«Il successo del
nostro ministero pastorale non può essere misurato in termini di
organizzazione burocratica o di dati statistici: la santità ha altri
criteri di misura... Le immense sfide davanti alle quali ci troviamo sono
anche grandi opportunità per l’ora presente». Così ha detto il Papa
ai 450 nuovi vescovi riuniti a Roma all’inizio di luglio per le
"Giornate di studio" organizzate dalla Congregazione dei
vescovi.
Negli stessi giorni, i vescovi italiani rendevano noti
gli "Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000"
sotto il titolo tematico: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia.
È su di esso che si stanno concentrando, a partire dai campi estivi per i
giovani, gli operatori pastorali, i settori particolari delle singole
diocesi, gli interessi e le domande sull’essenziale di questo documento
amplissimo (68 punti ulteriormente suddivisi per argomenti distinti).
Perché l’interesse immediato? Chi vive il cammino
delle diocesi e delle parrocchie sa che, al rientro dalle ferie, nelle
prime settimane di settembre vengono presentati progetti, piani,
"lettere", bollettini e calendari per il prossimo anno. Qualcuno
suggerisce anche di adottare calendari che, pur rispettando quello
liturgico che parte con l’Avvento, utilizzino i mesi autunnali come
prospettici del cammino delle comunità, che ormai partono dalle settimane
di settembre per concludere le attività pastorali nel mese di giugno.
Ecco allora un suggerimento concreto (sono le ultime
parole del testo della Cei): «Come dare forma, in ognuna delle nostre
diocesi, lungo il prossimo anno, anche a un "evento ecclesiale"
che favorisca largamente il coinvolgimento delle nostre comunità nei
propositi espressi dal Papa nella lettera apostolica Novo millennio
ineunte e da noi vescovi di questi orientamenti pastorali»? È un bel
compito per "vacanze pastorali".
La vita dei cristiani,
sintetizzata nella parte conclusiva sotto il titolo Una vita in
comunione, riprende l’intera tematica attorno a due orientamenti:
"Una Chiesa di discepoli e di inviati"; "Una Chiesa: casa e
scuola di comunione". Non si costruiscano piani e progetti senza
essere «i primi ad ascoltare assiduamente la Parola di Dio, a lasciarci
permeare della sua grazia, a convertirci instancabilmente". Il
termine "scuola" spesso ripetuto nel documento va inteso, però,
biblicamente (anche nel metodo, che non deve ispirarsi alle scuole di ogni
ordine e grado o alle università). Per noi, il maestro è unico: «Gesù
la via, la verità, la vita», inviato dal Padre, su cui occorre mantenere
fisso lo sguardo seguendo il suo itinerario "feriale" come lo ha
realizzato duemila anni or sono per stare in mezzo a noi: «Gesù ha
conosciuto come ogni uomo le tappe della crescita fisica, psicologica,
spirituale» (cfr. nn. 16-23).
Noi siamo associati alla sua missione, che deve essere
il modello della nostra presenza nel mondo come comunità-chiesa fino alla
fine del mondo. Noi siamo accompagnati dallo Spirito Santo, che da
Pentecoste nel Cenacolo interviene nella Chiesa in mille maniere: da
quelle sacramentali (tutte da riscoprire e di cui essere coscienti, anche
perché "storicamente" si rinnovano costantemente negli effetti
e nei doni) a quelle strutturali.
La seconda parte del documento
analizza La Chiesa a servizio della missione di Cristo oggi:
tenendo conto della cultura del nostro mondo e mai dimenticando la
trascendenza del Vangelo, donde quelle che i vescovi chiamano «la
paradossalità del Vangelo», uomini come tutti gli altri, pienamente
partecipi della vita nelle città e nelle società dei successi e dei
fallimenti da cui il "desiderio di prossimità": incontro,
dialogo, solidarietà, carità specie verso le varie forme (tutte) di
povertà. Questo suscita speranza, ancora oggi, nell’attesa della
condizione escatologica per tutti. È questa la "fede adulta",
da vivere anzitutto nelle famiglie e comunicare alle nuove generazioni.
Lo schema per la verifica sul nostro "oggi",
perché sia sempre "l’oggi di Dio", è nelle indicazioni per
una "agenda pastorale" che è un ottimo "test
attitudinale" per chiederci chi siamo, qui e ora.
E noi "comunicatori sociali" con i mass media
cattolici, o presenti nei vari strumenti della comunicazione che cosa
possiamo e dobbiamo fare? Non solo fare cronache, che pure sono importanti
circa le varie situazioni e avvenimenti, ma essere ispiratori e sostegno
critico della storia il cui Cristo e la Chiesa sono ogni giorno a servizio
globale.
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