E da allora questo luogo di pietre e sole è diventato
una delle località più famose nel mondo della devozione popolare e le
presunte apparizioni sono passate alla storia per la loro frequenza e
intensità come prima mai era accaduto. Eppure la vicenda di Medjugorje è
controversa e vent’anni dopo appare un nodo inestricabile.
La Conferenza episcopale jugoslava aveva provato a
scioglierlo nel 1991 con la "Dichiarazione di Zara": «Non è
possibile affermare che si tratti di apparizioni o rivelazioni
soprannaturali». Ma nulla è cambiato. Quindici milioni di pellegrini
sono saliti sulla Collina delle apparizioni. E il piccolo villaggio di
Medjugorje, che con altri forma la parrocchia di San Giacomo, è diventato
una città, alberghi e negozi, strade nuove e ville.
Solo la chiesa è rimasta quella che era: parrocchia di
San Giacomo appunto. Non è un santuario, non è ammessa, dal vescovo di
Mostar dalla quale dipende, monsignor Ratko Peric, alcuna devozione
particolare. Nemmeno sono ammessi pellegrinaggi ufficiali.
Il segretario della Congregazione vaticana per la
dottrina della fede, il vescovo Tarcisio Bertone, in una lettera a un
vescovo francese che gli chiedeva come comportarsi, ha scritto nel 1998: «La
Congregazione ritiene che sono permessi i pellegrinaggi privati, a
condizione che non siano considerati come un’autentificazione degli
avvenimenti in corso, che richiedono ancora un esame da parte della Chiesa».
La Santa Sede non ritiene di tornare alle origini dei fatti. Fino al 1991
fa testo la "Dichiarazione di Zara" sulla natura delle
apparizioni. Ma, dal momento che i veggenti continuano a dar conto di
apparizioni, il Vaticano ha chiesto ai vescovi della Bosnia di indagare
ancora.

In primo piano, la chiesa
parrocchiale di San Giacomo.
Nel 1985 il parroco del tempo tolse una statua della Madonna di Lourdes
per sostituirla con quella di Medjugorje. Il vescovo fece rimettere la
statua di Lourdes.
Quando qui c’erano solo vigne e campi
Peppino Capuani qui ci viene dal 1981. È il titolare di
un’azienda di trasporto di Pescara. Portava pellegrini a Loreto, a
Pompei, nei santuari mariani d’Europa. Un prete gli parlò di Medjugorje:
«Venimmo che qui non c’era nulla. Il ponte sul torrente all’entrata
del villaggio era talmente stretto che se non stavi attento incastravi il
pullman. Attorno alla chiesa c’erano solo vigne e campi di tabacco.
Ricordo ancora un vecchio con la tinozza della birra che per un paio di
dinari ti riempiva un boccale con il mestolo. La gente ci ospitava nelle
case, quattro, cinque per stanza. Lasciavo il pullman lungo la strada e
venivano a prenderci con i carretti tirati dai cavalli. Mi chiamavano
"Andreotti" o "mafioso". Ma era un modo affettuoso di
dire».
Il pellegrinaggio, tutto compreso, costa 400 mila lire a
testa: partenza il venerdì pomeriggio, ritorno lunedì mattina. A
Medjugorje vengono da tutto il mondo: americani al primo posto, poi gli
italiani, i croati, gli austriaci, tanti coreani negli ultimi tempi. Non
ci sono statistiche precise, ma sono venuti in vent’anni un centinaio di
vescovi e qualche cardinale. La Santa Sede deplora, ma la curiosità e la
devozione sono più forti.
Tre croci sulle rocce delle apparizioni
In cima, sulla Collina delle apparizioni, le folle hanno
calpestato la bassa vegetazione di spini. I piedi hanno levigato qui e là
anche i sassi. Si sale e la prima croce è di legno azzurra. Indica il
luogo dove il 26 giugno la Gospa ha parlato a Marija, una delle
ragazze che era corsa un po’ più avanti. Fin qui tirano su a braccia
anche gli ammalati in carrozzella. Più avanti non possono andare: troppo
pericoloso. Più avanti bisogna arrampicarsi. Sale un gruppo di suore a
piedi scalzi.
