![]() |
|
|
Il Mediterraneo comunica con l’oceano grazie allo Stretto di Gibilterra. Oggi. E prima? Secondo alcuni studiosi del Centro di ricerche marine, il Geomar (Center for Marine Geosciences Research) di Kiel, in Germania, milioni di anni fa il Mediterraneo comunicava con l’oceano attraverso due canali poco profondi: uno si trovava nella zona Nord del Marocco, l’altro a Sud della Spagna. Erano questi due percorsi marini a garantire il flusso d’acqua dall’oceano, che venne bloccato sei milioni d’anni fa circa, producendo zone di laghi salati e deserti di sale. Quali le cause? Sono due le scuole di pensiero. Una attribuisce il blocco a un abbassamento mondiale dei livelli d’acqua degli oceani, per via di un forte cambiamento climatico. L’abbassamento del livello del mare deve essere stato di una sessantina di metri, vista la profondità dei due canali prima citati. Il blocco dovuto all’abbassamento del livello avrebbe però dovuto produrre strati di sale di spessore pari a poche decine di metri. E invece nel Mediterraneo occidentale ci sono spessori di 800 metri di sale e in quello orientale si arriva a 3.500 metri. Per spiegare queste enormi quantità di "sale marino" è necessario pensare a processi che hanno permesso alle acque oceaniche di entrare più volte nel Mediterraneo nel corso di diverse centinaia di migliaia di anni, grazie a processi irregolari. Ma non è tutto. È infatti necessario spiegare come mai si è poi aperto il Canale di Gibilterra.
L’ipotesi del cataclisma Ecco perché è nata la seconda scuola di pensiero, che attribuisce il blocco dei due canali a movimenti tettonici. Se è stata la crosta terrestre sottomarina a muoversi, è possibile spiegare sia il blocco dei due canali sia l’apertura di un nuovo canale, qualche centinaia di migliaia di anni dopo, com’è avvenuto con lo Stretto di Gibilterra. Anche i fenomeni irregolari di ingresso di acque oceaniche si può spiegare con i movimenti tellurici della crosta terrestre in quel periodo, che ha visto prima la chiusura dei canali e poi l’apertura di Gibilterra. L’abbassamento del livello del mare per via di una variazione climatica non può spiegare l’apertura dello Stretto di Gibilterra, né le irregolarità dei fenomeni citati. I geofisici di Kiel hanno studiato la struttura delle rocce vulcaniche prelevando 70 campioni nella costa spagnola e in quella marocchina. È stato così scoperto che esistono due famiglie di "rocce" vulcaniche. Un gruppo appartiene a un’epoca "antica", che va da 12 a sei milioni di anni fa. L’altro gruppo – detto di rocce "giovani" – appartiene a un’epoca più recente, che va da cinque milioni a mezzo milione di anni fa. Ed ecco la scoperta. Il gruppo di rocce antiche ha le proprietà della crosta terrestre che penetra nel mantello lavico della Terra (fenomeno di "subduzione"). Il gruppo di rocce "giovani" ha le proprietà tipiche delle isole oceaniche, come l’arcipelago delle Hawaii, nato da una bolla di lava che, partendo dal cosiddetto "mantello", ha penetrato la placca terrestre sotto l’oceano, generando un’attività vulcanica che poi s’è spenta lasciandoci le Hawaii.
all’altezza dello Stretto di Gibilterra (foto AP). Un dislivello di mille metri Le rocce "laviche" più recenti sono la prova che la lava è arrivata in tempi recenti dal mantello interno della Terra verso la superficie del sottosuolo marino. In un periodo che i geofisici tedeschi fanno risalire a circa cinque milioni di anni fa, al processo di "subduzione" ha fatto seguito l’arrivo di lava che ha sollevato la crosta sottomarina. Mettendo in un supercalcolatore queste ipotesi teoriche, con un modello matematico che riproduce l’evoluzione termica e meccanica di quella zona della superficie terrestre, è risultato che il dislivello prodotto può facilmente arrivare a mille metri: un valore sufficiente per bloccare i due canali in Marocco e Spagna. C’è un altro elemento che sembrerebbe favorire l’ipotesi dello sconvolgimento tettonico: il tempo. Le variazioni climatiche sono molto lente, mentre lo studio dei fondali porta a concludere che gli sconvolgimenti sono stati rapidi. E questo va a favore della tesi del cataclisma generato dai movimenti tettonici. È bene precisare che molti dettagli sono ancora tutti da capire. Resta comunque una certezza: gli strati di
"sale" che giacciono sui fondali del Mediterraneo. Cinque milioni
di anni fa, prima che si aprisse lo Stretto di Gibilterra, erano queste
enormi distese di depositi salini lo spettacolo più caratteristico offerto
dal Mare nostrum.
Antonino
Zichichi
|