Editoriale.  di Beppe Del Colle

    
I DS IN CERCA DI IDENTITÀ
Se la sinistra abdica
a fare opposizione

   

   Famiglia Cristiana n.25 del 24-6-2001 - Home Page Se i Ds soccombono alle discordie tra i loro capi e non trovano ragioni per sostenere cause sempre attuali può essere un problema per molti. Cattolici compresi.

Di fronte alla discussione, a tratti feroce, in corso fra i Ds dopo la sconfitta elettorale (sconfitta nei confronti del Centrodestra, sconfitta dentro il Centrosinistra, con il "quasi sorpasso" subìto dalla Quercia ad opera della Margherita) si possono assumere due atteggiamenti. Il primo è il più semplice e il più drastico: a chi può importare una vicenda tipica del passato, riguardante un partito che ha perso l’aggancio con la storia e ha ben poco da opporre allo spirito dominante del tempo, ben espresso nella forte maggioranza parlamentare creata dal voto del 13 maggio? Il secondo è più complicato, ma anche più ambiguo. Esso appartiene ai simpatizzanti della sinistra, ma anche a tutta quell’area di cittadini appartenenti ad altre culture e altre tradizioni politiche (anche e specialmente fra i cattolici) che nell’attuale maggioranza non si riconoscono e che tuttavia non possono non domandarsi chi e come possa opporvisi.

L’ambiguità consiste nel fatto che la crisi diessina ha ragioni storiche ben chiare, razionali e quindi reali, eppure senza quel partito, o meglio senza quell’elettorato, non solo nessuna vera e forte opposizione è possibile, ma è impensabile una rivincita, almeno nel tempo di una sola legislatura, per quanti ritengono che non si possa tranquillamente accettare una visione del mondo che sacrifica al principio della crescita economica illimitata dei Paesi sviluppati i principi stessi di giustizia sociale che negli ultimi decenni hanno fatto, di questi Paesi, altrettanti luoghi del desiderio per gli abitanti del Terzo mondo.

Ci spieghiamo con un esempio. Non si ricorda nella storia della Repubblica un appoggio così cordiale e incondizionato della Confindustria a una parte politica come quello che ha accompagnato l’ascesa democratica al potere della Casa delle Libertà. Meglio ancora: non si ricorda un’opposizione così aperta e ampiamente motivata dalla medesima Confindustria a un Governo italiano, come quella riservata ai ministeri del Centrosinistra nella scorsa legislatura. Eppure proprio la scorsa settimana due indagini altamente qualificate, di Unioncamere e di Bankitalia, hanno fatto sapere, con toni addirittura trionfalistici davvero sorprendenti, che il Duemila è stato (letteralmente) un "anno d’oro" per l’economia di questo Paese, e in particolare per le industrie. Alcuni dati, ripresi dal Corriere della Sera e dal Sole 24 Ore, giornali insospettabili: crescita dell’occupazione, soprattutto di extracomunitari (il 30 per cento su scala nazionale) ma particolarmente al Sud; previsioni di tassi di crescita al 4 per cento nel già fortissimo Nord-est, al 3 per cento nel Centro e nel Nord-ovest; aumento delle assunzioni soprattutto nelle imprese con meno di 10 dipendenti, con il 60 per cento dei nuovi contratti a tempo indeterminato. La Lombardia, la regione più ricca di tutte, ha visto aumentare i profitti per il 75 per cento delle imprese e, nello stesso tempo, ha assistito a un’impennata dei prestiti bancari del 17 per cento, il che testimonia di una fiducia non minata dall’aumento del costo medio dei finanziamenti.

Ma questo sembra non bastare ai fautori del libero mercato e dell’economia capitalistica, i quali continuano a chiedere al potere politico ulteriori liberazioni dai vincoli contrattuali con il sindacato, più flessibilità, meno tasse sulle imprese, più incentivi agli investimenti, in modo da accelerare ancora il circuito presunto virtuoso "produzione, consumi, profitti, reinvestimenti, occupazione", e così via. In modo da riprodurre anche da noi il fenomeno ormai di massa negli Stati Uniti, dove decine di milioni di lavoratori, per lo più giovani, vivono sempre più ai margini del benessere con salari bassi, nessuna protezione sanitaria o pensionistica, e dove il presidente Bush taglia i contributi federali alla propaganda antitabacco anche se i tribunali condannano i produttori di sigarette a risarcimenti pesantissimi alle vittime del fumo.

Il punto è questo: è immaginabile che non ci sia più opposizione a un sistema politico-sociale avviato a simili eccessi del "pensiero unico" liberista? Non parliamo delle guerriglie antiG8, che nessuna persona sensata può augurarsi; ma di un’opposizione parlamentare, che in quanto tale ha bisogno di forze politiche, organizzate magari diversamente dai vecchi partiti, ma robuste e capaci di raccogliere consensi in mezzo alla gente. Se i Ds soccombono alle presenti discordie personali fra i loro capi e – orfani del comunismo – non trovano ragioni nuove per sostenere le cause sempre attuali della giusta ripartizione (interna e internazionale) delle ricchezze prodotte dal lavoro umano, può essere un problema per molti, a cominciare dai loro attuali alleati nell’Ulivo. Cattolici compresi. 

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