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Rupert Murdoch
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A Roma, sul palazzo tutto vetri della via Salaria, e a Milano, in via Piranesi, la scritta Sky campeggia, fresca, colorata, gigantesca. Un segno vistoso di cambiamento ma anche un simbolo dello stile del nuovo operatore della Tv a pagamento. Parlare di anno zero, di svolta epocale sarebbe ingeneroso: Telepiù e Stream, le due piattaforme che la News Corporation di Rupert Murdoch ha acquistato e fuso, qualche risultato l’hanno ottenuto, se consegnano a Sky due milioni e 400 mila abbonati. Ma è innegabile che la stagione della televisione a pagamento, via satellite o via cavo, ripartirà su basi nuove il 31 luglio 2003, quando l’azzurro e il bianco del nuovo logo compariranno sui teleschermi. «La novità di Sky? Semplice: per la prima volta gli italiani potranno scegliere tra un numero molto alto di canali, all’interno dei quali ciascun componente della famiglia troverà qualcosa di suo interesse». Tullio Camiglieri, responsabile delle relazioni esterne di Sky, sintetizza così la proposta del nuovo soggetto televisivo. È, più o meno, ciò che le scritte a Roma e a Milano cercano di esprimere: l’idea di un colossale juke-box, di uno scatolone, o forse di un cielo (in inglese, "sky") con tante galassie, stelle, sistemi solari. Per ora, le galassie di canali sono in tutto quattro. Quella di base, Primo Sky, costa 22 euro al mese ed è l’abbonamento minimo: offre circa cinquanta canali, tra i quali i due realizzati dagli archivi della Rai, quelli di Discovery (dedicati alla Storia, alle biografie di personaggi famosi, alla Scienza e ai viaggi), alcuni pensati per bambini e ragazzi, altri dedicati al costume e alla musica. Più due novità destinate a fare rumore: SkyTg24, diretto da Emilio Carelli, il primo canale italiano di notizie 24 ore al giorno, e Fox Channel, la cui programmazione è fatta di serie, da Ally McBeal a Will & Grace, in ordine alfabetico. Sport e cinema, la materia prima Se per la prima delle due novità, la polemica sullo sbilanciamento a destra o (meno probabilmente) a sinistra è scontata, in un Paese in cui la politica ha sempre condizionato la televisione al punto da diventarne schiava, la seconda ci aiuta ad allargare lo sguardo allo scenario televisivo complessivo. Già, perché se lo sport e il cinema sono la materia prima naturale delle Tv a pagamento, se le serie più appetibili finiranno su Fox, se SkyTg24 offrirà notizie a ciclo continuo (a proposito, l’economia sarà a cura di Alan Friedman e della sua squadra), che cosa rimarrà a chi non potrà o vorrà pagare i 22 euro (più i 7 euro di affitto del decoder) della tariffa mensile minima di Sky? «Su Sky», dice Camiglieri, «l’unica cosa che non si vedrà mai è la volgarità, la mancanza di rispetto del telespettatore. Chi ci guarda e ci paga è il nostro padrone assoluto, è colui che decide la nostra sorte», dice. Traduciamo: a Rai e a Mediaset rimarranno quiz, fiction e varietà.
La Tv dei ricchi e quella dei poveri Una dieta televisiva povera, che approfondirà sempre più il già vasto fossato qualitativo tra chi potrà pescare dallo scatolone di Sky e chi, per dire, la domenica sceglierà tra Domenica in e Buona domenica. Per la Rai, in particolare, che nel 2004 festeggerà i 50 anni di esistenza, si compie un ciclo paradossale, dai giovani intellettuali degli anni Cinquanta come Umberto Eco a Paolo Bonolis. Ma questi, naturalmente, non sono problemi di Sky, che anzi sottolinea i suoi punti di forza. L’offerta di cinema (Cinema Sky) pare piuttosto ampia, con cinque canali, dei quali uno è il Disney Channel e un altro si occupa di cinema d’autore. Sport Sky avrà tre canali, e offrirà anticipo e posticipo della serie A e tutta la Champions League. Calcio Sky, infine, permetterà di assistere alle partite delle squadre Sky (a oggi, nove) e a Diretta Gol, una sorta di "Tutto il calcio minuto per minuto" in chiave televisiva. Con Primo Sky come punto fermo e irrinunciabile, è possibile combinare i tre pacchetti aggiuntivi in ogni modo, spendendo così da un minimo di 32 euro mensili a un massimo di 55, cifra che si raggiunge selezionandoli tutti e quattro: Primo, Cinema, Sport e Calcio. Obiettivo: 10 milioni È tanto? È poco? È la cifra giusta per sperare di arrivare davvero ai 10 milioni di abbonati? Va detto, prima di tutto, che la tecnologia ha in pratica debellato la pirateria, tra le ragioni principali del fallimento economico di Telepiù. L’esistenza di un unico operatore, d’altra parte, elimina complicazioni spesso fatali per il consumatore, anche perché si ha così un evidente interesse nel rendere agevole il passaggio a Sky (nei prossimi giorni i vecchi abbonati riceveranno una lettera esplicativa e chiara, anche se un po’ schematica, l’offerta). Il resto lo faranno i programmi. Si temeva, nei giorni della fusione, un certo numero di licenziamenti e una decisa internazionalizzazione della dirigenza. In realtà, quasi nessuno ha perso il posto, e nei palazzi di Roma e Milano, a parte le gigantesche scritte Sky, non ci sono stati troppi cambiamenti. «La nostra», afferma Camiglieri, «è una piattaforma totalmente italiana. Che però beneficerà del contributo dell’esperienza nel mondo del nostro principale azionista, News Corporation».
Piero
Negri
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