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Attualità.
di Pietro Scaglione


I PROTAGONISTI
LA PROSSIMA SETTIMANA LA BIOGRAFIA DI FEDERICO II DI SVEVIA


LO STUPORE DEL MONDO

Così veniva chiamato dai suoi sudditi l’imperatore che creò un ponte tra la civiltà occidentale e quella islamica. Un esempio di convivenza ancora valido.

Federico II di Svevia fu il simbolo della Sicilia cosmopolita del passato, terra di incontro tra civiltà e culture differenti, ponte ideale tra Nord e Sud, tra Europa e Africa. L’imperatore, infatti, ispirò la sua politica al dialogo tra cristianesimo e islam, ma anche alla separazione tra potere temporale e potere spirituale.

Per questo motivo, Federico II non soltanto disobbedì al Papato che lo incitava a intraprendere una nuova crociata, ma, nello stesso tempo, fondò una corte di intellettuali di diversa provenienza culturale, religiosa e geografica. Un altro merito di Federico II fu la Costituzione di Melfi, il cosiddetto Liber augustalis, che proclamava l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e aboliva molti privilegi feudali. Tuttavia, l’imperatore condusse anche una politica autoritaria e accentratrice: ad esempio, le insurrezioni delle popolazioni locali furono represse con sanguinosa violenza.

«Nella personalità complessa di Federico II pregi e difetti si equivalevano. Era un personaggio ambivalente nel senso geometrico del termine», osserva il professor Massimo Ganci, presidente della Società siciliana di storia patria.

Un’esperienza rivoluzionaria

«Di sicuro», prosegue Ganci, «Federico II era un sovrano acuto, moderno e illuminato. Credeva fermamente nel dialogo tra cristianesimo e islam, era tollerante nei confronti delle altre religioni, e intendeva ricostruire il Sacro Romano Impero, riadattando l’idea universale al suo periodo storico. Il Liber augustalis rappresentò un’esperienza giuridica e politica davvero interessante e per certi versi rivoluzionaria. Non bisogna, d’altro canto, dimenticare che Federico II era anche un sovrano autoritario, spregiudicato, cinico e, talvolta, persino crudele nel perseguimento dei suoi fini politici. In ogni caso, il giudizio moralistico non può essere applicato nel caso in questione: l’esperienza storica e politica dell’imperatore di Svevia, nipote di Ruggero II, deve essere contestualizzata».

Secondo lo storico Giuseppe Carlo Marino, «i pregi di Federico II erano già noti ai suoi sudditi, che lo consideravano lo Stupor mundi, "stupore del mondo", l’erede del Sacro Romano Impero, il re del Sud, più che l’imperatore universale, discendente da una dinastia nordica. Il suo progetto politico era rivolto al miglioramento del Sud, alla liberazione di ampi strati della popolazione dal dominio dei baroni. Nonostante un’innegabile tendenza alla gestione autocratica del potere, la sua politica era moderna, se non rivoluzionaria. Federico II combatteva contro i privilegi feudali dei nobili e, nello stesso tempo, promuoveva la formazione di un ceto sociale intermedio, ostile ai baroni».

Per Eugenio Guccione, altro noto storico siciliano, «la personalità di Federico II di Svevia era molto complessa e, per taluni aspetti, anche contraddittoria. Sulle sue virtù e sui suoi vizi, per esempio, le opinioni di papa Gregorio IX e di Pier delle Vigne stanno agli antipodi: per il primo, l’imperatore è così blasfemo da strumentalizzare la religione e la Chiesa; per il secondo, invece, Federico II opera su mandato di Dio, tanto è vero che si fa messaggero di pace e operatore di giustizia tra i popoli».

