Famiglia Cristiana OnLine
Ricerca Homeitalia Home International Periodici San Paolo

 

 
Spettacoli
di Gigi Vesigna


MUSICA
IL NUOVO ALBUM DELLA CANTANTE, ANCORA IN INGLESE


I FIORI DI ELISA

In Lotus ci sono 16 canzoni: 10 già note ma vestite di nuovo e le altre inedite, in parte autobiografiche. E tante foto di natura, scattate da lei.

Una giovane donna parte da Monfalcone, gira il mondo con la macchina fotografica, si guarda attorno e scatta, scatta, scatta. Albe e tramonti, prati e paesaggi: è la natura che le dà l’ispirazione. Tornata a casa, si mette a guardare quello che ha fotografato e da quelle immagini nascono un disco e le scenografie di una tournée in 29 tappe, partenza da Udine il 1° dicembre, conclusione a Varese il 19 febbraio 2004.

È la storia vera di come Elisa Toffoli, 26 anni a dicembre, si sia decisa a pubblicare Lotus, suo quarto album dopo Pipes and flowers, Asile’s world (Asile è Elisa letto al contrario) e Then comes the sun. C’è poi nella sua produzione un cd singolo che comprende le due canzoni che preferisce: Sittin on the dock of the bay di Steve Cooper e Otis Redding e Redemption song di Bob Marley.

  • Perché Lotus? Ti sei ispirata al fiore che, secondo la leggenda, dà l’oblio?

«No, mi sono ispirata ai fiori che si vedono attorno a Buddha e che, secondo la tradizione, rappresentano la vita».

  • È vero che ti avevano proposto di pubblicare un disco di greatest hits?

«Sì, ma ho rifiutato. Sarebbe il colmo che alla mia età e dopo soli tre album avessi la spudoratezza di proporre al pubblico "il meglio di Elisa". Che, tra l’altro, mi auguro debba ancora venire...».

  • Sedici canzoni per un’ora, 19 minuti e 16 secondi di musica: non si può dire che tu non sia stata generosa...

La copertina del nuovo album di Elisa.«Questo disco è molto particolare: l’ho potuto realizzare interamente con i miei amici musicisti. Tutti i pezzi sono registrati su nastro analogico in presa diretta e in versione acustica...».

Lei ha fatto tutto il resto, musica, testi, arrangiamenti, e l’ha anche prodotto. Così le 10 canzoni già note sono vestite di nuovo. Nelle 6 inedite si avverte un’ulteriore maturazione vocale e un impegno più accurato nella stesura dei testi, ancora in inglese. «Forse un giorno passerò all’italiano, ma l’inglese mi dà più musicalità, mi facilita la scrittura. Pensa che in Inghilterra sono già pazzi per questo disco!».

  • A prayer ha cadenze gospel...

«Lo è, io l’ho scritto come tale».

  • Nella canzone canti: «il dolore non è nient’altro che una bilancia per la mia volontà, e arriva il tempo in cui la verità sopravvive a ogni tipo di paura, a ogni tipo di bugia, in una preghiera di libertà, una preghiera d’amore...».

«Ho preferito fare io stessa le traduzioni dei testi in inglese proprio perché non si potessero prestare a interpretazioni diverse dalla mia intenzione».

  • Poi c’è Yashal, che sembra una dichiarazione d’amore per una persona che si è allontanata, ma speri «che un giorno tornerai da me, fra le mie braccia...». Ma chi è questo Yashal?

«È una persona che c’è, non mi fa soffrire ma si rivelerà solo quando avrò deciso io. In lingua navajo, il nome Yashal vuol dire: "evviva la vita"».

  • Anche in Beautiful night c’è qualcosa di autobiografico: «È una bella notte, penso di aver visto una poesia scivolare da una stella, penso di averla vista scegliere i tuoi occhi...».

«Eravamo in tournée nel Sud, io che sono mezza astemia avevo bevuto più del dovuto e proposi ai miei compagni di tornare a piedi. Venivo da un momento particolare e gli occhi di un ragazzo mi avevano colpito: in albergo caddi in un sonno profondo e, al mattino, era nata questa canzone».

  • Electricity è una ballata anni ’60...

«Ho passato molto tempo a studiare quella musica, ma è soprattutto quella dei ’70 che mi ha preso parecchio».

  • Cosa vuoi aggiungere su Lotus?

«Che uscirà anche in vinile e per me questo è un sogno che si avvera. 
La copertina avrà immagini di natura, e sarà di carta riciclata...».


Gigi Vesigna

torna all'indice