In famiglia.
      

SI RIACCENDE IL DIBATTITO SULL’ABORTO

Difendere la vita
"amando" la famiglia
        

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È bastata la parola "aborto" per riproporre steccati, arroccamenti, attacchi e "guerre di religione". E intanto la famiglia continua a essere dimenticata e messa in difficoltà.

Chi crede che la riflessione sulla vita dell’uomo e la sua difesa in qualunque stadio, dal concepimento alla morte, meriti la più grande attenzione e pacatezza di toni non può che essere rimasto profondamente deluso dal dibattito politico accesosi nei primi giorni della nuova legislatura sulla cosiddetta "proposta Buttiglione".

Lo stesso punto di partenza da cui ha preso le mosse la discussione è indicativo di quanto il tema sia ancora "caldo" a vent’anni dal referendum in cui la maggioranza degli italiani scelse di confermare la legge 194, approvata il 22 maggio del 1978.

Nell’offensiva legislativa che ha visto i nuovi deputati depositare fin dai primi giorni centinaia di proposte di legge, la famiglia in tutte le sue sfaccettature è risultata uno dei temi più gettonati, materia di molti disegni fra i quali, come è ovvio, numerose proposte rimaste indiscusse nel passato e ripresentate. Nulla di nuovo, dunque, come nel caso del disegno di legge del Cdu sul «sostegno da garantire in termini economici e morali alle donne che vivono la tentazione dell’aborto».

Ma sulle oltre cinquecento proposte, che si occupano di tutela del made in Italy e della riorganizzazione della Siae, di agevolazioni delle candidature femminili e di tutela dei florovivaisti, di separazione e di case da gioco, è bastata la parola aborto a riproporre immediatamente steccati, arroccamenti, attacchi, scontri che già qualcuno ha visto confluire in "guerre di religione" e contrapposti dogmatismi.

E pensare che la campagna elettorale proprio su questo tema aveva lasciato intravedere qualche segno di speranza, perché sull’aspetto della prevenzione delle interruzioni della gravidanza pareva di poter constatare una certa concordanza dei due schieramenti politici.

Anche nelle interviste rilasciate dai due leader, Silvio Belusconi e Francesco Rutelli, a Famiglia Cristiana, seppure partendo da diverse riflessioni, emergeva chiara una conclusione, peraltro condivisa dal più ampio schieramento ideologico: che il tanto decantato articolo 1 sulla difesa della maternità e i previsti aiuti a "rimuovere" le cause dell’aborto fossero del tutto insufficienti e dunque grandemente migliorabili.

Un buon punto di partenza per cominciare a fare qualcosa di concreto in questa direzione, verso una ristrutturazione dei consultori e, prima ancora, verso l’introduzione di reali politiche familiari (al momento ininfluenti e insignificanti, se confrontate con quelle di tutti i maggiori Paesi europei vicini) che tengano conto di tutti i bambini e delle famiglie che se ne fanno carico.

Il ministro delle Politiche comunitarie potrebbe essere il primo in questo senso ad additare quanta strada separi ancora il nostro Paese dalla politica europea, in materia, ad esempio, di sgravi fiscali per i carichi familiari, di sostegni per le mamme che lavorano, di strutture scolastiche, di servizi per l’infanzia. Di tutte quelle realtà, cioè, che, se singolarmente prese, non possono forse diventare sempre il fattore decisivo nel far cambiare idea dal suo rifiuto all’accoglienza di una vita, ma che sicuramente in moltissimi casi sono di grande aiuto.

La prova di quanto si potrebbe fare, del resto, sarebbe (per chi se ne voglia accorgere) sotto gli occhi di tutti anche in Italia, dove negli ultimi decenni migliaia di donne (quasi 50 mila, più di 5.000 nel solo 2000) hanno potuto evitare il dramma dell’aborto e stringere tra le braccia il proprio bambino grazie al sostegno dei 241 Centri di aiuto alla vita sparsi ovunque, dove viene "erogata" assistenza di ogni tipo, a partire dall’aiuto economico, alla ricerca di una casa e di un lavoro, all’assistenza psicologica, per arrivare al conforto e alla condivisione.

I dati dei Cav dicono che il 69 per cento delle mamme aiutate sono immigrate, che la stragrande maggioranza ha dichiarato di avere problemi economici, che il 78 per cento di quelle che si sono presentate con il certificato per l’interruzione hanno potuto tenere il bambino.

Storie di mamme vere, storie di bambini vivi. Niente steccati, contrapposizioni, battaglie di libertà. Possibile che non si possa ripartire da qui?

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