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Eva contro Eva? Peggio di
Adamo contro Adamo

 

 
Attualità.
di Renata Maderna


INCHIESTA

AMICHE O RIVALI?

Colleghe contro colleghe, madri contro figlie, sorelle contro sorelle: ebbene sì, qualche volta sono le donne a farsi guerra l’un l’altra, magari senza ammetterlo. Ma ora qualcuna comincia a dirlo, con ironia e grande prova di maturità.

Avviso per le lettrici: prima che il fastidio prenda il sopravvento e il senso di disagio vi spinga a girar pagina, stizzite anche soltanto dal collegamento verbale tra le parole "donna" e "guerra", fermatevi un attimo. Non avrete bisogno di un lungo sforzo di memoria e neppure di applicarvi al compito. Provate, semplicemente (la famosa mano sulla coscienza), a ricordare l’ultima volta che avete avvertito un senso di irritazione, anzi, di pura collera nei confronti di un’altra donna.

Stamane l’impiegata del sesto piano vi ha chiesto, immancabilmente ad alta voce, nell’ascensore gremito, se avete più saputo niente, dopo mesi, di quel ragazzo che «sarebbe stato di sicuro l’uomo della vostra vita». È la stessa che, scrollando la testa, alla macchinetta del caffè aggiorna quotidianamente i colleghi sullo stato della vostra vita di relazione, «senza spiragli di speranza». Ieri eravate uno straccio. Riepilogando: richiamo pubblico del vostro capo diretto, per dimenticanza da lui medesimo commessa; brutte notizie dall’ufficio mutui; "consiglio" della collega, eterna invidiosa, che vi ricorda come le magliette a righe stanno meglio alle meno formose. Avvilimento, prostrazione, sconforto. Come vi può essere venuto in mente di telefonare proprio a vostra madre, nella speranza di un po’ di conforto? È la persona che da contratto vi dovrebbe volere più bene di chiunque altro al mondo, ma potreste anticipare ogni sua parola: «Sei la solita. Sarai tu ad averne combinata una delle tue. Se non raccogli simpatia, è sicuramente perché hai sempre quell’aria arrogante... Poi, è chiaro, ti ho detto mille volte che righe e quadretti a te sono vietati. Meglio un bel golfino grigio».

Avete cinquant’anni superati, ma ormai è inutile sperare che con il sessantesimo compleanno finiate di essere l’eterna figlia bambina.

La finta ingenua che bamboleggia

Domenica avete incontrato l’uomo che da mesi occupa i vostri pensieri. Ne immaginate il viso ogni mattina svegliandovi e già vi viene da sorridere. Vi concentrate ogni sera sulla sua espressione dolce per sognarvela tutta la notte. Ma, quando ve lo ritrovate davanti, c’è sempre quell’eterna piagnina, la finta ingenua, che bamboleggia, sbattendo le ciglia, per mandare il suo messaggio di bisogno d’aiuto. A voi pare la scadente recitazione di una pessima attrice, ma alla povera vittima maschile fa tanta simpatia. Da questo punto di vista voi siete una perdente, una che va incontro alla vita a testa alta anche quando ti dà una sberla grande, una che piange chiusa in bagno, per regalare a tutti il più radioso dei sorrisi.

Ecco. Adesso siete pronte per affrontare un’inchiesta sulla rivalità femminile, tema finora insolito e negletto, messo in campo da qualche tempo da libri e interventi vari, e quest’anno approfondito con centinaia di esempi concreti in Donna contro Donna, Mondadori (che in inglese si intitola Woman’s Inhumanity to Woman, "La disumanità della donna verso la donna"), di Phyllis Chesler, esponente di punta del movimento statunitense per i diritti delle donne, docente di psicologia e fondatrice della Association for women in Psychology.

Un libro radiografia del lato oscuro dell’animo femminile che Anselma Dell’Olio, nell’appassionata prefazione, definisce necessario e indispensabile: «Sono trent’anni che aspettavamo uno studio approfondito, ampio e qualificato su tale argomento..., che svela un’ipocrisia, rompe un tabù, sfata un mito in cui, da tempo immemorabile, la nostra cultura crede, o fa finta di credere: che le donne siano moralmente superiori».