La distinzione dei poteri

Tra gli aspetti positivi dell’imperatore, Guccione sottolinea in primo luogo la laicità: «Federico II, in pieno Medioevo, entrando più volte in conflitto con il Pontefice e subendone la scomunica, si era battuto per la netta distinzione tra il potere spirituale e il potere temporale. In Sicilia aveva gettato le basi per uno Stato laico, che trovava il suo modello nelle Costituzioni di Melfi. Inoltre promosse il dialogo non solo tra cristianesimo e islam, ma anche tra queste due religioni e l’ebraismo. La sua corte era comunemente frequentata da eruditi cristiani, arabi ed ebrei; la sua politica culturale era ispirata all’ecumenismo e all’integrazione razziale».

Il ruolo di Federico II nel dialogo tra cristianesimo e islam è confermato anche da Marino: «L’imperatore si oppose alla crociata che gli voleva imporre il papa Gregorio IX. Comprese, infatti, come le crociate fossero semplicemente un grande affare delle potenze economiche. Viceversa, Federico II credeva nell’importanza di confrontare interessi ed esigenze opposti. La sua intuizione trovò conferma sul campo. Durante la missione in Medio Oriente, Federico II trattò con il sultano d’Egitto, instaurò un clima di tolleranza e operò per una ragionevole composizione degli interessi cristiani nella Terra Santa. La modernità del sovrano illuminato emerse, dunque, anche in un’accorta politica estera».

Il professore Guccione si sofferma sul mecenatismo: «Federico II creò una vera e propria scuola letteraria nella sua residenza preferita di Palermo, fondò l’Università di Napoli e recuperò in Oriente preziosi manoscritti. Imponenti anche le sue opere di statista, di condottiero e di legislatore. Ma – ed ecco alcuni dei suoi limiti – fu un accentratore, indebolì il potere imperiale in Germania, e non fu sempre coerente nei rapporti con la Chiesa, che in certi momenti avrebbe voluto assoggettare».

Ma quale protagonista della storia contemporanea potrebbe essere paragonato a Federico II? L’interrogativo divide i tre storici. Secondo Ganci, «la personalità del XX secolo a lui più vicina era De Gaulle. I protagonisti del nostro tempo dovrebbero prendere esempio dalla politica tollerante di Federico II nei confronti dell’islam. A tal proposito, la Sicilia, con il suo passato multietnico, potrebbe essere la piattaforma ideale per gestire una rifondazione dei rapporti tra le due sponde del Mediterraneo».

Che cosa avrebbe fatto in Irak?

Guccione non propone paragoni storici. Marino, invece, accosta la figura di Federico II a papa Wojtyla, «per la comune sensibilità nei confronti dell’islam. Durante la guerra in Irak, invece, l’imperatore svevo avrebbe condiviso la posizione di Chirac o di Annan. Forte del suo no alle crociate, avrebbe considerato l’intervento armato in Irak come un mezzo per consolidare gli interessi economici di una grande potenza economica, piuttosto che lo strumento per eliminare una dittatura».

Pietro Scaglione

   

LE TRE ANIME DELL’IMPERATORE

«Federico, stupor mundi et immutator mirabilis», stupore del mondo e miracoloso trasformatore. Così rimarrà per sempre Federico II di Hohenstaufen, il sovrano che rivoluzionò per sempre l’epoca medievale in cui viveva e che divenne simbolo della perfetta sintesi fra tre civiltà: quella islamica, quella ebraica e quella occidentale.Copertina del volume.

Federico è infatti l’unico sovrano dell’Occidente che abbia corrisposto con i vari sovrani d’Oriente con lettere in arabo, lingua che padroneggiava perfettamente. La biografia di Eberhard Horst analizza, filtrando un’enorme mole di materiale documentario e bibliografico, la sua controversa e complessa personalità. In lui convivevano fede e crudeltà, dolcezza e crudezza, saggezza e collera.

Federico II, mentre combatteva contro i Comuni del Nord e il Papato, perseguì opere da grande statista: fondò scuole, diede legislazioni, risolse perfino problemi di natura ecologica, chiamando alla sua corte filosofi, eruditi, matematici, giuristi, scienziati, poeti provenienti dalle tre civiltà, anticipando il Rinascimento dei grandi prìncipi mecenati.


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