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La lezione dello sport

 
 
Attualità.
di Elisa Chiari


ANNO EUROPEO
IL CALCIATORE SARDO PASSATO DAL CHELSEA AL CAGLIARI. 
IN SERIE B


L’ULTIMO SOGNO DI ZOLA:
STADI PIENI DI BAMBINI


«Il calcio è stato il mio secondo padre, e mi ha dato tanto. 
Ma se vogliamo educare, non esaltiamo gli esempi negativi».

Se c’è poesia nel calcio, è nel filo invisibile che lega la palla ai piedi di Gianfranco Zola. È nel sorriso sofferto di un "vecchio" ragazzo che non ha mai perso neanche per un giorno la signorilità che segna la differenza, sottile ma non indifferente, tra un grande calciatore e un campione che sembra scolpito in un verso di De Gregori.

  • Miglior giocatore della storia del Chelsea, testimonial per il ministero dell’Istruzione britannico: come si fa a non montarsi la testa?

«Venire elogiati per quello che si fa in campo rientra nella professione, venire citati come esempio per fini extracalcistici è un onore. Faccio il mio lavoro con tanto impegno e tutte queste cose mi gratificano, ma so che per vivere bene ci sono altri fatti, semplici e reali, che mi permettono di essere professionalmente libero e nelle condizioni di dare il meglio di me stesso».

  • Per esempio?

«La mia famiglia, i miei figli, i sacrifici che faccio per cercare di rimanere un calciatore di primo piano».

  • Lo sport è ancora "palestra di vita"?

«Mi auguro di sì. Per me il calcio è stato come un secondo padre: mi ha insegnato ad avere rispetto per gli altri, a socializzare, a essere competitivo con fair play. Mi ha spinto a migliorarmi anche culturalmente. Mi ha avvicinato a persone importanti. Portandomi a Londra mi ha dato una seconda lingua».

  • Il 40 per cento dei ragazzini si dichiara disposto a doparsi. Da padre, questo ti fa paura?

«Certo che sì. In ogni campo ci sono esempi positivi e negativi. Credo che a volte anche i media dovrebbero stare attenti a non dare rilievo ai modelli negativi, più che a quelli positivi. È triste pensare che faccia notizia uno che sputa all’arbitro invece di uno che stringe la mano a un avversario. Se vogliamo far sì che quei ragazzi passino dal 40 al 5 per cento, dobbiamo sforzarci tutti di dar loro esempi migliori».

  • Dopo anni di grande successo in Gran Bretagna hai scelto di tornare a Cagliari, anche in Serie B. Perché?

«L’ho fatto per mettermi in discussione, perché nella vita ci vuole sempre una sfida, un’avventura. E un po’ anche per i miei figli: volevo dar loro l’opportunità di vivere anche in Sardegna, dove io sono cresciuto benissimo. Sono stracontento di essere qui».

  • Quali sono le doti di un campione?

«La capacità di distinguersi nella sua "arte" prima di tutto, ma anche la capacità di trasmettere emozioni positive alla gente che va a vedere e ai compagni, con le azioni in campo, ma anche attraverso il comportamento che sa tenere».

  • Tanti dicono di te che ricordi il miglior Maradona; che ne dici?

«È un onore: quando ho cominciato, sognavo di diventare un giocatore apprezzato da compagni e avversari. Mi sembra di esserci riuscito e mi godo questa sensazione. Ma credo che campioni come Maradona restino unici».

  • Hai 37 anni: nel calcio ti rimane ancora un sogno da realizzare?

«Non ho più la freschezza di 15 anni fa, ma per me conta arrivare in campo e sentirmi competitivo, capace di trasmettere emozioni a chi mi guarda. Questo mi basta. Se non avessi sogni, non sarei ancora qui ad allenarmi».

  • Si può rivelare uno di questi sogni?

«Vorrei vedere anche in Italia la gente andare allo stadio come gli inglesi. C’erano gli hooligans, certo, ma si sono messi tutti d’impegno e sono riusciti a fermarli. Gli stadi inglesi ora sono pieni di bambini: vorrei rivedere quello spettacolo anche qui».

