ARTE - In mostra i quadri di Domenica Regazzoni ispirati ai motivi
di Lucio Dalla

Canzoni su tela

   di GIGI VESIGNA
  

   Famiglia Cristiana n.25 del 24-6-2001 - Home Page

I quadri della Regazzoni? «Svelano delle sfumature delle mie canzoni che nemmeno io conoscevo». Lucio Dalla? «La sua vita è come la pittura». Insieme, cantautore e pittrice, regalano emozioni colorate di musica.

Sette note, 70 tele. Giocando magistralmente con le note musicali, Lucio Dalla ci regala, ormai da quasi quarant’anni (il suo primo disco lo incise, grazie alla ferma volontà di Gino Paoli, nel 1964), canzoni che ci procurano emozioni, entrano in noi e rimangono nella nostra memoria.

Usando con grande maestria i colori, la pittrice Domenica Regazzoni ha dipinto 70 quadri ispirandosi alle canzoni di Lucio. Da quelle più note, come Caruso e Com’è profondo il mare, a Nun parlà e Occhi chiusi: li potremo ammirare dal 5 luglio prossimo in una mostra allestita nell’ex chiesa di San Mattia.

In questi giorni Dalla si è trasferito, e ci rimarrà sino alla fine dell’estate, nelle isole Tremiti, dove il panorama è incantevole, il mare azzurro, profondo e pulito, ma c’è anche una sofisticatissima sala di registrazione in cui, tra un’escursione in gommone e una chiacchierata con gli amici, Lucio sta perfezionando il suo prossimo album, che uscirà probabilmente in settembre. Titolo ancora da trovare, canzoni di cui Dalla preferisce non parlare finché tutto non sarà pronto. Parla invece volentieri di Domenica Regazzoni e dei suoi quadri perché, dice, la pittrice ha saputo davvero dare i colori giusti alle sue canzoni.

«Quando l’ho incontrato grazie a un padre domenicano che è suo grande amico e consigliere spirituale», racconta Domenica, «e gli ho esposto il mio progetto, lui ha detto: "Non mi chieda niente, faccia quello che si sente dentro"». E così sono nate le tele che raccontano un Dalla a colori.

Chiacchierando con la pittrice, figlia di un liutaio e con un fratello, Cesare, musicista di talento, si scopre un Dalla che non si conosce. Quello che, ad esempio, ha trasformato il suo storico studio di registrazione di Bologna, il Phono Print (dove con lui hanno inciso Zucchero e Vasco Rossi), in una Galleria d’arte.

  • Perché allora la mostra dei quadri di Domenica non l’hai ospitata lì?

«Perché poteva sembrare un modo di strumentalizzare il lavoro della Regazzoni. E poi perché dar spazio a un altro luogo che ospiti opere d’arte mi è sembrato doveroso. Il nostro è il Paese delle cose chiuse. Basti pensare ai tanti musei oscurati per anni, come la Galleria Borghese, che è stata finalmente riaperta. Bisogna sforzarsi per fare entrare l’aria dove c’è la polvere».

Il progetto Dalla-Regazzoni è complesso e suggestivo: partendo dalla convinzione che le espressioni artistiche non possono più essere divise, si arriva facilmente a capire che la poesia è musica, la musica è colore, il colore è musica e poesia. Perciò la mostra di Bologna, oltre ai quadri esposti, proporrà musiche di Cesare Regazzoni, ispirate a canzoni di Dalla rielaborate strumentalmente, con l’intervento vocale dello stesso Dalla. E i visitatori, col catalogo, troveranno un cd con queste rivisitazioni strumentali e potranno vedere un filmato girato da Fabio Olmi, figlio del regista Ermanno.

  • La tua collaborazione, Lucio, è totale...

«Sinceramente, dapprima Domenica mi ha incuriosito, poi ho capito che aggiungeva qualcosa al mio lavoro. Così oggi mi sento un po’ il coautore di questi quadri. Li trovo sorprendenti, svelano delle sfumature delle mie canzoni che non conoscevo. Vi aggiungono significati, le completano».

Il primo incontro tra pittrice e musicista avvenne circa quattro anni fa, nel camerino di Lucio, dopo un suo concerto. Confessa Domenica: «Ebbi la sensazione che all’inizio fosse molto sospettoso, che temesse che volessi farmi pubblicità sfruttando il suo nome o, peggio, gli chiedessi di ospitare i miei quadri, che ancora non avevo dipinto, nella sua Galleria di Bologna. Ma mi sbagliavo di grosso. Lucio non era diffidente, ma curioso. Capii, frequentandolo, che la curiosità è una delle sue qualità migliori. Gli piace conoscere, imparare, e, più tardi, scoprii anche che è davvero un grande appassionato di arte. La sua vita è un po’ come la pittura: un quadro puoi anche non capirlo, ma se ti trasmette anche una piccola emozione, chi l’ha dipinto ha fatto centro».

Maestra, baby pensionata, oggi, a 52 anni, Domenica Regazzoni vive a Milano e lavora nel Castello di Peschiera Borromeo. Non ha mai dimenticato che se lei e suo fratello, ma soprattutto il loro padre, eccelso liutaio, hanno potuto seguire le proprie vocazioni, lo devono al fatto che la madre, impiegata alle Poste, non ha mai smesso di lavorare e, spesso, agli inizi, la famiglia ha vissuto con il suo stipendio. Poi i liuti del padre acquisirono valore sul mercato. I mercanti gli raccomandavano di non firmarli. Scoprirono poi che quegli strumenti costruiti in modo totalmente artigianale erano venduti come preziosi oggetti antichi. «A un certo punto», ricorda, «abbiamo detto a papà: "Conserva gli strumenti che crei e non venderli più: saranno questi il futuro della famiglia"».

  • Domenica, qual è il colore predominante nei tuoi quadri ispirati a Dalla?

«Il blu e l’azzurro; non ho il minimo dubbio».

  • E tu, Lucio, che ne pensi?

«Queste sono esattamente le mie tonalità preferite. Ma, ripeto, il modo in cui Domenica ha interpretato tutta la mia musica è stato per me davvero al di là di ogni aspettativa».

La simbiosi tra colori e note, le affinità tra Dalla e chi l’ha trasformato nella sua musa ispiratrice, le critiche lusinghiere che già hanno costellato le esperienze pittoriche della Regazzoni (ha esposto anche in Giappone) hanno fatto nascere una vera e propria "ditta". La mostra che potremo ammirare a Bologna nel prossimo luglio si intitola infatti Regazzoni & Dalla. Sì, proprio con la "&" commerciale, come se fossero due soci in un’impresa. Ma loro regalano musica e colori. E l’emozione è assicurata.

Gigi Vesigna

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