CALCIO - Lo scudetto resta nella capitale

Roma capoccia

   di GIAN PAOLO ORMEZZANO
  

   Famiglia Cristiana n.25 del 24-6-2001 - Home Page

La Roma è stata la squadra più forte, nessun dubbio. E ha vinto, meritatamente, un campionato da record. Il segreto di questo trionfo? La grinta di Capello, le reti di Batistuta, Totti e Montella e le fatiche di Tommasi.

Alla fine di tutte le discussioni, i pronostici, le statistiche, le considerazioni tecniche e atletiche e tattiche, i sospetti (oh quanti sospetti) e naturalmente (naturalmente? purtroppo sì) gli scandali, alla fine di partite cruciali mutilate da invasioni di campo di tifosi in piena follia, si può dire che quello vinto dalla Roma, al suo terzo scudetto, è stato un campionato bellissimo, almeno secondo le regole dello show-business.

Juventus e Lazio ancora in corsa all’ultima giornata, come accaduto nelle ultime due stagioni con Milan e poi Lazio campioni, e pure per la retrocessione decisione in extremis: al Bari ormai condannato si aggiungono Napoli (che minaccia sfracelli legali) e Vicenza, mentre spareggiano Verona e Reggina.

La palpitante incertezza, così affascinante, è un limite quando diventa lotterismo, casualità, fortuna o sfortuna. Ma stavolta la Roma ha quasi sempre condotto in testa. La Juventus e la Lazio hanno operato rimonte straordinarie, e ci sono state persino partite drammatiche e belle e giuste insieme, come non è sempre facile che accada: specie nei confronti diretti fra le tre prime della classe. Incertezze, sorprese, paure in dosi forti, quasi sempre.

E sulle tre panchine un allenatore fisso e riconfermatissimo, Fabio Capello "recidivo" in scudetti, quattro a Milano, uno a Madrid, uno a Roma; un cambio in corsa alla Lazio fra Eriksson e Dino Zoff; una sostituzione annunciata alla Juventus, dove andrà via Carlo Ancelotti, colpevole di essere bravo, ma di recitar questa parte senza enfasi, e tornerà Marcello Lippi. Infine Roma favorita al momento buono dal decreto Manzella, con l’assurda sanatoria in corsa ed extracomunitari pienamente impiegabili al momento buono.

La Roma è stata la squadra più forte, nessun dubbio. Doveva essere trasformata da Batistuta, lo è stata soprattutto dai gol provvidi di Montella, impiegato a spicchi di partita, e dalle fatiche oneste e preziose di Tommasi a centrocampo. Ma non ce la sentiamo proprio di parlare di ciclo giallorosso che si apre.

La Lazio incombe, sulla carta era e rimane la più forte, il suo limite possono essere nuovi problemi finanziari. La Juventus ha fatto molto con il non molto che aveva, ora si rinnoverà, dovrà spendere eccome. Possono e devono risorgere le sciaguratissime milanesi, con nuovi allenatori, un argentino all’Inter e un turco al Milan, con nuovi giocatori che comunque verranno pagati sempre troppo, e con il nuovo tentativo di Ronaldo di giocare in salute con maglia nerazzurra. Il Parma è sempre lì, vicino allo scudetto, gli manca forse soltanto quella che si chiama passione popolare, la massa che urla e che spesso fa pressione.

La gioia di Totti, dopo il gol contro il Parma; alle sue spalle, Candela.
La gioia di Totti, dopo il gol contro il Parma; alle sue spalle, Candela
(foto AP).

Dobbiamo anche dire che le tre prime squadre del campionato italiano sono squadre troppo connotate da stranieri. La Roma è soprattutto Argentina e Brasile, la Lazio è Argentina ed Europa dell’Est (e con nessun giocatore di colore, anche se il club combatte il razzismo di una sua curva), la Juventus è Francia di qualità se non anche di quantità, con l’immenso Zidane e adesso con Trezeguet al quale si vuole affidare pure il compito di fare scordare Filippo Inzaghi e di finalizzare nei gol il gioco ancora incompleto di Del Piero. Per fortuna che in giallorosso ci sono per la Nazionale anche i Del Vecchio, in biancoceleste i Nesta, in bianconero i Tacchinardi, con buoni loro compagni.

Altra considerazione: due delle tre squadre dominanti sono quotate in borsa, e la Lazio e la Roma, specie la prima, hanno spesso messo avanti tale situazione per allontanare o far diversificare provvedimenti punitivi, soprattutto nel caso dei passaporti falsificati, che secondo l’ultima "bestemmia" dovrebbero tener conto delle ripercussioni economiche che possono sollevare. Da questo punto di vista la Juventus, non in borsa e non implicata in nessun caso di passaporto falso e dunque di impiego di calciatore in posizione irregolare, sta meglio, sembra quasi una verginella in un mondo marpionesco.

