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QUEL BABBO NATALE STANCO CHE NON SA RIFIUTARE UN DONO È il protagonista del racconto che Pontiggia consegnò pochi giorni prima della morte. I bambini «sono sempre stati, nei secoli, il futuro della Terra», dice. Quasi un testamento. L’ormai consueto appuntamento con l’antologia natalizia, che il curatore Marco Beck offre ai lettori, si allinea anche quest’anno con la musicalità dei titoli precedenti, "Concerto", "Sinfonia", "Cantata". Note di Natale contiene sette racconti, più lunghi e più complessi taluni, come quelli della Branduardi, della Ferrari e, soprattutto, di Ravenna, condotti con un passo narrativo che prelude più l’idea del romanzo che non la chiusa serrata del racconto. Un’interessante novità di fronte ai più spediti, anche se talvolta eterogenei, panorami antologici. Rapidissimo, invece, ma perfetto nella sua fulminante brevità, il racconto di Giuseppe Pontiggia, che apre il volume: Una lettera dal Paradiso. Inequivocabile la mano del maestro che, come gli antichi samurai, sa sfoderare, colpire e ringuainare la katana, in una sola imprescindibile mossa. Ma al di là della maestria, c’è nel racconto di Pontiggia una circostanza, forse una premonizione, che stupisce e commuove. Quando Pontiggia consegnò al curatore la sua Lettera dal Paradiso, non sapeva che, di lì alle poche ore cui avrebbe fatto seguito la sua prematura morte, quella sua Lettera, se avesse avuto una busta, avrebbe portato davvero il bollo postale del Paradiso. Chi scrive, nel racconto, è uno stanco e deluso Babbo Natale che altri non è se non il vecchio San Nicola metamorfosato in Santa Claus, sommerso da milioni di lettere con richieste di doni sempre più sofisticati a cui il povero San Nicola non sa più come far fronte: «Vorrei che sulla mia tomba, oltre al nome e alla data di nascita, fosse scritto: non riceve più posta». Eppure, anche se l’industria telematica ha assestato un colpo mortale alle sue forze, anche se «perfino il Papa ha parlato di silenzio di Dio», il buon San Nicola non rinuncia al proprio compito: «Alle lettere dei bambini devo rispondere con un dono. Sono sempre stati, nei secoli, il futuro della Terra». Luce di sole e riflessi di neve nel bel racconto di
Rosetta Loy, I versi e la tagliola, in cui il Natale non è nominato
se non trasposto nella gioiosa rinascita, nel ricordo, di chi ci è stato
caro e ci ha lasciato. Viaggio in un vento di Apocalisse quello della
vecchia Yahèl verso la Grotta del piccolo Messia, nel racconto di Ettore
Masina. Il sereno quanto inquietante sorriso del misterioso quattordicesimo
ospite al pranzo natalizio, nel racconto di Nicoletta Sipos, chiude con un
piacevole brivido la nostra vigilia di lettori.
FFerruccio
Parazzoli
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