PROTAGONISTI - Incontro con la Loren, che sta girando un film per la regia del figlio

Tutti gli uomini di Sophia

di GIGI VESIGNA
  

   Famiglia Cristiana n.28 del 15-7-2001 - Home Page

Ne ha viste tante, nella sua lunga carriera. Ma non le era mai capitato di essere al tempo stesso attrice e mamma. Adesso c’è Between strangers, che Edoardo sta ultimando. Lei ha interpretato una piccola parte, ma non si era mai emozionata così.

«Quando ho sentito Edoardo da dietro la macchina da presa pronunciare le magiche parole che fanno nascere un film, "motore, ciak, azione", mi sono commossa. In quel momento non mi sentivo un’attrice ma solo una mamma. Poi, quando ho cominciato a recitare, io e mio figlio eravamo due colleghi, tutto è filato liscio!».

La voce un po’ spezzata dalla commozione, Sophia Loren rievoca così il primo ciak di quello che, per lei, è il centesimo film e per suo figlio il primo da autore e regista. Si gira in Canada, il titolo è Between strangers (che può tradursi letteralmente "Tra nemici", ma anche "Tra estranei") e Sophia, che ha affidato la produzione italiana a Elda Ferri, la produttrice di Benigni, s’è ritagliata anche un ruolo come attrice accanto al premio Oscar Mira Sorvino e Deborah Hanger, e in un piccolo ma incisivo ruolo ci sono anche l’amico Gérard Depardieu e Klaus Maria Brandauer.

Coprodotto da Mediatrade e destinato a Canale 5, Between strangers è la storia di tre donne i cui destini si intrecciano quando decidono di fare un bilancio. Sophia, in particolare, sarà una donna non più giovane, prigioniera di un matrimonio senza amore.

La Loren che incontro, in una splendida suite di un albergo di Gallipoli, è in forma smagliante e sprizza orgoglio per Edoardo che debutta dietro la macchina da presa, ma anche per l’altro figlio, Carlo, che è diventato un eccellente direttore d’orchestra.

«Per me», dice, «la famiglia è tutto. Quand’ero piccola, con mia mamma e mia sorella Maria, sentivo molto la mancanza della figura paterna. Così ho sempre pensato che, da grande, avrei voluto una famiglia mia, unita e compatta. Ci sono riuscita e appena posso, da Ginevra, dove abito, prendo un aereo e vengo in Italia per stare con mia sorella, i miei nipoti e i miei pronipoti... Del resto l’Italia l’ho sempre nel cuore».

Sul set di Francesca e Annunziata della Wertmüller.
Sul set di Francesca e Annunziata della Wertmüller (foto Olympia).

Quando Sophia nomina la sorella Maria, scatta un flash nella mia memoria e ricordo il giorno in cui l’ho incontrata per la prima volta. È il 3 marzo 1962 e, a Predappio, Maria Scicolone sposa Romano Mussolini; la testimone di nozze è Sophia ma l’avvenimento, anche per la presenza di Donna Rachele, la vedova del Duce, richiama la stampa di tutto il mondo. Il direttore del mio giornale mi spedisce a Predappio per raccontare la cronaca delle nozze. È un delirio, non si trova un posto letto neanche a decine di chilometri di distanza. Impietosisco il proprietario di un bar che, la notte prima, mi fa dormire sul bigliardo. All’alba raggiungo la chiesa e riesco a occupare una posizione decente ma poi, a matrimonio concluso, un ristrettissimo gruppo di invitati va al ricevimento nuziale a Villa Carpena, dove abita Donna Rachele. La villa è circondata da una cancellata. Provo a scavalcare, non so come arrivo all’ingresso, suono il campanello e... mi viene ad aprire proprio lei, Sophia. Forse pensa sia un amico dello sposo, o qualcuno arrivato in ritardo, fatto sta che, unico giornalista, mi aggiro tra gli invitati, parlo con gli sposi, chiacchiero con Sophia, faccio amicizia con Donna Rachele. Mando il mio fotografo e lo scoop è fatto.

  • Sophia, in questi giorni ricorre il centenario della nascita di Vittorio De Sica. Un ricordo, un pensiero, un’emozione...

«Un amico caro e il mio grande maestro. Non ho frequentato scuole di recitazione perché non potevo permettermelo, per vivere a Roma interpretavo fotoromanzi, ma volevo fare l’attrice, quindi tutto quello che ho imparato lo devo a Vittorio e se ho fatto qualcosa nella vita è stato merito suo».

  • Il periodo dei fotoromanzi è quello che precede il debutto nel cinema. Il suo nome d’arte era Sofia Lazzaro e sulla scelta circola una leggenda...

«È tutto vero: mi chiamavo Scicolone e non potevo apparire con quel cognome, così un giorno si riuniscono quelli della produzione per "battezzarmi". Molte proposte, nessuna soddisfacente. A un certo punto un elettricista che lavorava lì attorno grida: "Chiamatela Lazzaro, non vedete che fa risuscitare i morti..."».

Da quel momento la carriera accelera: comparsa nel 1950 in Quo Vadis?, un anno dopo interpreta Cuori sul mare come Sofia Scicolone; Totòtarzan come Sofia Lazzaro e, lo stesso anno, diventa Sophia Loren interpretando È arrivato l’accordatore con Walter Chiari, e Luci del varietà diretto da Lattuada e Fellini.

  • Donna, attrice, madre, da quale angolatura si guarda meglio il mondo?

«Da quella di mamma. Io non avevo il padre e l’ho voluto per i miei figli. A un certo punto della mia carriera, dopo l’Oscar per La ciociara, nel 1960, ho deciso che era il tempo di avere un figlio. Sono nati Carlo, nel 1968, ed Edoardo nel 1973, e finalmente mi sono sentita realizzata come donna».

  • A smettere di recitare non ci ha mai pensato?

«Nel cuore c’è sempre un angolino per il cinema, ma per convincermi devo trovare un ruolo adatto all’età o al temperamento...».

Il prossimo appuntamento con l’attrice Loren è all’inizio di stagione su Canale 5 con Francesca e Annunziata diretto da Lina Wertmüller, ma è già in cantiere il progetto per un nuovo film televisivo. Per ora tutti i pensieri di Sophia abitano in Canada, dove Edoardo sta ultimando Between strangers. E lei resterà sul set sino all’ultimo ciak, anche se, la sua parte, l’ha già finita da un pezzo.

Gigi Vesigna

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