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Di questi tempi ricevere un complimento dalla severa stampa inglese è come ricevere un premio. Pochi giorni fa, il compassato Financial Times ha tessuto gli elogi delle nostre Poste che quest’anno, con il bilancio in attivo, raccolgono i frutti di un lungo processo di ristrutturazione, sulla via dell’efficienza e del risanamento finanziario avviato da Corrado Passera e consolidato dall’attuale amministratore delegato Massimo Sarmi – nominato un anno fa dal ministro Maurizio Gasparri –, che spiega qual è il segreto del volo delle Poste.
«Tutto nasce dai nostri dati di bilancio, che sono finalmente positivi. Un successo reso possibile da tutti i dipendenti, ma anche il risultato della vasta rete di servizi che siamo in grado di offrire grazie alle moderne tecnologie e a una buona organizzazione. Il nostro è un sistema che ha retto benissimo in occasione della regolarizzazione degli immigrati, quando abbiamo impiegato i 14.000 uffici postali per ricevere le domande. Abbiamo smaltito oltre 700.000 pratiche. Senza la nostra rete sarebbe stato il caos: almeno 700.000 persone accalcate su un centinaio di prefetture o questure. Le Poste hanno fatto un lavoro gigantesco, soprattutto dietro le quinte».
«Sì, la regolarizzazione degli immigrati è stata una grande prova per noi, che abbiamo superato con successo».
«I passaggi sono stati molto complessi, attraverso un processo lungo e difficile. Oggi siamo un’azienda che produce, come qualsiasi realtà industriale».
«Il personale è stato ridotto negli anni passati, ma ormai è stabile. C’è piuttosto un buon progetto iniziale che ha messo Poste italiane nelle condizioni di diventare un’azienda efficiente, tanto è vero che non abbiamo più bisogno di tagliare posti di lavoro».
«Abbiamo investito sui nostri dipendenti offrendo centinaia di migliaia di ore di formazione».
«Certamente, i nostri dipendenti sono continuamente informati sui prodotti che proponiamo ai risparmiatori».
«Allo sportello si fanno le operazioni più semplici. Per i consigli, abbiamo una saletta con un consulente finanziario; per il momento, è un servizio limitato solo ad alcuni uffici postali, ma parliamo di due o tremila sportelli: siamo all’altezza di una grande banca».
«Stanno migliorando, anche perché il nostro progetto mira all’integrazione con il sistema bancario. Noi svolgiamo un’opera di educazione al risparmio che giova a tutti; e poi proponiamo ai nostri clienti prodotti finanziari che sono degli istituti di credito attraverso la nostra rete di 14.000 sportelli».
«C’è un progetto di privatizzazione della Cassa depositi e prestiti e c’è un accordo con il nostro BancoPosta. Non è prevista una fusione».
«Ci stiamo pensando. Quotazione o meno, l’azienda è ormai orientata al mercato. La privatizzazione è comunque una decisione che spetta all’azionista».
«Stiamo ricorrendo al lavoro interinale, scegliendo le persone più qualificate e quelle che hanno fatto bene il loro lavoro. Ai migliori potremmo anche offrire un contratto più duraturo».
«Non esiste nessun Paese dove un’azienda postale sia così sensibile al sociale come avviene in Italia. Da un anno a questa parte non abbiamo chiuso alcun ufficio».
«All’estero hanno obblighi di servizio universale molto meno stringenti dei nostri. In Germania, per esempio, sono solo 5.000 gli uffici obbligatori. Noi abbiamo almeno uno sportello per ogni Comune: basta dividere 14.000 uffici per 8.000 Comuni. Vorrei precisare che l’onere per il servizio universale è sostenuto quasi esclusivamente dall’azienda e dobbiamo far quadrare i conti. Stiamo cercando di sviluppare dei servizi comunali grazie anche a un accordo con l’Anci. Se capita che l’ufficio è chiuso, il cittadino può chiamare il call center (80.31.60) e noi inviamo un nostro dipendente a casa. Non ha senso tenere aperto un ufficio per qualche operazione al giorno. Vorrei ricordare, invece, un accordo con la Provincia di Milano, attraverso il quale i nostri 227 uffici funzionano da satelliti degli sportelli provinciali. Vorremmo sviluppare accordi simili anche con i vari Comuni».
«I rapporti sindacali sono buoni: siamo nella fase finale delle trattative per il contratto scaduto da due anni, che speriamo di firmare entro l’estate».
Giuseppe
Altamore
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