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L'editoriale
di Beppe Del Colle


DOPO L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE SULLA PROCREAZIONE ASSISTITA

LA LIBERTÀ DI COSCIENZA
OLTRE LA VECCHIA DC

Il voto favorevole dei parlamentari cattolici è stato il frutto di una libera scelta, nel rispetto di un principio costituzionale. Ma rimane aperta una questione fondamentale...

L’approvazione della legge sulla procreazione medicalmente assistita ha riacceso il dibattito sulla "questione cattolica", alimentata artificialmente soprattutto nel Centrosinistra, dove il fatto che i parlamentari cattolici della Margherita abbiano votato con la maggioranza di Centrodestra a sostegno della legge è stato visto come un ulteriore ostacolo alla presentazione di una lista unica dell’Ulivo per le prossime elezioni europee.

Ma c’è stato anche chi ha notato nel voto pressoché unanime del Centrodestra soprattutto un tentativo di assicurarsi il favore elettorale della gerarchia ecclesiastica, con una curiosa conseguenza non voluta: quando qualcuno, come il senatore a vita Andreotti, ha proposto di modificare la legge 194 sull’aborto, sull’onda del voto per la fecondazione artificiale, subito è partita la risposta corale nella maggioranza che la questione non è all’ordine del giorno. Infine, né a destra né a sinistra si sono levate troppe voci a sostegno della proposta di un referendum abrogativo sul provvedimento appena varato dal Senato.

Come si vede, la "questione cattolica" si pone per l’ennesima volta in Italia nel segno di una forte ambiguità. È un difetto congenito alla politica di un Paese di antica tradizione cattolica, che ospita la Città del Vaticano, che ha avuto per secoli in alcune Regioni un Governo temporale ecclesiastico, e per queste ragioni non riesce facilmente a comprendere il ruolo della Chiesa in una società moderna, aperta a tutte le sollecitazioni di culture e modi di vivere anche molto lontani dallo spirito religioso.

Soprattutto non si riesce a capire facilmente come quel ruolo della Chiesa abbia ricevuto in effetti una spinta propulsiva per la propria autonomia dalla scomparsa di un partito cattolico egemone, come è stata per quasi mezzo secolo la Democrazia cristiana.

Forse è presto per dirlo, forse non è opportuno e può risultare sgradevole per molti, ma come Paolo VI ebbe a osservare che la Chiesa aveva guadagnato dalla traumatica fine del potere temporale con l’unità dell’Italia con capitale Roma, forse si può cominciare a sostenere che oggi la Chiesa è più libera di quando il rapporto fatalmente obbligato con la Dc (stante anche la lunga minaccia comunista) circoscriveva l’ambito di ascolto sociale delle sue posizioni su molti temi della vita del Paese.

Ilvo Diamanti ha redatto su Repubblica un elenco degli argomenti sui quali, dal Papa in giù, la gerarchia ecclesiastica ha assunto negli ultimi tempi posizioni molto nette anche nei confronti del Governo e della maggioranza, dalla pace all’immigrazione, cui si possono aggiungere le nuove povertà e le nuove ingiustizie provocate nel mondo dalla globalizzazione. Il che le ha consentito di raccogliere intorno alla sua voce il consenso e la partecipazione di gruppi sociali, soprattutto giovanili, che in altri tempi le sarebbero stati preclusi dal pregiudizio laico o antireligioso.

Per tornare alla questione più attuale, quella della procreazione medicalmente assistita, che non è una legge voluta dalla Chiesa (essa anzi l’ha giudicata per bocca di suoi autorevoli esponenti "un male minore"), è necessario ribadire che il voto favorevole dei parlamentari cattolici è stato il frutto della libertà di coscienza, cui gli eletti del popolo hanno diritto secondo la Costituzione; ma va anche sottolineato che l’esercizio di quel diritto, in quella specifica materia, poteva essere giustificato pure da autonome ragioni psicologiche, giuridiche e scientifiche (ad esempio, a proposito dell’inseminazione eterologa o del trattamento degli embrioni).

 Beppe Del Colle

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