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IL SUO IMPERO VA DALLA NUOVA ZELANDA ALLA CINA RUPERT MURDOCH IL BERLUSCONI GLOBALE Cominciò nel 1952, quando il padre gli lasciò un quotidiano e una radio. Da allora non si è più fermato. Gli inglesi lo chiamano "Re Sole". Bella fantasia, si dirà, straordinario sense of humour. Non si ripeterà il solito ritornello dell’impero, questa volta mediatico, sul quale non tramonta mai il sole? No, l’ironia qui è più sottile, molto britannica. "Il Sole", The Sun, è il giornale di Rupert Murdoch più venduto in Gran Bretagna, ma anche il più volgare, quello che in prima pagina ha dato del verme a Jacques Chirac perché si opponeva alla guerra in Irak, quello che da anni, sulla terza pagina, pubblica ogni giorno foto di donne a seno nudo. L’ironia brucerà un po’, ma gli farà anche piacere: chi lo conosce bene dice che a Rupert Murdoch, australiano, settantaduenne, tre mogli e cinque figli, un sesto in arrivo, piacciono soprattutto i giornali, in particolare i quotidiani. Più della Tv, del cinema, dei libri, di quanto produce il suo impero, che, ironie a parte, è davvero sterminato e sul quale davvero non tramonta mai il sole. La storia dice che l’ascesa di Rupert Murdoch cominciò nel 1952, quando suo padre morì e gli lasciò in eredità un quotidiano del pomeriggio e una stazione radio ad Adelaide, in Australia. Unico maschio della famiglia (ha tre sorelle), fu strappato all’università di Oxford per continuare l’opera paterna. Non si può dire che non l’abbia saputo fare bene, anche se, come dice con una battuta il giornalista Neil Chenoweth, autore del libro Virtual Murdoch, il lavoro di quelli come lui consiste soprattutto «nello spostare miliardi di debiti da un Paese all’altro».
In Australia regna sovrano In realtà, le sue doti sono evidenti, testimoniate dalla copertura globale delle sue aziende: al di fuori dell’Australia e della Nuova Zelanda, dove regna sovrano (nel 1979 disse, parlando del Governo australiano: «Li ho eletti io. Ma non mi piacciono molto. Potrei rimandarli a casa»), la sua Star Tv ha portato la televisione satellitare in Cina, la sua BSkyB ha cambiato definitivamente il panorama televisivo della Gran Bretagna, Paese nel quale i suoi quotidiani The Sun e The Times costituiscono i vertici del mercato popolare e di qualità, mentre negli Usa le sue reti televisive Fox sbaragliano la concorrenza. Difficile dire quale sia il suo obiettivo, dove voglia arrivare. Una volta, lui la spiegò così: «Siamo partiti dalla parola scritta, dai giornali. Poi siamo arrivati alla Tv, in origine per aumentare la base pubblicitaria. In seguito, abbiamo capito che aveva ottime potenzialità anche come mezzo specifico, con nuovi notiziari, programmi e idee. Allora ci siamo detti: perché comprare i film dagli altri quando possiamo produrli noi? E infine, negli Usa, dove la distribuzione via cavo è importante, ci siamo dovuti assicurare anche il modo di portare nelle case i nostri programmi e film». Semplice, no? È così che si costruisce un impero. Pezzo per pezzo, un passo alla volta. Spietato, brillante, amico di chi comanda (di Bush, di Blair, di Berlusconi, ma anche dei gerontocrati cinesi), grande negoziatore, ora che ha aggiunto la provincia italiana e ha ottenuto importanti vittorie negli Usa, è rimasto l’unico grande impresario dei media al mondo. Anche per questo, è diventato un simbolo. Del male: indovinate un po’
chi è stato riconosciuto nel cattivo di Il domani non muore mai (terzultima
puntata della saga di James Bond), nel tycoon che scatena la terza
guerra mondiale per aumentare gli indici d’ascolto? Ma, sì, proprio
Rupert Murdoch: per fermarlo, forse, ci vorrebbe 007. Inutile sperare nell’età
che avanza: come ha scritto un giornalista inglese, che non lavora per lui: «gli
squali muoiono, quando smettono di nuotare».
Piero
Negri
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