Nella regione stanno per essere distribuiti 43 mila miliardi di appalti

Benvenuti nell’Isola del tesoro

   di DELIA PARRINELLO
  

   Famiglia Cristiana n.25 del 24-6-2001 - Home Page

Per la prima volta da mezzo secolo in Sicilia si profila un gigantesco rilancio economico. Ma i vecchi problemi, dalla mafia alla disoccupazione, restano.

E alla fine, chi vincerà, sarà il presidente di una Sicilia ultima della classe per una serie di parametri, ma carica di promesse miliardarie. E con il motore più che mai pronto a partire.

Nell’Isola infatti stanno per arrivare i 43 mila miliardi annunciati da Berlusconi per le opere infrastrutturali, i 18 mila miliardi di Agenda 2000, gli investimenti per i Patti territoriali. Insomma: chi vince sarà il presidente di un’Isola del tesoro. È la stessa Isola che lo scrittore Vincenzo Consolo ha definito "servile" per la schiacciante vittoria del Centrodestra alle politiche. Che ha un tasso di disoccupazione del 24 per cento (contro il 10 del resto d’Italia e il 21 del Sud, tranne Ragusa, con il 14, e Trapani, che sfiora il 16 per cento). L’Isola con la palla al piede di 60 mila precari (12 mila a carico dello Stato, il resto li paga la Regione) e di 45 mila forestali (di cui ventimila lavorano solo due mesi l’anno). La stessa dove il controllo di Cosa nostra permane capillare nel territorio, nell’acqua per le campagne e negli appalti, nel pizzo richiesto a quasi tutti i commercianti. È la Sicilia dell’abusivismo dilagante sulle coste, dove sono 15 mila le case a meno di 150 metri dal mare, dove ogni anno si costruiscono 4.500 immobili abusivi e dove la "guerra dei Templi" ad Agrigento, che ha visto le ruspe dello Stato contro gli abusivi, si è conclusa con la vittoria del sindaco Calogero Sodano, condannato proprio per abusivismo, ma che il 13 maggio ha trionfato nella corsa al Senato.

La Sicilia da Far West di Gela, dove fino a questa primavera di notte si incendiavano decine di auto anche per liti condominiali, "punizioni di quartiere". Ma è anche la Sicilia che nel rapporto Bankitalia 2001 ottiene un buon certificato di miglioramento: l’economia cresce, il prodotto interno lordo è aumentato del 2,5 per cento, l’occupazione ha avuto un incremento dell’1,8 nel 2001 rispetto al 2000. Un’Isola che marcia quella presentata la settimana scorsa nel rapporto del direttore della Banca d’Italia Emanuele Pluchino. New economy in prima fila, con circa cinquemila posti di lavoro nei call center, e il boom delle esportazioni in settori a sorpresa, dei prodotti elettrici e di precisione (71,9 per cento) e dei prodotti chimici (57 per cento): è il segnale positivo che arriva dal distretto industriale dell’Etna Valley e dalle grandi industrie dell’elettronica nel Catanese.

Ma il vero business siciliano è il turismo, in crescita del 9,3 per cento. E a beneficiarne è soprattutto Palermo che, secondo gli analisti di Bankitalia, «ha confermato una sempre maggiore capacità di attrazione legata al miglioramento della sua immagine come città d’arte e di cultura».

Palermo e Catania, ma anche il centro dell’Isola. «Qui, fra Caltanissetta, Enna, Siracusa, è avvenuto qualcosa di più durevole». Franco Pisa è a capo del Patto territoriale di Caltanissetta e parla di un balzo sorprendente: «Nel 2000 i dati Istat collocano Caltanissetta al primo posto fra le città italiane per le esportazioni in Italia e all’estero: in due anni abbiamo investito 200 miliardi, esportiamo abbigliamento e siamo i primi in Italia. Il nuovo Governo si renda conto che la Sicilia non può impazzire nelle difficoltà burocratiche, il mondo vola e anche noi vogliamo farlo».

«Volare è un obbligo che la nuova amministrazione deve assumersi». Franco Piro, ex assessore al Bilancio del Centrosinistra, dice che la vera prova che attende il nuovo Governo, la sfida sul destino economico dell’Isola, è nella spesa dei fondi europei di Agenda 2000: «Entro dicembre 2002, fra un anno e mezzo, la Regione deve certificare 3.500 miliardi di spesa, ossia avviare i progetti, bandire le gare, appaltare le opere, aprire i cantieri. I tempi sono strettissimi».

Spendere subito e rispondere alle attese degli industriali che presentano un dossier ai candidati. La Sicindustria di Pippo Puglisi e l’Assindustria palermitana di Giuseppe Costanzo dettano le regole del rilancio economico: semplificare le norme, stop a nuove forme di assistenza, soluzione del precariato. E poi servizi, acqua, ferrovie, strade, collegamenti aerei.

Dalla Confindustria, Francesco Averna, imprenditore nisseno e consigliere per il Mezzogiorno, chiede «una parola chiara dai candidati contro il precariato, anche se fa perdere voti. Ma se si continuano a dare elemosine legalizzate non si va da nessuna parte».

Grande attesa della svolta. Mentre a Palazzo dei Normanni un Parlamento lascia e un altro ne arriva. Novanta deputati che, in cinque anni, hanno formato cinque Governi, alternativamente di Centrodestra e di Centrosinistra e, in sessanta, almeno una volta sono passati da un partito all’altro. Fuori dal Palazzo la Sicilia guarda avanti ed è caricatissima. Per la prima volta nell’ultimo mezzo secolo si profila una carburazione economica. Il nuovo presidente deve solo salire e accendere il motore.

Delia Parrinello

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