Elisa Chiari
   
  

GIANCARLO ZOLA

È nato a Oliena (Nuoro) il 5 luglio 1966
35 presenze in Nazionale
, con 8 reti
207 presenze in serie A (Napoli e Parma), con 81 reti
195 presenze nella Premiership (Chelsea), con 55 reti
1 scudetto (Napoli)
1 Coppa Uefa (Parma)
1 Coppa delle coppe (Chelsea)
Miglior giocatore dell’anno in Inghilterra nel 1997
Attualmente gioca nel Cagliari, in Serie B

   

VIOLA VALLI: IL BELLO È SFIDARE SÉ STESSI

Viola Valli ama il mare aperto. Somiglia un po’ al pesciolino Nemo, piccolo e determinatissimo, che non si accontenta neppure della barriera corallina e nuota lontano senza arrendersi mai, nemmeno controcorrente.

  • Hai vinto tantissimo, ma il tuo sport non è olimpico: ti dispiace?

«Mi spiace che il fondo non sia compreso nel calendario dei Giochi, ma non per una questione di visibilità, che mi importa poco: è piuttosto per l’importanza della manifestazione che celebra lo sport puro per eccellenza. Mi sembra una contraddizione che vadano alle Olimpiadi i professionisti del basket e noi no. Ma se lo dico io non serve, non conto niente».

  • Dove trovi le motivazioni per continuare a vincere in uno sport durissimo?

«Le trovi se hai obiettivi grandi, io non ho mai problemi in questo. La parte più dura è l’allenamento in piscina, a volte è alienante».

  • Quante ore passi in acqua?

«Cinque, sei al giorno».

  • Che cosa ha dato lo sport alla tua vita?

«Moltissimo: l’incontro con il resto del mondo, la capacità di adattamento. E l’esperienza della convivenza con altre atlete, per me che sono figlia unica, è stata una grandissima occasione di crescita».

  • Quanto ha contato la tua famiglia?

«Non ha mai scelto per me, ha assecondato quando ero ragazzina il mio desiderio di andare a nuotare più spesso. Mi ha sostenuto senza interferire».

  • Dicono che tu abbia in gara una grinta notevole: è vero?

«Sì, non mi piace accontentarmi e neppure fare le cose tanto per farle. Mi diverte la competizione, ho una grande carica agonistica, amo molto sfidare i miei limiti».

  • C’è anche chi bara: questo non è un pericolo per la fiducia nello sport?

«Finora ho vinto con le mie forze ed è la vera soddisfazione. Non voglio sapere che cosa fanno gli altri. Se vogliono doparsi, vadano all’inferno».

  • Il bello del tuo sport, fatica nera a parte?

«Perché a parte? Anche la fatica è bella. Non è necessariamente un aspetto negativo».

  • La soddisfazione maggiore?

«Riconfermarmi ad alto livello».

  • Un consiglio per chi comincia?

«Non enfatizzare troppo la vittoria. Il mio allenatore quand’ero ragazzina era bravissimo: mi faceva credere che la mia fatica fosse normale. Solo ora ammette scherzando: "Ti ho massacrato"».

  • I prossimi obiettivi?

«La laurea in Lettere moderne, ormai mi mancano un esame e la tesi, che è già a metà. Poi ci sono gli Europei a Madrid a maggio. Farà un freddo cane, c’è un laghetto gelido, mi hanno parlato di 14 gradi. Per dare un’idea, l’acqua fredda del rubinetto è 20-21 gradi. Sarà durissima».

  • Non sembri tipo che si spaventa...

«No, ma per me il freddo è un problema fisico: ho uno strato di grasso minimo. A 17 gradi, nella gara più breve ho resistito, a meno non so».

Sempre più difficile, sempre più emozionante, perché il limite si sfida anche così.

e.chi.

VIOLA VALLI
Nuotatrice

È nata a Varese il 15 maggio 1972
1 argento
agli Europei del 1999 (5 km)
2 ori ai Mondiali del 2001 (5 e 25 km)
1 oro agli Europei del 2002 (5 km)
1 oro (5 km) e 1 argento (10 km) ai Mondiali del 2002
2 ori ai Mondiali del 2003 (5 e 10 km)
Attualmente gareggia per la S.S. Metanopoli di San Donato Milanese


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