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Attualità
di Piero Negri


TELEVISIONE
L’ARRIVO DEL GIGANTE "SKY" SUI NOSTRI SCHERMI


LA TV?
VE LA FAREMO PAGARE


Per la prima volta gli italiani potranno scegliere un numero molto alto di canali, a seconda dei gusti. E per chi non si abbona? Non resta che il solito varietà...

A Roma, sul palazzo tutto vetri della via Salaria, e a Milano, in via Piranesi, la scritta Sky campeggia, fresca, colorata, gigantesca. Un segno vistoso di cambiamento ma anche un simbolo dello stile del nuovo operatore della Tv a pagamento.

Parlare di anno zero, di svolta epocale sarebbe ingeneroso: Telepiù e Stream, le due piattaforme che la News Corporation di Rupert Murdoch ha acquistato e fuso, qualche risultato l’hanno ottenuto, se consegnano a Sky due milioni e 400 mila abbonati. Ma è innegabile che la stagione della televisione a pagamento, via satellite o via cavo, ripartirà su basi nuove il 31 luglio 2003, quando l’azzurro e il bianco del nuovo logo compariranno sui teleschermi.

«La novità di Sky? Semplice: per la prima volta gli italiani potranno scegliere tra un numero molto alto di canali, all’interno dei quali ciascun componente della famiglia troverà qualcosa di suo interesse». Tullio Camiglieri, responsabile delle relazioni esterne di Sky, sintetizza così la proposta del nuovo soggetto televisivo. È, più o meno, ciò che le scritte a Roma e a Milano cercano di esprimere: l’idea di un colossale juke-box, di uno scatolone, o forse di un cielo (in inglese, "sky") con tante galassie, stelle, sistemi solari.

Per ora, le galassie di canali sono in tutto quattro. Quella di base, Primo Sky, costa 22 euro al mese ed è l’abbonamento minimo: offre circa cinquanta canali, tra i quali i due realizzati dagli archivi della Rai, quelli di Discovery (dedicati alla Storia, alle biografie di personaggi famosi, alla Scienza e ai viaggi), alcuni pensati per bambini e ragazzi, altri dedicati al costume e alla musica. Più due novità destinate a fare rumore: SkyTg24, diretto da Emilio Carelli, il primo canale italiano di notizie 24 ore al giorno, e Fox Channel, la cui programmazione è fatta di serie, da Ally McBeal a Will & Grace, in ordine alfabetico.

Sport e cinema, la materia prima

Se per la prima delle due novità, la polemica sullo sbilanciamento a destra o (meno probabilmente) a sinistra è scontata, in un Paese in cui la politica ha sempre condizionato la televisione al punto da diventarne schiava, la seconda ci aiuta ad allargare lo sguardo allo scenario televisivo complessivo. Già, perché se lo sport e il cinema sono la materia prima naturale delle Tv a pagamento, se le serie più appetibili finiranno su Fox, se SkyTg24 offrirà notizie a ciclo continuo (a proposito, l’economia sarà a cura di Alan Friedman e della sua squadra), che cosa rimarrà a chi non potrà o vorrà pagare i 22 euro (più i 7 euro di affitto del decoder) della tariffa mensile minima di Sky?

«Su Sky», dice Camiglieri, «l’unica cosa che non si vedrà mai è la volgarità, la mancanza di rispetto del telespettatore. Chi ci guarda e ci paga è il nostro padrone assoluto, è colui che decide la nostra sorte», dice. Traduciamo: a Rai e a Mediaset rimarranno quiz, fiction e varietà.

Il quartier generale romano di Sky.
Il quartier generale romano di Sky
(foto AP).

La Tv dei ricchi e quella dei poveri

Una dieta televisiva povera, che approfondirà sempre più il già vasto fossato qualitativo tra chi potrà pescare dallo scatolone di Sky e chi, per dire, la domenica sceglierà tra Domenica in e Buona domenica. Per la Rai, in particolare, che nel 2004 festeggerà i 50 anni di esistenza, si compie un ciclo paradossale, dai giovani intellettuali degli anni Cinquanta come Umberto Eco a Paolo Bonolis.

Ma questi, naturalmente, non sono problemi di Sky, che anzi sottolinea i suoi punti di forza. L’offerta di cinema (Cinema Sky) pare piuttosto ampia, con cinque canali, dei quali uno è il Disney Channel e un altro si occupa di cinema d’autore. Sport Sky avrà tre canali, e offrirà anticipo e posticipo della serie A e tutta la Champions League. Calcio Sky, infine, permetterà di assistere alle partite delle squadre Sky (a oggi, nove) e a Diretta Gol, una sorta di "Tutto il calcio minuto per minuto" in chiave televisiva.

