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Il
controllo della holding energetica da parte della cordata italo-francese
solleva dubbi. Uno inquieta più degli altri: alla fine i consumatori ne
avranno benefici? O pagheranno di più?
La complessa vicenda tra Fiat-Edf (Electricité de France) e Montedison (Me)-Mediobanca merita una riflessione, quale che sarà la cordata vincente. Italenergia, fondata da Fiat e Edf, ha il 52% di Me, quota conferita anche da banche (San Paolo-Imi, Banca di Roma, Intesa-Bci) e da altri soci. Essa ha lanciato un’Opa (Offerta pubblica di acquisto) sulle restanti azioni Me a 2,82 euro per azione. Mediobanca, che ha spesso salvato con Cuccia il capitalismo privato italiano, con altri azionisti ha il 30% circa di Me. Il confronto è dunque tra potentati industrial-finanziari una volta uniti (Fiat e Mediobanca), che presto potrebbero scontrarsi anche su altri fronti, a cominciare dalle Assicurazioni generali. L’interesse di un’Italia europea richiede però un altro metro di valutazione. Il primo aspetto è il risanamento di Me (una volta denominata Compart-Me), che nel 1993 era quasi al fallimento. Con la regia finanziaria di Mediobanca e il sostegno di altre banche creditrici, Me è stata risanata da un management di grande capacità guidato dall’amministratore delegato Bondi. Risparmi, cessioni, nuove strategie hanno reso adesso Me un valore. Il successo di Mediobanca e di Bondi per rifondare un’industria del Paese, salvando risorse professionali e tecnologiche, è evidente. Da qui nasce la strategia di Edison, controllata da Me, che nel 1993 fatturava 480 milioni di Euro, nel 2001 3.500, mentre l’obiettivo 2010 è di 10.000 milioni di Euro. La sua crescita nel settore elettrico e degli idrocarburi è notevole. Nel 1993, Edison lavorava quasi solo per Enel; nel 2001 ha il 15 per cento del mercato libero elettrico italiano e serve più di 2.000 imprese, privilegiando molto i consorzi delle piccole e medie. Negli idrocarburi (gas), la crescita è stata forte tramite accordi con Egitto, Russia, Libia, Qatar. Edison è adesso, anche per l’incorporazione di Sondel e l’acquisto di partecipazioni in municipalizzate, il secondo produttore di energia in Italia dopo Enel, con l’obiettivo di nuova crescita anche attraverso l’acquisizione di una delle società Genco che l’Enel vende. Nel contempo, si è sviluppata nelle multiutility (acqua, telefonia ecc.) Il secondo aspetto è la liberalizzazione del mercato dell’energia in Italia e in Europa. È noto come quasi tutti i Paesi continentali europei avevano un mercato dominato da un monopolista pubblico (in Italia Enel) ed è noto che si sono avviati processi di privatizzazione e liberalizzazione spinti dall’Unione europea per abbassare i prezzi ai consumatori finali. Il processo, che è andato abbastanza avanti in Italia, dove ha scadenze precise, non decolla in Francia dove Edf, la società energetica statale, è monopolista. Qui è il problema, perché è illogico che il monopolista statale francese entri nelle privatizzazioni di altri Paesi. Perciò il Governo italiano ha sterilizzato al 2 per cento la sua partecipazione in Me (pari al 20 per cento), e perciò Edf s’è rifugiata in Italenergia, conferendovi la sua partecipazione in Me. La questione "legale", che valuteranno anche le autorità di vigilanza sul mercato europeo e italiano, è se Edf non violi regole di concorrenza, privatizzazione, liberalizzazione. La questione "economica" è se Italenergia-Me sarà governata da soci che faranno investimenti energetici in Italia per ridurre i costi e aumentare l’efficienza a vantaggio degli utenti, o diverrà una filiale del colosso energetico statale francese e magari, come giustamente paventa l’Autorità per l’energia, l’altro soggetto del duopolio energetico italiano (con Enel), per vendere da noi l’energia prodotta in Francia quasi del tutto dal nucleare. Il quesito è aperto. Aspettiamo risposte. *Preside di Scienze politiche alla Cattolica di Milano |
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