![]() |
|
|
|
|
|
|
|
DOPO L’INCIDENTE DI APERTURA DEL NOSTRO SEMESTRE ALLA GUIDA DELL’UE SE L'ITALIA ESPORTA I SUOI PROBLEMI IN EUROPA L’"anomalia" del nostro presidente del Consiglio, che prima valeva solo per noi, adesso riguarda tutta l’Unione. L’interesse generale è che nessuno strumentalizzi ciò che è successo a Strasburgo. Dopo l’incidente di Strasburgo, l’onorevole Berlusconi ha cessato di essere un’anomalia solo per la politica italiana e lo è diventato anche per quella europea. Il nostro presidente del Consiglio, attualmente alla guida semestrale dell’Unione, dal momento della sua "discesa in campo" nel 1993/94 ha mostrato agli italiani un modo nuovo di fare politica, soprattutto dal punto di vista dei rapporti istituzionali. Ha promesso di riformare il sistema, rinnovandolo profondamente, e sta mantenendo la promessa, puntando innanzitutto al rafforzamento del ruolo del primo ministro, pensato in funzione della propria personalità; una personalità fuori degli schemi consueti, che si vuole al disopra delle leggi e delle consuetudini, senza remore di conflitti d’interessi o di scontri con gli altri poteri e ordini dello Stato, a cominciare naturalmente dalla Magistratura. L’opposizione è identificata con la "sinistra", con il "comunismo" e i suoi crimini, e quindi è da ritenersi delegittimata in partenza a governare. La critica è "complotto", offesa non solo al capo del Governo, ma all’intero Paese, visto che l’investitura è venuta dal popolo sovrano (una sovranità relativa: l’eletto – nel pensiero berlusconiano – può essere giudicato solo dai suoi pari, cioè dal Parlamento, ma il Parlamento è, sostanzialmente, la sua maggioranza). Questo valeva finora solo per l’Italia. Da mercoledi 2 luglio vale anche per l’Europa, per il suo Parlamento, per la sua opinione pubblica. Criticare il Governo italiano a proposito delle dichiarazioni del ministro Bossi sull’Europa, domandare a Berlusconi che cosa intenda fare sui problemi della Giustizia comunitaria (Procura e mandato d’arresto europei, riconoscimento reciproco dei documenti nei procedimenti penali transfrontalieri), ricordargli (sia pure con molta cattiveria) che senza l’immunità parlamentare europea egli non avrebbe potuto essere lì in quel momento, data l’inchiesta giudiziaria avviata circa la sua attività di imprenditore televisivo in Spagna, sono valsi al deputato socialdemocratico tedesco Schulz una filippica da cui tutto ciò che noi italiani sapevamo su Berlusconi è risultato palese e immodificabile a tutti i cittadini del continente: che attaccare lui significa attaccare l’Italia, che egli non è tenuto a dare risposte sul merito a nessuno, che la sua "ironia" è senza limiti, che "gli italiani sanno ridere delle tragedie", come i loro buffoni hanno dimostrato su altri palcoscenici («Se Arlecchin t’invola Colombina / ridi, pagliaccio, e ognun t’applaudirà… Ridi del duol che t’avvelena il cor»). Detto questo, scuse non ne offre a nessuno. Naturalmente questa rappresentazione della realtà ha un difetto: la realtà cambia e si fa beffe delle intenzioni degli uomini. Sia il semestre europeo con i suoi problemi (la Costituzione, i rapporti con gli Usa, il rischioso confronto fra l’asse Parigi-Berlino e quello nascente Londra-Roma-Madrid, l’ingresso di altre dieci nazioni nel 2004…), sia il seguito della legislatura italiana con le sue questioni urgenti (le pensioni, l’immigrazione, la scuola, l’occupazione…) metteranno a dura prova tutti quanti. Per gli italiani (e gli europei) l’interesse maggiore è che nessuno – maggioranza od opposizione – cavalchi l’incidente di Strasburgo per i propri scopi politici. Se sarà così, quell’incidente rifluirà nella storia come tanti altri che lo hanno preceduto nella costruzione dell’Europa unita, con i loro protagonisti: da Mendès-France (1954, il veto alla Ced) a Margaret Thatcher (l’antieuro). Il deputato Schulz: chi era costui? Beppe Del Colle
|
|