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Gli antichi artisti non avevano alcun imbarazzo nel rappresentare Maria in evidente stato di gravidanza. Anzi, nelle miniature, Elisabetta, anch’essa incinta del Battista, non esitava a toccarle il ventre quasi per sentire i movimenti del piccolo Gesù, mentre una sorta di fumetto evocava le parole del Vangelo di Luca: « Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!». La Chiesa etiopica usa ancora nella liturgia un genere di inno detto malkee ("effigie") nel quale si esaltano le parti del corpo di Maria, arrivando a descrivere fino a 52 organi e benedicendo soprattutto il grembo che avrebbe generato il Signore. C’è un’espressione tenera per indicare lo stato interessante di una donna: si è soliti dire che è "in dolce attesa". Ebbene, l’inchiesta che Famiglia Cristiana propone in questo numero natalizio dimostra che la realtà può essere ben diversa, e non tanto per le difficili maternità di donne che versano in situazioni di disagio, soprattutto nei Paesi poveri. No, anche nell’Italia benestante una donna che resta incinta è vista con fastidio dal sistema produttivo e, per questo, non si esita a rendere meno dolce – e indirettamente meno desiderata – quell’attesa. Dobbiamo riconoscere che questo era accaduto anche a Maria, incinta di Gesù. È l’evangelista Matteo a rievocare quelle ore molto tese che intercorsero tra lei e il suo sposo promesso Giuseppe quando quest’ultimo l’aveva scoperta in stato interessante. Per evitarle il deferimento a un giudizio pubblico, che poteva comprendere anche la lapidazione secondo l’antica legge biblica ( Deuteronomio 22,20-21), egli aveva già deciso di «licenziarla in segreto», ossia di rimandarla dai suoi genitori, evitando la denunzia legale, ma anche votandola a una vita umiliante col figlio illegittimo. Sappiamo tutti come andò a finire ed è proprio l’esito felice di quella vicenda che noi continuiamo a celebrare. Ma quei giorni di offuscamento possono essere una sorta di emblema per illustrare le difficoltà di tante donne, le loro ansie e anche il sottile rifiuto che può aleggiare attorno alla loro maternità.
Eppure è proprio la Bibbia a esaltare con entusiasmo la gestazione. Si legga quella stupenda strofa del Salmo 139,13-16 che canta la misteriosa azione di Dio mentre sta "tessendo" e "plasmando" la creatura umana nel grembo della madre: «Sei tu che hai creato i miei reni, mi hai intessuto nell’utero di mia madre. Ti ringrazio perché con atti miracolosi mi hai fatto meraviglioso… Il mio scheletro non ti era nascosto quando fui plasmato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. Anche l’embrione i tuoi occhi l’hanno visto e nel tuo libro erano tutti scritti i miei giorni, già formati prima ancora che ne esistesse uno solo». Le immagini usate sono quelle del tessitore e del vasaio: talora nell’arte egizia si raffigura nel ventre gravido della donna un tornio, simbolo del dio creatore Khnum, esprimendo così la convinzione che Dio stesso sia all’opera nel grembo materno, sede della vocazione alla vita e alla missione di una creatura, come riconosceva il profeta Geremia, imitato poi da san Paolo: «Prima di formarti nel grembo materno – dice il Signore – ti conoscevo; prima che tu uscissi alla luce ti ho consacrato e ti ho stabilito profeta delle nazioni!» (1,5). Maria nella "dolce attesa" di Gesù è, allora,
un’immagine da riproporre, come facevano gli antichi miniatori che sui
fogli di pergamena dei codici raffiguravano la Madre di Cristo col ventre
ingrossato. Tutte le culture hanno esaltato questo momento delicato e alto
della vita di una donna, sorgente dell’esistenza di ciascuno di noi. È
per questo che vorremmo concludere con un meraviglioso detto dei Berberi,
popolazione discendente dagli antichi Egizi e stanziata sulle regioni
montuose del Marocco e dell’Algeria: «Se una madre ha nel ventre il
figlio, il suo corpo è come una tenda quando nel deserto soffia il ghibli,
è come l’oasi per l’assetato, è come un tempio per chi prega il
Creatore».
Gianfranco
Ravasi
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