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«Da piccola prendevo lezioni di danza, mentre mio fratello andava a nuoto. Stanca di accompagnarci di qua e di là, mia mamma ha provato a convincerci a praticare lo stesso sport e, siccome mio fratello non era intenzionato a darsi alla danza, ho cominciato a nuotare. Da allora non ho più smesso. Avevo otto anni: all’inizio era un gioco, poi i risultati mi hanno persuasa a continuare».
«Infatti, anche se nel nuoto, a differenza di altri sport, non è necessario cominciare da piccolissimi per ottenere risultati competitivi».
«Credo di avere avuto l’opportunità di fare esperienze riservate a pochi, mi sento una privilegiata. Ho viaggiato, ho provato l’emozione di vincere e stabilire un record personale, ho sentito l’adrenalina che precede una gara. Ho sempre apprezzato la possibilità di condividere un progetto con altre compagne. E, perché non dirlo, un po’ di patriottismo non guasta».
«Ho vissuto alcuni cambi generazionali, soprattutto il passaggio dai tempi di Lamberti a quelli attuali. Da piccola ero al centro dell’attenzione, coccolata da tutti, poi di colpo mi sono trovata la più vecchia. Oggi si è costituito un gruppo allegro, fresco, simpatico. Non ci sono polemiche né protagonismi».
«Molto. Abbiamo una serie di campioni che possono confermarsi o addirittura migliorarsi: Boggiato, Fioravanti, Rosolino, Brembilla tra gli uomini e Segat, Cappa e la staffetta fra le donne. La nostra è una squadra molto forte che, dopo Sydney, ha preso coscienza delle sue potenzialità»
«Vorrei un buon risultato nella staffetta 4 per 100, perché chi approda alla finale verrà convocato per le Olimpiadi di Atene del 2004. Sarebbe la mia quarta Olimpiade. Nei 100 stile libero farò di tutto per ripetere il mio tempo migliore, il che significherebbe arrivare al podio. Non sarà facile, ma ci proverò».
«Certo, anche perché, allora, era il secondo tempo a livello mondiale. La consapevolezza di averlo conquistato con le mie sole forze, senza ombre di doping, mi dà una gioia immensa. Ricordo bene quei momenti: avevo abbassato di quasi otto decimi il record italiano, che già mi apparteneva. Sentivo di potercela fare, ma finché non vedi il tabellone elettronico che segna quel tempo non ci credi. È stato il coronamento di tanti sacrifici e di 15 anni di impegno nella Nazionale».
«È massacrante. Sono sincera: se non avessi ottenuto risultati che mi davano soddisfazione e nuovi stimoli, avrei smesso da un pezzo. Non so se sia lo sport più faticoso, ma so che richiede una grande fatica, anche mentale. Bisogna metterci volontà, determinazione, costanza, concentrazione. Può sembrare strano a dirsi, ma il nuoto è una disciplina che lascia tempo per pensare e chiede di pensare».
«Rimpianti non direi, perché è stata una mia scelta. Avrei potuto smettere tre anni fa, in fondo qualche soddisfazione l’avevo avuta. Se non l’ho fatto è perché mi divertivo. Certo, mi sarebbe piaciuto condurre la vita di una normale studentessa universitaria...».
«Vorrei laurearmi in Lettere a ottobre o al massimo a febbraio, con una tesi sul rapporto tra sport e letteratura».
«Penso spesso al "poi". Ormai è una scelta imminente, molto dipenderà dai risultati ai Mondiali di Spagna. Mi piacerebbe insegnare o lavorare nell’ambito delle risorse umane. Per quanto riguarda invece la sfera personale, desidero una famiglia mia, con dei figli. Penso che una donna a trent’anni abbia l’età giusta per diventare madre, e io a novembre avrò 27 anni».
«Non ci vedo nulla di male, se non altro per il fatto che una sportiva ha un fisico allenato, in forma, e quindi si mostra per quello che è, senza ritocchi. Anche se, a essere sincera, non è quello il mio modello di bellezza: un’atleta sviluppa la muscolatura trascurando altri particolari a cui le donne "normali" prestano attenzione. Sono convinta che una nuotatrice, quando smette, diventa più carina e femminile».
Paolo
Perazzolo
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