La folla è grande. È domenica pomeriggio e da vent’anni,
ogni domenica, si tiene la Via Crucis. Il silenzio è intenso, la
devozione stupefacente. In cima ci sono tre grandi croci. I bambini hanno
detto che la Madonna era un po’ alta sulle rocce, i piedi nascosti da
una nuvola. I segni della pietà popolare sono ovunque, mancano solo i
ceri, che è vietato accendere per via della secchezza del clima e del
vento caldo, che spazza le colline dell’Erzegovina. Una donna piange,
alcuni giovani si prostrano a terra.
Ai piedi delle croci e ovunque tra i sassi sono infilati
biglietti con preghiere scritte in tutte le lingue, come al Muro del
pianto a Gerusalemme. Prima di scendere, molti pellegrini riempiono di
terra e di sassi vari recipienti. La sera, insieme agli oggetti acquistati
nei negozi, andranno a farli benedire nella chiesa di Medjugorje.
La
parrocchia è retta dai francescani. E sono i francescani di Erzegovina i
più devoti alla Madonna di Medjugorje. Tra loro e la diocesi di Mostar
tuttavia da oltre vent’anni è in corso una disputa circa il possesso di
alcune parrocchie. I francescani furono gli unici sacerdoti a restare nei
Balcani durante il dominio turco. La gente li chiama ancora
"zii". Dopo il ritorno del clero secolare, alcune parrocchie
vennero lasciate dai frati, altri si rifiutarono di farlo. A metà degli
anni ’70 un decreto di Paolo VI cercò di mettere ordine. Ma alcuni
frati in Erzegovina disubbidirono. Due di loro nel 1980 vennero sospesi a
divinis.
La Madonna di Medjugorje appare l’anno dopo, proprio
in una parrocchia francescana. In tutti questi anni qui si è
faticosamente cercato di non intrecciare le due questioni. Ma i vescovi di
Mostar, prima monsignor Zanic e poi monsignor Peric, e anche la Santa
Sede, ritengono che non sia possibile, e che il conflitto, che negli
ultimi vent’anni si è acuito, sia per lo meno un’interferenza che
connota le apparizioni. Al punto che una delle veggenti, Vicka, una volta
ha riferito che la Madonna ha preso le difese dei frati sospesi a
divinis contro la decisione del vescovo.

Il cartello alle porte del paese con
il divieto per i carri armati e la gente con il fucile.
I francescani ribelli e il falso vescovo
La disputa, a maggio, si è trasformata in un "atto
scismatico": i frati che occupano abusivamente alcune parrocchie non
lontano da Medjugorje hanno fatto amministrare oltre mille cresime da un
falso vescovo, Srecko Novak, fuori dalla comunione cattolica, ex membro
della setta protestante dei "Vecchi cattolici". In tutto sono 40
i francescani dell’Erzegovina ai quali la diocesi di Mostar ha tolto la
facoltà di confessare. Dice padre Ljubo, uno degli otto frati che operano
a Medjugorje: «Tutti si nascondono dietro Medjugorje. Ma se Medjugorje è
di Dio, nessuno la distruggerà, neppure gli scandali contro lo Spirito
Santo e l’unità della Chiesa».
Il parroco, da nove mesi, è padre Ivan Sesar: «Non
voglio entrare nelle dispute. La Chiesa si pronuncerà. Io metto in
guardia dal pericolo del materialismo che ruota attorno a Medjugorje e mi
occupo della pastorale per i pellegrini. Anche i veggenti per me sono
parrocchiani come gli altri. E neppure voglio occuparmi delle guarigioni.
Ci limitiamo a raccogliere la documentazione. Ciò che mi interessa sono
le conversioni, che vedo numerose a Medjugorje». La maggior parte dei
pellegrini non sa nulla di tutto ciò. Pregano, mentre su Medjugorje si
attende una decisione inequivocabile.
Alberto Bobbio