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Già nel 1905, a soli due anni dalla fondazione, papa Pio X commentava così l’impegno dell’Unitalsi: «Di opere di carità ce ne sono tante, ma questa tutte le sorpassa, sicché può chiamarsi opera di carità per eccellenza e io invito tutti a lavorare per la prosperità di questa nascente Unione». Cento anni dopo l’associazione è più vitale che mai e segue i rivoli più diversi del tema conduttore della vicinanza alla sofferenza. «Tutto ha inizio con il pellegrinaggio», spiega il vicepresidente Salvatore Pagliuca, avvocato a Muro Lucano, che si occupa in particolare dei nuovi progetti. «Sono giorni speciali, in cui il cuore si apre più facilmente e diventa più semplice comprendere quali siano i bisogni profondi delle persone. Continuiamo a ripetere che il pellegrinaggio è il punto di partenza verso un impegno che dura tutto l’anno. Posti di fronte a un nuovo bisogno, non possiamo dire: "questo non ci riguarda"». Un giorno, ad esempio, capita che i responsabili dell’Unitalsi abbiano un incontro all’ospedale Bambin Gesù di Roma. Nel posteggio scorgono alcune persone che dormono nelle automobili. Chi sono? Mamme e papà di bambini ricoverati che provengono da altre regioni e non hanno i soldi per pagarsi la camera di un albergo. Che cosa decidono i "volontari del pellegrinaggio"? «Di organizzare il Progetto Bambini», spiega Pagliuca, «che si propone di aiutare le famiglie a risolvere problemi logistici di trasporto, di alloggio, di compagnia e anche di conforto grazie alla collaborazione con altre associazioni e alla convenzione con strutture di accoglienza. Un altro impegno per noi fondamen-tale è il Progetto Casa famiglia, per costituire nuclei in cui i disabili possano vivere in abitazioni adatte e fare una esperienza il più possibile vicina alla famiglia tradizionale, perché nessun sostegno specialistico o di supporto esterno può in realtà sostituirsi alle relazioni affettive importanti».
dei nuovi progetti organizzati dall’Unitalsi (foto MAX ROSSI). Ma nella vita delle persone non ci sono solamente i bisogni "primari". Anche una bella vacanza può diventare un diritto negato se l’accessibilità ai disabili rimane sulla carta, senza tramutarsi nello scioglimento delle difficoltà concrete. E allora, si chiama Progetto natura per tutti la collaborazione tra l’Unitalsi e il Wwf per mettere a disposizione di tutti "oasi accessibili per vivere le meraviglie della natura". «Abbiamo raccolto fondi», spiega Pagliuca, «per realizzare nuovi sentieri accessibili alle persone che hanno problemi di movimento, ma anche sensoriali, all’interno delle oasi del Cratere degli Astroni a Napoli e di Valle Averto a Venezia. Ora abbiamo l’obiettivo di formare guide volontarie e promuovere campi di avventura e altre attività del Wwf con i ragazzi handicappati». Il Progetto tutela dei disabili pare l’ovvio coronamento di tutta una serie di attività nate dall’intento di facilitare la vita di chi ha i problemi della quotidianità: «Durante i pellegrinaggi capita spesso che appena un malato scopre che uno dei barellieri, o delle sorelle che lo accompagnano, nella vita fa una professione legata al diritto, lo sottoponga a una lunga lista di quesiti sull’applicazione delle leggi. Da qui è nata la necessità di fornire informazioni sugli ausili, l’integrazione lavorativa, i sussidi, i ricoveri, l’assistenza e tutto quanto serve a migliorare la qualità della vita dei nostri amici». Non deve sorprendere che uno dei progetti sia dedicato al pellegrinaggio.
«Anche il primo fondamento del nostro carisma associativo», spiega Antonio
Diella, «merita un approfondimento per studiare nuove forme che non
escludono, ad esempio, l’uso dell’aereo, che non deve scandalizzare
nessuno se serve a eliminare il problema di un lungo viaggio, troppo
doloroso per alcuni».
Renata Maderna
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