di
Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini |
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IL VANGELO
DEL DIALOGO
MARIA DAVANTI
AI PASTORI Luca (2,16-21) C’è tutto un via vai di parole e di silenzi intorno al Bambino. Chi parla, e abbondantemente, sono i pastori; chi tace è la Madre; ci aspetteremmo forse il contrario: pastori ammutoliti dalla grandezza dell’avvenimento che li ha raggiunti nella loro notte e la Madre che parla dello specialissimo e unico Bambino che ha messo al mondo. Cominciamo dai pastori, gente allora non trattata con i guanti, anzi: avevano fama di poco di buono. Gente tenuta lontano, emarginata: e proprio loro sono i primi propagandisti. Sono arrivati, hanno visto il segno: una famiglia, Maria, Giuseppe e il Bambino, di cui gli angeli hanno detto: «Vi è nato il Salvatore». Chissà come hanno capito, chissà perché hanno accettato che l’ordinario (una famiglia) racchiuda in sé lo straordinario. Certe cose le conosce solo lo Spirito e noi, intendiamoci, non possiamo neanche immaginarcele. Fatto è che ne parlano tra loro, alimentano l’un l’altro lo stupore, incontrano altri e ne parlano: sembrano gruppi di famiglie (tra loro c’erano anche donne e bambini, ne siamo certi) che si passano parola. Par di udirli: abbiamo trovato il senso della nostra vita. Non possiamo tenercelo per noi. E così lodano il Signore, sono gioiosi, sono evangelizzanti. Ma questo è un grande incentivo per noi famiglie: se potevano farlo i pastori, possiamo farlo anche noi. Non occorre essere una famiglia perfetta per dire che abbiamo trovato la salvezza. Il Bambino può abitare nelle nostre malferme parole. Maria, invece, tace. E medita nel suo cuore: cioè, secondo l’etimologia del greco, "compone i pezzi" (P. Rota Scalabrini) dell’esperienza, degli eventi, della storia. È un’azione silenziosa, misteriosa, che scava in profondità per tenere insieme pezzi della vita altrimenti inspiegabili, che porterebbero al disfattismo del "qui non ci capisco niente", che equivale al "non c’è più niente da capire, è tutto un assurdo". Tentazione, come sappiamo sulla nostra pelle, a portata di mano. Pensiamo soltanto a questi due eventi: l’annuncio dell’angelo, che lei certo non poteva dimenticare, che le parla di un Figlio dell’Altissimo che sarà grande e Dio con noi, e una nascita così povera, senza onori, se non quelli della povera gente (i pastori) della campagna attorno. Ci vuole, per così
dire, un’unica cesta per tenere insieme con rispetto e fedeltà due dati così
stridenti, senza correre il rischio di buttarne via uno, di liquidarlo come non
vero. Questa grande cesta è il cuore di Maria. Chiedere alla Madre che ci aiuti
a preparare una simile cesta, è il miglior augurio che possiamo farci come
genitori, oggi, inizio d’anno.
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