Molto altro ci sarebbe da dire, in fatto di nuova geografia, anzi di nuova geopolitica, con il peso crescente delle romane (sono loro ad aver conquistato gli ultimi due scudetti). Ma incombe un altro campionato, che, presto bruciate ferie troppo brevi, comincia già il 26 agosto, per concludersi il 5 maggio del 2002, ad appena ventisei giorni dal via della Coppa del Mondo "bilocata" in Giappone e in Corea del Sud.

E saranno subito anche le Coppe europee: Roma e Juventus e (con i preliminari da disputare) Lazio e Parma in Champions league, Milan, Inter e Fiorentina in quella dell’Uefa. Le coppe fanno incassi, ma spesso i soldi se ne vanno in premi progressivi a calciatori che, già miliardari, possono presto diventare così ricchi da non aver più voglia di spendere la gioventù giocando a pallone.

g.p.o.


(foto AP).
   

Quando il 17 porta fortuna

È fatta! Anche se, da buon tifoso, ho trepidato fino alla fine. Non sono stati i gol di Totti, Montella e Batistuta a darmi la certezza. Ho capito che noi della Roma avremmo vinto il terzo scudetto quando, alle ore 17 di domenica 17, ho visto come primo giocatore inquadrato dalle telecamere il numero 17 di Damiano Tommasi. A me il 17 porta fortuna.

Al fischio finale, scatto dalla sedia. È scomoda, ma quello è stato il mio posto per 34 settimane di campionato. Sempre quello, nello stesso angolo della medesima stanza, di fronte all’identico televisore, con gli stessi compagni di gioie e di sofferenze. Esco e con la mia vetturetta mi immergo nel traffico del dopo partita. Un tripudio di bandiere, di sciarpe giallorosse, di grida al cielo, di motorini che sbucano festanti da ogni dove. Eppure, non riesco ad abbandonarmi alla pura allegria. Penso a quelli che erano con me sulle gradinate nella finale di Coppa Campioni, persa ai rigori col Liverpool, maggio 1984. E a quelli che con me divisero le lacrime dopo Roma-Lecce dell’era Eriksson. Curioso come dolore e gioia si misurino con due pesi e due misure.

Con l’auto attraverso schiere interminabili di tifosi festanti. Saluto. Strombazzo pure io. E capisco, all’improvviso, che questo è il primo scudetto multietnico. E non perché la squadra sia piena di campioni stranieri, adottati come figli dal quartiere Testaccio, mentre diciott’anni fa c’erano soltanto il tetragono Prohaska e il "divino" Falcao. Il fatto è che a sbattermi le bandiere giallorosse in faccia, mentre sono fermo al semaforo, sono alcuni bambini dal caschetto di capelli corvini, gli occhi di brace e i lineamenti filippini. Uno, il più sfacciato, mi squadra e urla a squarciagola: «Folza Loma!». La cosa mi provoca un piacere sottile.

Più che per lo scudetto, sono felice di aver schivato gli sfottò per l’eventuale mancata vittoria. È strano, ma la gioia, pur totale e appagante, non ha la stessa intensità della sofferenza per gli smacchi subiti. Forse è vero che quello per il pallone è un amore a tutti gli effetti. E, come ogni amore che si rispetti, finisce per chiederti e toglierti molto più di quanto possa mai riuscire a darti. Eppure, non possiamo non dirci innamorati.

Maurizio Turrioni

   

I "numeri" dello scudetto

La Roma ha conquistato il titolo di campione d’Italia totalizzando 75 punti in 34 partite, con 22 vittorie, 9 pareggi e 3 sconfitte; 68 le reti segnate, 33 quelle subite. Nel corso della stagione, i giallorossi hanno avuto 7 rigori a favore (5 realizzati) e 2 contro (entrambi messi a segno). Batistuta, con 20 reti, e Montella e Totti, con 13, i bomber giallorossi.
   

L’albo d’oro della Roma...

3 Scudetti: 1942, 1983, 2001; 7 Coppe Italia: 1964, 1969, 1980, 1981, 1984, 1986. 1991; 1 Coppa delle Fiere: 1961.
   

...e quello del mister

Fabio Capello (nato a Pieris, in provincia di Gorizia, il 18 giugno 1946) si conferma allenatore vincente, come dimostra il suo personale "albo d’oro" da tecnico, che comprende: 6 Scudetti: 4 col Milan (1992, 1993, 1994, 1996), 1 con il Real Madrid (1997) e 1 con la Roma (2001); 1 Coppa dei Campioni: 1994 (Milan); 1 Supercoppa europea: 1994 (Milan); 3 Supercoppe di Lega: 1992, 1993 e 1994 (Milan).

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