Il bilancio della stagione calcistica appena conclusasi

Non ci resta che piangere

di GIAN PAOLO ORMEZZANO
   
    

  Famiglia Cristiana n.25 del 24-6-2001 - Home Page

Passaporti falsi, doping, violenza: è successo di tutto nel campionato più irregolare di ogni tempo. E ora c’è il rischio di una vergognosa amnistia.

Il campionato più irregolare di ogni tempo si è permesso anche la comica finale: per i passaporti falsificati al fine di ottenere lo status di europeo comunitario soltanto multe e squalifiche ai giocatori, nessuna penalizzazione ai club. Questo almeno per la giustizia sportiva, un tempo severissima ed efficientissima. Se si considera che le squalifiche verranno ridotte in appello, se non addirittura amnistiate, nel segno della pace e della coesione, dal presidente federale che luglio dovrebbe finalmente darci dopo il lungo commissariamento di Gianni Petrucci presidente del Coni, e che i soldi delle multe per regolamento interno vengono divisi fra gli stessi club, la risata è d’obbligo. Le altre due maxi irregolarità fanno meno ridere. Si tratta del caso nandrolone, una novità, e della violenza, una storia vecchia, quasi un rito tremendo.

Il pessimismo doveroso, cosmico, sui destini del nostro sport re potrebbe anche evolversi in una considerazione ottimistica sull’immortalità del calcio: perché se neanche gli scandali di questa stagione lo hanno abbattuto, si deve pensare a una invulnerabilità, a una impunità che sono trasversali a ogni situazione sociale, politica, psicologica, ambientale. Ma la coscienza di tale forza può scatenare altre irregolarità, altre contraffazioni, altre illegalità.

Bisogna che il calcio protervo, quello che è arrivato addirittura a dire agli investigatori di andare piano con le loro inchieste, ai giudici (sportivi e non) di andare piano con le loro sentenze, perché si toccano interessi enormi, si influenzano le quotazioni in borsa, si offendono i sentimenti dei tifosi, venga colpito almeno dall’isolamento e dalla condanna morale. Sennò diventiamo tutti complici, tutti partners in crime, "soci nel crimine", per dirla come in Inghilterra, Paese che ha patito e risolto i nostri stessi problemi, e che esporta violenza casomai fuori dai suoi confini, fenomeno sempre brutto ma più controllabile.

I passaporti falsi hanno riguardato troppi giocatori di troppe squadre per non far pensare a un’organizzazione forte e a una forte volontà di approfittarne. Il fatto che anche altri Paesi patiscano questi problemi non deve consolarci: tra l’altro la Francia ha preso subito la via delle penalizzazioni ai club, mentre noi abbiamo prima giocato al gioco di fingere che i club non ne sapessero nulla (come se non ricavassero nessun vantaggio dal falso), poi abbiamo preteso di minimizzare il reato con la liberalizzazione che ha reso i calciatori extracomunitari impiegabili come i comunitari (ma restano la falsificazione di un documento, e il suo uso: una cosuccia da niente?). Casomai dovremmo riuscire a pensare che anche in questo caso si rischia di considerare soltanto la punta dell’iceberg.

Considerazione, quest’ultima, addirittura doverosa nel caso del nandrolone, che molto, ma molto probabilmente, è stato assunto da tanti, non soltanto dalla decina di identificati da controlli non vasti e chissà quanto poco profondi, considerando le vecchie usanze del laboratorio romano a essi addetto e i pochi soldi a disposizione per esami complessi, delicati, sofisticati.

Il nandrolone si è sicuramente mimetizzato, con formule misteriose o in assenza di formule, negli integratori, che su molti tavoli di spogliatoio erano e forse sono ancora a disposizione di tutti, in dosi da dinosauro (e c’è chi spiega certi cali atletici vistosi di fine torneo con la paura e quindi il ripudio dei soliti "aiuti" chimici, per timore di nandrolizzazione involontaria).

Naturalmente ogni giocatore, ogni club scoperto in fallo tiene una spiegazione particolare, una controanalisi di fiducia per sostenere la propria innocenza. I due calciatori più famosi fra i colpiti, Couto, portoghese della Lazio, e Davids, olandese della Juventus, hanno anche tirato in ballo i loro "soggiorni" presso le rispettive squadre nazionali, dove, chissà come, erano farcite le polpettine che venivano portate in tavola.

Ma intanto è legittimo pensare che chi è sfuggito alla nandrolizzazione può: a) essere stato fortunato, cioè non sorteggiato per i controlli; b) essere stato salvato da controlli scarsi; c) essere stato privilegiato da assunzione di prodotti egualmente dopanti però meglio mascherabili; d) essere stato privilegiato dal poter accedere alla scoperta e alla disponibilità – il ciclismo insegna – di prodotti che i controllori non conoscono ancora.

Infine, per completare il giretto allegro e drammatico nella galleria delle novità, la violenza: nel senso che in occasione di Napoli-Roma, penultima giornata, essa si è evoluta e ampliata in fenomeno di massa, così che non tanto ci si è sdegnati per la guerriglia dopo un pareggio, quanto ci si è "fantapreoccupati" pensando a cosa sarebbe accaduto in caso di Roma vittoriosa o di Roma sconfitta, dunque di romanisti troppo festanti o troppo disperati in una Napoli troppo disperata (la retrocessione) o troppo euforica (la salvezza).

La tragedia sfiorata, nel senso anche di uno o più morti, ha persino portato all’idea "rivoluzionaria" di far pagare ai club i danni causati dai loro sostenitori, senza addossare alla collettività le spese della pazzia, della violenza. Ma magistratura e forze dell’ordine sono ormai disarmate di fronte all’ampiezza e alla terribilità "organizzata" del fenomeno, intanto che i club sono "fisicamente" nelle mani dei tifosi violenti. Proprio non ci resta che piangere, o ridere quando ci invitano a tener presente che "il calcio è soltanto un gioco".

Gian Paolo Ormezzano

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