Speciale domenica.
di Padre Raniero Cantalamessa

IL VANGELO DELLA SPERANZA
Natale del Signore - 25 dicembre 2003

PERCHÉ SI È FATTO UOMO

    
Giovanni (1,1-18)

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. [...] Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti, però, l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.
   

Andiamo diritti al vertice del Prologo di Giovanni che costituisce il vangelo della terza Messa di Natale, detta "del giorno". Nel Credo c’è una frase che in questo giorno si recita in ginocchio: «Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo». È la risposta fondamentale e perennemente valida alla domanda: perché il Verbo si è fatto carne? Ma ha bisogno di essere compresa e integrata. La domanda, infatti, rispunta sotto altra forma: perché si è fatto uomo «per la nostra salvezza»? Solo perché noi avevamo peccato e avevamo bisogno di essere salvati?

Un filone della teologia, inaugurato dal beato Duns Scoto, teologo francescano, scioglie l’incarnazione da un legame troppo esclusivo con il peccato dell’uomo e le assegna, come motivo primario, la gloria di Dio: «Dio decreta l’incarnazione del Figlio per avere qualcuno, fuori di sé, che lo ami in modo sommo e degno di sé». Questa risposta, pur bellissima, non è ancora definitiva. Per la Sacra Scrittura la cosa più importante non è, come per i filosofi greci, che Dio sia amato, ma che Dio "ama" e ama per primo (cfr. 1Gv 4,10.19).

Dio ha voluto l’incarnazione del Figlio non tanto per avere qualcuno fuori della Trinità che lo amasse in modo degno di sé, quanto piuttosto per aver qualcuno da amare in modo degno di sé, cioè senza misura!

A Natale, quando viene alla luce Gesù, Dio Padre ha qualcuno da amare in misura infinita, perché Gesù è uomo e Dio insieme. Ma non solo Gesù, anche noi insieme con lui. Noi siamo inclusi in questo amore, essendo diventati membra del corpo di Cristo, "figli nel Figlio". Ce lo ricorda lo stesso Prologo di Giovanni: «A quanti l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio». Cristo è dunque disceso dal cielo «per la nostra salvezza», ma quello che l’ha spinto a scendere dal cielo per la nostra salvezza è stato l’amore. Natale è la prova suprema della "filantropia" di Dio, come la chiama la Scrittura (Tt 3,4), cioè del «suo amore per gli uomini». Questa risposta al perché dell’incarnazione era scritta in modo chiaro nella Scrittura, dallo stesso evangelista che ha scritto il Prologo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Quale deve essere allora la nostra risposta al messaggio del Natale? Il canto natalizio Adeste, fideles dice: «Come non riamare uno che ci ha amato tanto?». Si possono fare tante cose per solennizzare il Natale, ma la cosa più vera e più profonda ci è suggerita da queste parole. Un pensiero sincero di gratitudine, di commozione e di amore per colui che è venuto ad abitare in mezzo a noi, è il dono più squisito che possiamo dare al Bambino Gesù, l’ornamento più bello intorno al suo presepio.

Per essere sincero, però, l’amore ha bisogno di tradursi in gesti concreti. Il più semplice e universale – quando è pulito e innocente – è il bacio. Diamo dunque un bacio a Gesù, come si desidera fare con tutti i bambini appena nati. Ma non accontentiamoci di darlo solo alla sua statuina di gesso o di porcellana, diamolo a un Gesù Bambino in carne e ossa. Diamolo a un povero, a un sofferente, e lo abbiamo dato a lui!

Dare un bacio, in questo senso, significa dare un aiuto concreto, ma anche una parola buona, un incoraggiamento, una visita, un sorriso, a volte, perché no?, un bacio reale. Sono le luci più belle che possiamo accendere nel nostro presepio.