contestazione alle conclusioni del summit.

Sergio Pininfarina
(foto Lobera).
«Non sono meglio 10 anni invece di 20?»
«Purtroppo, l’ipotesi di realizzare l’opera in
più tempi, prima un tunnel monobinario e poi l’altro, non è stata
completamente accantonata. La scelta definitiva è stata rimandata alla
conclusione del nuovo programma di studi, cioè al 2006. Posare da
subito due binari e quindi realizzare il nuovo traforo di conseguenza,
risulta a nostro avviso la soluzione più logica, meno dispendiosa e
più redditizia per i finanziatori, nonché quella che offre maggiore
sicurezza in fase di costruzione e di esercizio. Solo così, inoltre, si
riduce l’impatto dei cantieri sulle valli alpine "costrette"
a pazientare 10 anni anziché 20».
Infine, le ultime due "lacune". «Nei
documenti finali del vertice italo-francese non si parla del contributo
offerto dai privati. Eppure diversi istituti di credito, penso al San
Paolo-Imi, alla Cassa di risparmio di Torino, al Caisse des Dépôts,
senza dimenticare la Banca europea per gli investimenti, si sono detti
pronti a finanziare il progetto. Devono essere coinvolti in tutti i
passaggi decisionali. Così come, ed è la quinta mancanza, la più
grave, devono essere coinvolte le istituzioni e le popolazioni della
Valle di Susa».
«La linea ad alta capacità», conclude Pininfarina, «non
solo avvicinerà Torino a Parigi (3 ore in treno, contro le 5,30
attuali), Torino a Londra (5 ore, rispetto a 9) o Torino a Barcellona (4
ore, anziché 11), ma consentirà un maggior sviluppo dell’Italia,
contribuendo a un miglioramento dell’economia della Valle di Susa.
Molti abitanti della zona protestano, osteggiando la progettata
costruzione della nuova linea. Nell’immediato, su questo hanno
ragione, dovranno certamente patire disagi, controbilanciati però da
una riduzione crescente del traffico dei Tir. Si calcola, infatti, che
nel 2015 circa 80 milioni di tonnellate di merci attraverseranno ogni
anno le Alpi tra Italia e Francia: se la nuova linea sarà inaugurata,
circa la metà viaggerà sui treni (40 milioni di tonnellate, per la
precisione, se ogni giorno si riuscirà a caricare sui convogli
cinquemila Tir; 30 milioni, se i Tir saranno solo tremila). Oggi, in un
anno, tramite il Frejus passano merci per un totale di 40 milioni di
tonnellate: 30 milioni su camion, 10 sui treni. L’alta capacità,
insomma, abbatterà sostanzialmente l’inquinamento atmosferico e
quello acustico. La linea ferroviaria esistente, con pendenze troppo
elevate e con difficoltà di alimentazione elettrica, sarà comunque
ammodernata. In ogni caso, come Comitato promotore chiediamo con forza
che d’ora in poi i rappresentanti della Valle partecipino a pieno
titolo alla fase decisionale».
Quest’ultima richiesta di Sergio Pininfarina è
valutata positivamente dalla giunta della Comunità montana Bassa Valle
di Susa e Val Cenischia. Il presidente, Antonio Ferrentino, lo dice a Famiglia
Cristiana affiancato da Giuseppina Canuto, sindaco di Condove, da
Franco Favro, sindaco di Mompantero, e da Giorgio Vair, sindaco di San
Didero. Con loro, c’è pure una nutrita pattuglia di assessori dei
Comuni della zona.
L’avversione all’alta velocità accomuna posizioni
politiche diverse, da Rifondazione alla destra. «Non siamo contro il
progresso, né fanatici sostenitori dei camion, anzi siamo stati i primi
a sollecitare un’inversione di tendenza nei trasporti che privilegi
quelli su rotaia», dice Ferrentino.