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi, cambierà idea incontrando le protagoniste spietate e manipolatrici delle pagine della Chesler che, pur lasciando indovinare la forte influenza della società americana, spaziano dalla psicologia dello sviluppo all’antropologia, dalla psicanalisi alla storia del movimento delle donne, al mondo dei miti e delle fiabe, dei romanzi e delle biografie. Sono colleghe contro colleghe, madri e figlie specializzate nell’indurre il senso di colpa e quello di impotenza, migliori amiche che si soffiano i fidanzati.

Donne che evocano quella tentazione, serpeggiante sempre più nel mondo femminile, di costituire gruppi l’un contro l’altro armati – le sposate e le single, le madri e quelle che non lo sono, le casalinghe e le lavoratrici –, impegnati a stabilire chi vince la palma del migliore, immancabilmente assegnata in base al principio di "chi si sacrifica di più". Come se la missione del secolo fosse decidere la categoria vincente o, peggio ancora, come se si vivesse tutte in un gioco del sabato sera.

Una riflessione coraggiosa

Ma, attenzione. C’è anche un avviso per i lettori. Guai a quegli uomini che, col sorrisetto sulle labbra, volessero interpretare questa riflessione sincera e coraggiosa sulle proprie colpe come un momento di debolezza, di cui approfittare per "ristabilire" qualche posizione perduta. Meglio ricordare che solo chi si sente forte e tranquillo con sé stesso può ammettere difetti ed errori, tra l’altro con la splendida autoironia che ormai attraversa generazioni di donne.

Meglio guardarsi intorno, e non serviranno lunghi sforzi di memoria e difficili applicazioni per incontrare la collega che si ferma in ufficio molte ore in più per aiutare la vicina di scrivania, impegnata col figlio malato; la mamma che, senza farsi accorgere, aiuta la figlia a staccarsi dalle sue sottane sicure e a prendere il largo nella vita; le amiche che si accorgono del bisogno dell’altra. Prima ancora che lei stessa lo sappia.

Renata Maderna
   
  
«A NOI MANCA IL SENSO DI SQUADRA»

È una vera top manager: amministratore delegato di Radio 24, è l’unica donna ad avere un tale incarico nel gruppo editoriale di Confindustria. Ha cambiato spesso ruoli e aziende nella vita professionale, ha lavorato anche in multinazionali e conosciuto molti colleghi, superiori, sottoposti. Uomini e donne. Su invidia e competizione femminili e maschili nel mondo del lavoro, Roberta Lai, quindi, parla e riflette per esperienza diretta.

«Premetto di avere dato spazio a molte donne», racconta, «perché credo in loro, nelle loro grandi risorse. Ho spinto perché parecchie diventassero dirigenti. Eppure, proprio da quelle alle quali avevo dato più fiducia, mi sono arrivati i tradimenti più inaspettati e dolorosi». La riflessione conseguente è che «invidia e gelosia sono sentimenti presenti in tutti, uomini e donne, ma con una differenza sostanziale: gli uomini possono commettere anche le peggiori nefandezze per ottenere certi ruoli, ma tutto sommato seguono un disegno, una logica per arrivare a risultati; nelle donne, invece, la reazione invidiosa è un fatto più emotivo che razionale, che alla fine cade anche nel nulla. Quelle che hanno cercato di nuocermi, per esempio, non hanno ottenuto niente, non hanno preso il mio posto». La conclusione: «Non è che gli uomini siano migliori, ma è decisamente migliore il loro modo di gestire le rivalità e le lotte sul lavoro, mentre noi facciamo un po’ più fatica».

Il perché è presto detto: «Una grande differenza tra uomini e donne sta proprio nella loro educazione. Gli uomini sono abituati ai giochi di squadra, un meccanismo di alleanze e inimicizie temporanee che rappresenta un ideale corretto di competitività. Le donne no, crescono con altri giochi. Né con l’educazione né in secoli di storia hanno assimilato i concetti dell’allearsi o combattersi per un progetto, per un tempo limitato. Certo, sono convinta che le generazioni future faranno meno fatica. Intanto, mettere a fuoco il problema dentro di sé è già una premessa per dominarlo».

r.b.


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