Famiglia Cristiana OnLine
Ricerca Homeitalia Home International Periodici San Paolo


 
Attualità.
di Paolo Perazzolo


NUOTO
ALLA VIGILIA DEI MONDIALI, INTERVISTA CON LA VIANINI


LO STILE DI CECILIA

Un obiettivo immediato: ripetere il record personale nei 100 metri per concludere in bellezza la carriera. Poi una serie di progetti. Fuori dalla vasca di una piscina.

Cinquantacinque secondi e sette centesimi. La carriera di uno sportivo si può riassumere in un numero, freddo e anonimo, dietro il quale si nascondono anni di fatiche e speranze, delusioni e gioie. Questo è il numero di Cecilia Vianini, 26 anni, veronese, 1 metro e 76 centimetri di altezza per 63 chilogrammi di peso, campionessa del nuoto azzurro. Un numero che, nella sua carriera, funge da spartiacque: da un lato evoca il risultato e l’emozione più belli, il record assoluto italiano nei 100 stile libero, stabilito nel 2001 e allora secondo tempo a livello mondiale; dall’altro è una mèta, un record da riconquistare, «perché», spiega Cecilia, « significherebbe una medaglia ai Mondiali di Spagna», in programma dal 13 al 27 luglio.

  • Partiamo da lontano: come ti sei appassionata al nuoto?

«Da piccola prendevo lezioni di danza, mentre mio fratello andava a nuoto. Stanca di accompagnarci di qua e di là, mia mamma ha provato a convincerci a praticare lo stesso sport e, siccome mio fratello non era intenzionato a darsi alla danza, ho cominciato a nuotare. Da allora non ho più smesso. Avevo otto anni: all’inizio era un gioco, poi i risultati mi hanno persuasa a continuare».

  • Non è stata una vocazione precoce...

«Infatti, anche se nel nuoto, a differenza di altri sport, non è necessario cominciare da piccolissimi per ottenere risultati competitivi».

  • Ti piace la vita dell’atleta?

«Credo di avere avuto l’opportunità di fare esperienze riservate a pochi, mi sento una privilegiata. Ho viaggiato, ho provato l’emozione di vincere e stabilire un record personale, ho sentito l’adrenalina che precede una gara. Ho sempre apprezzato la possibilità di condividere un progetto con altre compagne. E, perché non dirlo, un po’ di patriottismo non guasta».

  • Sei una veterana della Nazionale. Come ti trovi in questa squadra?

«Ho vissuto alcuni cambi generazionali, soprattutto il passaggio dai tempi di Lamberti a quelli attuali. Da piccola ero al centro dell’attenzione, coccolata da tutti, poi di colpo mi sono trovata la più vecchia. Oggi si è costituito un gruppo allegro, fresco, simpatico. Non ci sono polemiche né protagonismi».

  • Che cosa possono aspettarsi i tifosi italiani dai Mondiali di Spagna?

«Molto. Abbiamo una serie di campioni che possono confermarsi o addirittura migliorarsi: Boggiato, Fioravanti, Rosolino, Brembilla tra gli uomini e Segat, Cappa e la staffetta fra le donne. La nostra è una squadra molto forte che, dopo Sydney, ha preso coscienza delle sue potenzialità»

  • Sul piano personale qual è il tuo obiettivo?

«Vorrei un buon risultato nella staffetta 4 per 100, perché chi approda alla finale verrà convocato per le Olimpiadi di Atene del 2004. Sarebbe la mia quarta Olimpiade. Nei 100 stile libero farò di tutto per ripetere il mio tempo migliore, il che significherebbe arrivare al podio. Non sarà facile, ma ci proverò».

  • Quel record, immagino, è il tuo ricordo professionale più bello...

«Certo, anche perché, allora, era il secondo tempo a livello mondiale. La consapevolezza di averlo conquistato con le mie sole forze, senza ombre di doping, mi dà una gioia immensa. Ricordo bene quei momenti: avevo abbassato di quasi otto decimi il record italiano, che già mi apparteneva. Sentivo di potercela fare, ma finché non vedi il tabellone elettronico che segna quel tempo non ci credi. È stato il coronamento di tanti sacrifici e di 15 anni di impegno nella Nazionale».

  • Quant’è dura la vita del nuotatore professionista?

«È massacrante. Sono sincera: se non avessi ottenuto risultati che mi davano soddisfazione e nuovi stimoli, avrei smesso da un pezzo. Non so se sia lo sport più faticoso, ma so che richiede una grande fatica, anche mentale. Bisogna metterci volontà, determinazione, costanza, concentrazione. Può sembrare strano a dirsi, ma il nuoto è una disciplina che lascia tempo per pensare e chiede di pensare».

  • Hai qualche rimpianto? Avresti voluto passare più tempo fuori dalle vasche delle piscine di mezzo mondo?

«Rimpianti non direi, perché è stata una mia scelta. Avrei potuto smettere tre anni fa, in fondo qualche soddisfazione l’avevo avuta. Se non l’ho fatto è perché mi divertivo. Certo, mi sarebbe piaciuto condurre la vita di una normale studentessa universitaria...».

  • Frequenti l’università?

«Vorrei laurearmi in Lettere a ottobre o al massimo a febbraio, con una tesi sul rapporto tra sport e letteratura».

  • E poi?

«Penso spesso al "poi". Ormai è una scelta imminente, molto dipenderà dai risultati ai Mondiali di Spagna. Mi piacerebbe insegnare o lavorare nell’ambito delle risorse umane. Per quanto riguarda invece la sfera personale, desidero una famiglia mia, con dei figli. Penso che una donna a trent’anni abbia l’età giusta per diventare madre, e io a novembre avrò 27 anni».

  • Un’ultima domanda: anche tu hai posato per qualche servizio fotografico. Che cosa ne pensi delle atlete che si trasformano in modelle?

«Non ci vedo nulla di male, se non altro per il fatto che una sportiva ha un fisico allenato, in forma, e quindi si mostra per quello che è, senza ritocchi. Anche se, a essere sincera, non è quello il mio modello di bellezza: un’atleta sviluppa la muscolatura trascurando altri particolari a cui le donne "normali" prestano attenzione. Sono convinta che una nuotatrice, quando smette, diventa più carina e femminile».

Paolo Perazzolo

torna all'indice