Il sindaco di Torino Castellani,
Amato e Chirac al vertice
(foto Lobera).
«Ma la nostra valle ha dato abbastanza»
«Finora, le autorità regionali e quelle nazionali
hanno proceduto ignorandoci o quasi. Ci opponiamo all’alta velocità
(o alta capacità che dir si voglia), perché riteniamo di avere buone
ragioni per farlo».
Ferrentino le elenca con puntiglio. «La nostra valle
ha già dato. C’è la ferrovia internazionale che attraversa molti
paesi; ci sono le statali 24, del Monginevro, e 25, del Moncenisio; c’è
l’autostrada, finita nel ’90, che ha sfregiato molti territori; ci
sono due elettrodotti. La Val Cenischia e la Valle di Susa sono valli
strette. Rosicchiare altre porzioni di terreno è una cosa difficile,
oltre che un oltraggio a chi lì ci abita. Chi è a favore dell’alta
capacità sventola come un fattore positivo l’elevato numero di tratti
in galleria. Come amministratori abbiamo faticato anni per armonizzare
interventi urbanistici e corretto assetto idrogeologico. Adesso, che si
fa? Senza prendersi troppa cura delle falde acquifere che ci dissetano e
delle montagne, si decide di scavare. Bene, bravi».
«Proponiamo di ripensare in maniera più equilibrata
il traffico di merci tra Italia e Francia», insiste Ferrentino: «Non c’è
solo la possibile nuova linea veloce Torino-Lione, ma già esistono
collegamenti ferroviari che potrebbero essere potenziati: Ventimiglia,
il Colle di Tenda e l’attuale Frejus che, a detta delle Ferrovie
francesi e italiane, con qualche modifica può arrivare a trasportare
merci fino a 20 milioni di tonnellate annue. C’è chi parla di
crescite esponenziali, fino a 80 milioni di tonnellate nel 2015, ma
sappiamo che queste cifre rispecchiano la speranza di
"catturare", oltre ai volumi d’affari esistenti, anche quote
di traffico che oggi corrono più a Nord. Posto che questo avvenga, ci
chiediamo quali reali ricadute economiche assicureranno al Piemonte e
all’Italia quelle merci. E non dimentichiamo che da noi si invocano a
ragione nuovi trafori ferroviari, tra Aosta e Martigny e tra Cuneo e
Nizza. In poche parole: non tutto deve passare dalla Bassa Valle di Susa.
Ci vogliono coinvolgere? Parteciperemo volentieri. A patto che non si
tratti solo di decidere dove mettere i nuovi binari, ma anche se
costruirli».
Alberto Chiara
| Umberto Agnelli: «Il futuro?
Su rotaia»
Umberto Agnelli, presidente
dell’Ifil, agli inizi degli anni Novanta ha presieduto anche
il primo Comitato per la realizzazione della nuova tratta
ferroviaria Torino-Lione. Famiglia Cristiana l’ha
intervistato.
- Dire Agnelli significa
dire auto e camion. Come mai nutre tanto interesse per il
trasporto su rotaia? C’è chi ricorre all’ironia: «Un
Agnelli che gioca con i trenini»...
Sorride. Poi, serio: «Ciò
che conta – per tutti – è lo sviluppo. Abbiamo visto che i
trasporti su gomma evidenziano seri limiti».
«Il Monte Bianco è
ancor oggi chiuso perché i francesi nutrono una crescente
avversione alla circolazione dei Tir. La Svizzera è
praticamente inaccessibile ai camion, l’Austria si sta
chiudendo. O programmiamo servizi navetta, in modo da caricare i
camion sui treni, o ci arrendiamo all’idea di vedere
progressivamente inaridirsi i nostri rapporti commerciali. La
gente si ribella sempre di più al transito dei Tir: che piaccia
o no, questo è un dato di fatto».
«Sono convinto che la
posta in gioco sia sempre più alta e i tempi sempre più
stretti».
