POLITICA - La Lega Nord alla prova del Governo

PADANO O ROMANO?

di FRANCESCO ANFOSSI
  

   Famiglia Cristiana n.25 del 24-6-2001 - Home Page

Doppio linguaggio. Doppio giuramento. Doppio abbigliamento. Il leader del Carroccio, neoministro delle Riforme e della devolution si trova in equilibrio sul filo sospeso tra movimentismo e moderatismo. Fino a quando? E che faranno i suoi alleati di Governo?

Il nuovo Umberto Bossi double-face lo si può percepire fin dall’abbigliamento. Alla diciottesima Pontida, l’annuale kermesse dei duri e puri della Lega Nord, si è presentato in abito scuro, ma senza cravatta e con camicia e fazzoletto verde, con un tocco di sole delle alpi sul bavero della giacca. Non si sa se ispirerà la nuova collezione autunno-inverno. Quello che appare chiaro è la difficoltà da parte del neoministro per le Riforme e la devolution di far quadrare Governo e pulsioni secessionistiche, istituzioni e miti leghisti come il dio Po e le ampolle del Monviso (citate a Pontida, non a caso), Parlamento romano e Parlamento di Mantova, Palazzo Chigi e Governo di Venezia. Anche il linguaggio riflette questa ambiguità: «Ho giurato davanti al presidente della Repubblica da padano». Oppure: «Le camicie verdi non sono riportabili nel novero del pericolo concreto ma del pericolo astratto derivante dalla libera manifestazione di pensiero».

A Pontida Bossi ha inaugurato anche una nuova forma di pendolarismo: «Passerò tre giorni a Roma e tre, quattro giorni in Padania». Un pendolarismo che potrebbe essere esteso al popolo del Carroccio: «Ci sarà bisogno del vostro sostegno, verrete a Roma con noi, nei momenti difficili».

La folla di militanti radunata nel prato dove si svolge l’annuale manifestazione della Lega Nord.
La folla di militanti radunata nel prato dove si svolge
l’annuale manifestazione della Lega Nord
(foto AP)

Nell’azione e nei pronunciamenti di Bossi, negli ultimi giorni, si è visto di tutto e il suo doppio: doppio giuramento, doppio linguaggio, doppie strategie, doppia lettura degli avvenimenti politici. Un equilibrismo senza rete sul filo sospeso tra moderatismo e movimentismo che promette di andare avanti per molto.

Bossi a Pontida ha cercato di rassicurare «i duri e puri che si sono chiamati fuori», quella parte di elettori leghisti che ha negato il suo voto o che non si sente per nulla rassicurato dall’alleanza con Berlusconi. «Vi riconquisteremo con i fatti», ha promesso Bossi entrando nel Governo, come un gladiatore nell’arena di Palazzo Chigi. Ma di fatti finora se ne sono visti pochi. Quel poco che si sa lo ha annunciato il capo di gabinetto del ministero, Francesco Speroni, già ministro delle Riforme all’epoca del primo Governo Berlusconi. A quel tempo Speroni aveva predisposto un modello di riforma costituzionale che prevedeva, tra l’alto, l’abolizione del Concordato e l’istituzione della pena di morte. Quel modello è finito nel dimenticatoio. Il nuovo progetto di revisione costituzionale in chiave devoluzionista prevede però novità altrettanto eclatanti. Lo ha spiegato lo stesso Speroni in alcune interviste: trasferimento alle Regioni (che avranno pieni poteri e completa autorità legislativa) delle competenze e dei finanziamenti in tema di sanità e istruzione, nuovi corpi "concorrenti" di polizia locale, «tipo i ranger texani». E i ministeri della Sanità e dell’Istruzione? «Per me», ha spiegato il capo di gabinetto, «potrebbero tranquillamente essere soppressi, anche se mi rendo conto che è un’opinione un po’ estrema».

Le opposizioni hanno già gridato allo scandalo, invocando la Costituzione. Ma ancora non è dato di sapere come la pensa Berlusconi, il quale, a detta di Bossi, si è finora comportato con pragmatismo brianzolo: «Il Cavaliere mi ha detto: "Non rompete le scatole, fatele queste benedette riforme"». Bossi inoltre ha come unico sottosegretario l’azzurro Aldo Brancher, fedelissimo di Berlusconi, nominato presumibilmente su quella poltrona nel ruolo di pompiere. «Il difficile comincia adesso: faremo una vera e propria rivoluzione con gli strumenti della politica», ha annunciato il senatur.

Bossi nell’occasione del giuramento da ministro per le Riforme e la Devoluzione.
Bossi nell’occasione del giuramento da ministro per le Riforme
e la Devoluzione
(foto Reuter).

Un progetto che non si ferma al suo ministero, ma che coinvolge i due importanti dicasteri con portafoglio in mano al Carroccio. Il primo è quello del Lavoro, ribattezzato ministero del Welfare, guidato dal fedelissimo Bobo Maroni. «La Lega», ha sintetizzato Bossi, «non toccherà le pensioni del popolo padano conquistate col sudore della fronte. Attueremo una politica di difesa della famiglia favorendo l’istituzione di asili nido in tutte le fabbriche».

Ma le novità più dirompenti potrebbero arrivare dal ministro della Giustizia, Roberto Castelli. Questo giovane ingegnere, esperto di infrastrutture, ha annunciato l’intenzione di smantellare il vecchio codice fascista Rocco, soprattutto per quel che riguarda i reati di vilipendio alla bandiera e di attentato all’unità nazionale. E qui, in Casa Delle libertà, i problemi si fanno più complessi. Come reagiranno il premier Berlusconi e il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, segretario di un partito, Alleanza nazionale, che all’unità e alla bandiera ci tiene, e non poco?

Bossi ha rivendicato il suo potere di veto in sede di fiducia al Governo e promette di non fermarsi: «Vedrete, fin da subito, l’azione arrembante del Governo», ha promesso al popolo leghista. Come risponderanno all’arrembaggio Berlusconi e Fini?

Francesco Anfossi

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