Con Primo Sky come punto fermo e irrinunciabile, è possibile combinare i tre pacchetti aggiuntivi in ogni modo, spendendo così da un minimo di 32 euro mensili a un massimo di 55, cifra che si raggiunge selezionandoli tutti e quattro: Primo, Cinema, Sport e Calcio.

Obiettivo: 10 milioni

È tanto? È poco? È la cifra giusta per sperare di arrivare davvero ai 10 milioni di abbonati? Va detto, prima di tutto, che la tecnologia ha in pratica debellato la pirateria, tra le ragioni principali del fallimento economico di Telepiù.

L’esistenza di un unico operatore, d’altra parte, elimina complicazioni spesso fatali per il consumatore, anche perché si ha così un evidente interesse nel rendere agevole il passaggio a Sky (nei prossimi giorni i vecchi abbonati riceveranno una lettera esplicativa e chiara, anche se un po’ schematica, l’offerta). Il resto lo faranno i programmi.

Si temeva, nei giorni della fusione, un certo numero di licenziamenti e una decisa internazionalizzazione della dirigenza. In realtà, quasi nessuno ha perso il posto, e nei palazzi di Roma e Milano, a parte le gigantesche scritte Sky, non ci sono stati troppi cambiamenti. «La nostra», afferma Camiglieri, «è una piattaforma totalmente italiana. Che però beneficerà del contributo dell’esperienza nel mondo del nostro principale azionista, News Corporation».

Piero Negri

    
  

LE NUOVE REGOLE DELLA DISCORDIA

Una legge a misura di Mediaset, ovvero di Silvio Berlusconi. No: una legge equa, per tutti, che ci permetterà di traghettare, entro il 2006, dalle attuali, ormai obsolete, tecnologie, al digitale terrestre, il futuro della televisione. Le opinioni tra opposizione e maggioranza sul disegno di legge che porta la firma del ministro delle Comunicazioni Gasparri, in discussione dall’8 luglio nell’aula del Senato, sono diametralmente opposte. E a giudicare da quanto avvenuto fino a ora, Centrosinistra e Centrodestra non hanno alcuna intenzione di cambiare "canale": lo scontro è destinato a rimanere arroventato fino al 16 luglio. Poi il testo, si prevede, dovrebbe tornare alla Camera per una terza lettura.

Ventisette articoli in tutto. Due i principali terreni di scontro. Il primo riguarda la quantità di canali che rimarrebbero a disposizione del gruppo Mediaset. Secondo l’opposizione, la legge aggira le sentenze della Corte Costituzionale che fissano per il possesso «del sistema integrato delle comunicazioni» il tetto del 20 per cento e impongono a Retequattro di finire sul satellite. Gasparri ha infatti "diluito" il numero di frequenze nazionali, portandole da 11 a 15: il 20 per cento di 11 fa 2, ma il 20 per cento di 15 fa tre: Canale 5, Italia 1 e Rete 4. Non solo: per l’Ulivo il testo di legge ignora il messaggio sul pluralismo del capo dello Stato tenuto davanti alle Camere riunite il 23 luglio del 2002, le delibere dell’Autorità di garanzia e persino il dibattito in sede europea sulla concentrazione dei media. Il secondo terreno di scontro invece riguarda le risorse pubblicitarie a disposizione di ciascun gruppo. Per il Centrosinistra il disegno di legge Gasparri permette ai poli Rai e Mediaset di espandersi. E questo sarebbe un modo per dare a Publitalia (la concessionaria del Biscione) la possibilità di incamerare la ricchissima parte della raccolta pubblicitaria della neonata Sky Italia.

Ma il disegno di legge contiene anche altri punti piuttosto controversi. Come le norme per l’elezione del nuovo consiglio di amministrazione della Rai. Il massimo organo dell’ente televisivo di Stato sarebbe costituito da nove membri anziché cinque: sette espressi dalla Commissione di Vigilanza e due dal ministero del Tesoro (tra cui il presidente). L’Ulivo intravede la possibilità che le nuove regole di elezione nascondano in realtà la volontà di assoggettamento al Governo della Rai. La maggioranza e il ministro Gasparri replicano che le critiche del Centrosinistra sono pretestuose, poiché il nuovo sistema, quello digitale terrestre, darà canali in abbondanza per tutti.

Ma gli addetti ai lavori ridono se qualcuno gli dice che il nuovo sistema diverrà operativo tra meno di tre anni: in realtà si parla di non prima del 2010-2012. Un paio di legislature.

Francesco Anfossi


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