- Pensa che sia davvero un’infrastruttura
utile?
«Ritengo che sia utile
per l’Italia, ma assolutamente necessaria per il Piemonte e
per il Nordovest».
«Perché, parlando di
trasporti, il Nordovest oggi è penalizzato rispetto ad altre
aree italiane, sia per il sistema ferroviario sia per quel che
concerne i collegamenti stradali e aerei. Se vuole ancora avere
uno sviluppo socioeconomico, il Nordovest deve porre mano al
discorso infrastrutture
con forza e con rapidità. Tra queste infrastrutture, la
Torino-Lione rimane la più importante. Bisogna farla, insomma,
altrimenti...».
«Guardi, un conto è
essere lo snodo essenziale dei collegamenti ferroviari con la
Francia, la Spagna e la Pianura padana. Altra cosa è essere un
satellite, sia pur importante, della Lombardia o di altre
regioni. Non è campanilismo. L’Autostrada del sole e, più
recentemente, i treni veloci che la fiancheggiano, hanno
cambiato non solo la geografia economica dell’Italia, ma anche
la geografia umana».
«Poter andare da Firenze
a Roma in un’ora e mezza e sapere che ogni 20-30 minuti c’è
un Eurostar che ti porta nella capitale, oppure a Bologna o a
Milano, cambia non poco il modo di vivere e di lavorare. Si
prenda il mercato del lavoro: non a caso è molto più dinamico
a Milano o Bologna che a Torino. Tanto da convincere, ancora
negli ultimi tempi, alcune importanti direzioni aziendali ad
abbandonare il Piemonte e a spostare la propria sede nel
capoluogo lombardo. Avete mai provato ad andare in treno da
Torino a Firenze o da Torino a Trieste? Un’esperienza che
sfibra, tanti sono il tempo e i disagi che comporta. Attraverso
una tecnologia moderna com’è il treno veloce, la Torino-Lione
permette al Piemonte di agganciare la Francia, e tramite la
Francia, di agganciare la Spagna. Non solo: arrivando più
celermente a Milano, consente al Piemonte, e più in generale a
tutto il Nordovest, di immettersi con minori problemi sull’asse
di collegamenti Nord-Sud che unisce il nostro Paese all’Europa
centrosettentrionale».
- Le popolazioni e i sindaci
della Valle di Susa osteggiano la Torino-Lione. Non pensa
che abbiano delle ragioni?
«Credo che ci sia
qualche politico che ne approfitta. Detto questo, effettivamente
la Valle di Susa è stata abbastanza tartassata. Penso però che
l’infrastruttura con il peggiore impatto sul territorio
rimanga l’autostrada. Un nuovo collegamento ferroviario potrà
anche rappresentare, nel breve periodo, un’altra ferita, ma in
tempi medio-lunghi si tramuterà, ne sono assolutamente certo,
in occasione di sviluppo. La Valle di Susa vive un periodo di
decadenza economica per conto suo, non in funzione dei fatti di
cui stiamo parlando. Se il Piemonte si riprende, anche in virtù
della Torino-Lione, la Valle di Susa non potrà non trarne
benefìci».
- Qualcuno sostiene che la
Fiat abbia interessi diretti nel progetto...
«Non mi risulta ci sia
alcun interesse. Proprio per non dare spazio a insinuazioni di
questo genere, a un certo punto, quando la Fiat era ancora
presente con alcune sue società nel settore ferroviario, nel
marzo 1991, ho lasciato la presidenza del Comitato alta
velocità. Parlo e agisco a favore della Torino-Lione
esclusivamente perché la ritengo un’opera di interesse
regionale e nazionale».
- Si dice che nell’area
degli ex stabilimenti Lancia di Chivasso sorgerà il nuovo
centro intermodale della Milano-Torino-Lione...
«No, non mi risulta».
Alberto Chiara e
Maurizio De Paoli |
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