Famiglia Cristiana OnLine
Ricerca Homeitalia Home International Periodici San Paolo

 
Attualità
di Giuseppe Altamore


ECONOMIA
IL NUOVO VOLTO DELLE POSTE CON I CONTI IN ORDINE


IL VOLO DELLA LUMACA

«Ora siamo un’azienda produttiva», afferma l’amministratore delegato Massimo Sarmi, che incassa i complimenti di un severo quotidiano inglese.

Di questi tempi ricevere un complimento dalla severa stampa inglese è come ricevere un premio. Pochi giorni fa, il compassato Financial Times ha tessuto gli elogi delle nostre Poste che quest’anno, con il bilancio in attivo, raccolgono i frutti di un lungo processo di ristrutturazione, sulla via dell’efficienza e del risanamento finanziario avviato da Corrado Passera e consolidato dall’attuale amministratore delegato Massimo Sarmi – nominato un anno fa dal ministro Maurizio Gasparri –, che spiega qual è il segreto del volo delle Poste.

  • L’azienda da lei guidata è stata "promossa" dal quotidiano inglese Financial Times, che parla di «sottostimata efficienza di un’istituzione italiana». Che effetto le fa ricevere i complimenti da un giornale così severo?

«Tutto nasce dai nostri dati di bilancio, che sono finalmente positivi. Un successo reso possibile da tutti i dipendenti, ma anche il risultato della vasta rete di servizi che siamo in grado di offrire grazie alle moderne tecnologie e a una buona organizzazione. Il nostro è un sistema che ha retto benissimo in occasione della regolarizzazione degli immigrati, quando abbiamo impiegato i 14.000 uffici postali per ricevere le domande. Abbiamo smaltito oltre 700.000 pratiche. Senza la nostra rete sarebbe stato il caos: almeno 700.000 persone accalcate su un centinaio di prefetture o questure. Le Poste hanno fatto un lavoro gigantesco, soprattutto dietro le quinte».

  • Insomma, oltre ai risultati economici le Poste funzionano...

«Sì, la regolarizzazione degli immigrati è stata una grande prova per noi, che abbiamo superato con successo».

  • Qual è la ricetta che ha portato Poste italiane sulla via del risanamento?

«I passaggi sono stati molto complessi, attraverso un processo lungo e difficile. Oggi siamo un’azienda che produce, come qualsiasi realtà industriale».

  • Avete anche ridotto l’organico...

«Il personale è stato ridotto negli anni passati, ma ormai è stabile. C’è piuttosto un buon progetto iniziale che ha messo Poste italiane nelle condizioni di diventare un’azienda efficiente, tanto è vero che non abbiamo più bisogno di tagliare posti di lavoro».

  • I dipendenti hanno fatto la loro parte: come avete motivato il personale?

«Abbiamo investito sui nostri dipendenti offrendo centinaia di migliaia di ore di formazione».

Tabella.

  • Anche per i prodotti finanziari che vendete ai vostri sportelli?

«Certamente, i nostri dipendenti sono continuamente informati sui prodotti che proponiamo ai risparmiatori».

  • Sì, ma allo sportello l’impiegato fa un po’ di tutto: come fa ad essere preparato sulle questioni finanziarie?

«Allo sportello si fanno le operazioni più semplici. Per i consigli, abbiamo una saletta con un consulente finanziario; per il momento, è un servizio limitato solo ad alcuni uffici postali, ma parliamo di due o tremila sportelli: siamo all’altezza di una grande banca».

  • E fate anche una certa concorrenza al sistema bancario. Come sono i vostri rapporti con gli istituti di credito?

«Stanno migliorando, anche perché il nostro progetto mira all’integrazione con il sistema bancario. Noi svolgiamo un’opera di educazione al risparmio che giova a tutti; e poi proponiamo ai nostri clienti prodotti finanziari che sono degli istituti di credito attraverso la nostra rete di 14.000 sportelli».

  • Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti vorrebbe costituire una grande banca pubblica, unificando BancoPosta e Cassa depositi e prestiti. A che punto siamo?

«C’è un progetto di privatizzazione della Cassa depositi e prestiti e c’è un accordo con il nostro BancoPosta. Non è prevista una fusione».

  • A quando la quotazione in Borsa di Poste italiane?

«Ci stiamo pensando. Quotazione o meno, l’azienda è ormai orientata al mercato. La privatizzazione è comunque una decisione che spetta all’azionista».

  • Dai grandi scenari ai problemi più concreti. Durante l’estate utilizzate postini con contratti a termine: qualche volta il servizio non è impeccabile...

«Stiamo ricorrendo al lavoro interinale, scegliendo le persone più qualificate e quelle che hanno fatto bene il loro lavoro. Ai migliori potremmo anche offrire un contratto più duraturo».

  • L’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) lamenta la chiusura degli uffici nei piccoli centri. Perché succede?

«Non esiste nessun Paese dove un’azienda postale sia così sensibile al sociale come avviene in Italia. Da un anno a questa parte non abbiamo chiuso alcun ufficio».

  • Li avete dimezzati aprendoli a giorni alterni...

«All’estero hanno obblighi di servizio universale molto meno stringenti dei nostri. In Germania, per esempio, sono solo 5.000 gli uffici obbligatori. Noi abbiamo almeno uno sportello per ogni Comune: basta dividere 14.000 uffici per 8.000 Comuni. Vorrei precisare che l’onere per il servizio universale è sostenuto quasi esclusivamente dall’azienda e dobbiamo far quadrare i conti. Stiamo cercando di sviluppare dei servizi comunali grazie anche a un accordo con l’Anci. Se capita che l’ufficio è chiuso, il cittadino può chiamare il call center (80.31.60) e noi inviamo un nostro dipendente a casa. Non ha senso tenere aperto un ufficio per qualche operazione al giorno. Vorrei ricordare, invece, un accordo con la Provincia di Milano, attraverso il quale i nostri 227 uffici funzionano da satelliti degli sportelli provinciali. Vorremmo sviluppare accordi simili anche con i vari Comuni».

  • I sindacati protestano e reclamano più attenzione alle risorse umane...

«I rapporti sindacali sono buoni: siamo nella fase finale delle trattative per il contratto scaduto da due anni, che speriamo di firmare entro l’estate».

Giuseppe Altamore
   
   
E NEI PICCOLI COMUNI SI CHIUDE

Nonostante la convenzione firmata l’anno scorso tra l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e Poste italiane per assicurare la continuità del servizio postale nei piccoli centri, molti Comuni, soprattutto al Nord, lamentano la chiusura a giorni alterni degli sportelli. «Così proprio non va», afferma il presidente dell’Anci della Lombardia, l’europarlamentare Giuseppe Torchio, «perché le Poste ignorano l’esigenza di garantire il diritto al servizio postale con carattere di continuità, pur percependo 800 miliardi all’anno di vecchie lire dal Tesoro per garantire tale diritto».

Le Poste dal canto loro replicano che non è mai stato chiuso uno sportello, anche se, ammettono, nei centri con scarso traffico l’apertura avviene a giorni alterni. «Noi ci siamo impegnati in più occasioni a garantire un certo flusso di lavoro pur di avere la garanzia di una continuità nel servizio», spiega Torchio. «Per esempio, il sindaco del Comune di Fiesco (Cremona) ha convinto i suoi quasi 500 abitanti ad aprire un conto corrente per giustificare l’apertura tutti i giorni. Ma, raggiunto l’obiettivo, le Poste hanno deciso di erogare il servizio a giorni alterni». A complicare le cose, proprio in Lombardia, è la carenza di lavoratori postali. Servirebbero un migliaio di nuove assunzioni per compensare l’esodo di 3.500 dipendenti avvenuto negli ultimi anni.

g.a.


torna all'indice