In famiglia.
      

GLI "ORIENTAMENTI PASTORALI" DEI VESCOVI

La sfida del Vangelo
nel mondo che cambia

        

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Comunicare agli uomini di oggi la parola di Dio: questo il compito delle nostre comunità. Ma come? Una riflessione di monsignor Franco Peradotto, rettore della Consolata di Torino.

«Il successo del nostro ministero pastorale non può essere misurato in termini di organizzazione burocratica o di dati statistici: la santità ha altri criteri di misura... Le immense sfide davanti alle quali ci troviamo sono anche grandi opportunità per l’ora presente». Così ha detto il Papa ai 450 nuovi vescovi riuniti a Roma all’inizio di luglio per le "Giornate di studio" organizzate dalla Congregazione dei vescovi.

Negli stessi giorni, i vescovi italiani rendevano noti gli "Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000" sotto il titolo tematico: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. È su di esso che si stanno concentrando, a partire dai campi estivi per i giovani, gli operatori pastorali, i settori particolari delle singole diocesi, gli interessi e le domande sull’essenziale di questo documento amplissimo (68 punti ulteriormente suddivisi per argomenti distinti).

Perché l’interesse immediato? Chi vive il cammino delle diocesi e delle parrocchie sa che, al rientro dalle ferie, nelle prime settimane di settembre vengono presentati progetti, piani, "lettere", bollettini e calendari per il prossimo anno. Qualcuno suggerisce anche di adottare calendari che, pur rispettando quello liturgico che parte con l’Avvento, utilizzino i mesi autunnali come prospettici del cammino delle comunità, che ormai partono dalle settimane di settembre per concludere le attività pastorali nel mese di giugno.

Ecco allora un suggerimento concreto (sono le ultime parole del testo della Cei): «Come dare forma, in ognuna delle nostre diocesi, lungo il prossimo anno, anche a un "evento ecclesiale" che favorisca largamente il coinvolgimento delle nostre comunità nei propositi espressi dal Papa nella lettera apostolica Novo millennio ineunte e da noi vescovi di questi orientamenti pastorali»? È un bel compito per "vacanze pastorali".

La vita dei cristiani, sintetizzata nella parte conclusiva sotto il titolo Una vita in comunione, riprende l’intera tematica attorno a due orientamenti: "Una Chiesa di discepoli e di inviati"; "Una Chiesa: casa e scuola di comunione". Non si costruiscano piani e progetti senza essere «i primi ad ascoltare assiduamente la Parola di Dio, a lasciarci permeare della sua grazia, a convertirci instancabilmente". Il termine "scuola" spesso ripetuto nel documento va inteso, però, biblicamente (anche nel metodo, che non deve ispirarsi alle scuole di ogni ordine e grado o alle università). Per noi, il maestro è unico: «Gesù la via, la verità, la vita», inviato dal Padre, su cui occorre mantenere fisso lo sguardo seguendo il suo itinerario "feriale" come lo ha realizzato duemila anni or sono per stare in mezzo a noi: «Gesù ha conosciuto come ogni uomo le tappe della crescita fisica, psicologica, spirituale» (cfr. nn. 16-23).

Noi siamo associati alla sua missione, che deve essere il modello della nostra presenza nel mondo come comunità-chiesa fino alla fine del mondo. Noi siamo accompagnati dallo Spirito Santo, che da Pentecoste nel Cenacolo interviene nella Chiesa in mille maniere: da quelle sacramentali (tutte da riscoprire e di cui essere coscienti, anche perché "storicamente" si rinnovano costantemente negli effetti e nei doni) a quelle strutturali.

La seconda parte del documento analizza La Chiesa a servizio della missione di Cristo oggi: tenendo conto della cultura del nostro mondo e mai dimenticando la trascendenza del Vangelo, donde quelle che i vescovi chiamano «la paradossalità del Vangelo», uomini come tutti gli altri, pienamente partecipi della vita nelle città e nelle società dei successi e dei fallimenti da cui il "desiderio di prossimità": incontro, dialogo, solidarietà, carità specie verso le varie forme (tutte) di povertà. Questo suscita speranza, ancora oggi, nell’attesa della condizione escatologica per tutti. È questa la "fede adulta", da vivere anzitutto nelle famiglie e comunicare alle nuove generazioni.

Lo schema per la verifica sul nostro "oggi", perché sia sempre "l’oggi di Dio", è nelle indicazioni per una "agenda pastorale" che è un ottimo "test attitudinale" per chiederci chi siamo, qui e ora.

E noi "comunicatori sociali" con i mass media cattolici, o presenti nei vari strumenti della comunicazione che cosa possiamo e dobbiamo fare? Non solo fare cronache, che pure sono importanti circa le varie situazioni e avvenimenti, ma essere ispiratori e sostegno critico della storia il cui Cristo e la Chiesa sono ogni giorno a servizio globale.

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