Famiglia Cristiana OnLine
Ricerca Homeitalia Home International Periodici San Paolo

 

 
Il mondo della scienza.
di Antonino Zichichi


I
L PROGETTO "CENSIMENTO DELLA VITA MARINA" (COML)

ESPLORATORI DELL'OCEANO

I nostri mari sono all’origine della vita, eppure sono ancora sconosciuti al 95 per cento. Adesso si rimedierà.

Il 95 per cento del cosiddetto Oceano Globale (OG) è ancora tutto da esplorare. Con questa sigla, OG, si intende l’intera superficie liquida del globo terrestre, da cui viene la vita. Paradossalmente questa sorgente di vita non ha mai avuto priorità di studi e ricerche. Tutto quello che si è fatto ha quasi sempre avuto come motore centrale gli interessi commerciali. Ecco perché è stato accolto con interesse e plauso il primo rapporto del progetto CoML (Census of Marine Life, "Censimento della vita marina"), finanziato con un miliardo di dollari dalla Alfred P. Sloan Foundation e dai Governi di 53 Paesi dai quali vengono i 300 scienziati che vi lavorano. Il progetto, iniziato nel 2000, proseguirà fino al 2010. In questa prima fase durata tre anni sono stati ottenuti molti risultati interessanti.

Una scienziata del progetto durante un’immersione (foto AP).
Una scienziata del progetto durante un’immersione
(foto AP).

Uno di questi è emerso dal mare dell’Angola. Nei sedimenti di quegli abissi è stato scoperto che essi contengono il massimo numero di specie per chilometro quadrato di qualsiasi altro ambiente acquatico. Un altro risultato riguarda i salmoni. È stato scoperto che gli esemplari giovani muoiono di più in pieno oceano e non nei fiumi. Questo risultato cambierà le attuali procedure e tecniche relative alla protezione dei salmoni. Un’altra scoperta riguarda un tipo di spugna marina utile per la lotta contro il cancro. In questi tre anni sono state scoperte 600 nuove specie di pesci e si pensa che entro il 2010 ne saranno scoperte un altro paio di migliaia. Un obiettivo del progetto è capire la relazione esistente tra le diverse specie che vivono negli abissi marini e la ricchezza di cibo nella colonna d’acqua che sovrasta gli abissi.

C’è un motivo per cui – a prescindere dallo studio delle numerose forme di vita per i pesci – è importante capire cosa accade in queste "colonne" d’acqua dell’Oceano Globale. Questo motivo è il bilancio dell’anidride carbonica (CO2): il gas a effetto serra, considerato responsabile del riscaldamento planetario. Responsabile in quanto, dall’era industriale in poi, la sua concentrazione nell’atmosfera è andata sempre aumentando. Fu il Nobel per la Chimica Svante Arrhenius, nel 1896, a legare la produzione di questo gas alla combustione di petrolio, carbone, gas e legna. Arrhenius fece notare che l’uso di fossili per produrre energia avrebbe causato l’aumento del tasso d’anidride carbonica nell’aria.

L’argomento di Arrhenius venne abbandonato in quanto era già noto ai nostri bisnonni che l’OG è un potente assorbitore di anidride carbonica. Ci sono addirittura zone in cui il CO2 viene assorbito tanto potentemente che quelle zone sono state definite "pozzi".

I "pozzi" di anidride carbonica

Il meccanismo non è stato ancora capito. Si pensa che sia legato alla struttura verticale delle "colonne" d’acqua, che presentano interessanti proprietà di vita, come hanno scoperto gli studiosi del progetto CoML. Una scuola di pensiero è convinta che i "pozzi" oceanici di anidride carbonica siano legati all’intensa vita di quelle zone.

L’Oceano Globale ha una caratteristica peculiare: qualcosa di assimilabile a una valvola che l’Oceano stesso si diverte a chiudere o ad aprire.

In tempi lontani, quando l’uomo non c’era, la percentuale di CO2 è aumentata e diminuita tante volte. D’altronde la quantità di CO2 nell’atmosfera non è stato l’uomo a metterla. Così come non è stato l’uomo a metterci l’azoto e l’ossigeno che costituiscono l’aria attorno alla sfera terrestre, che ha nella sua superficie due strutture, una liquida e l’altra solida.

Un pesce scorpione scoperto dal CoML (foto AP).
Un pesce scorpione scoperto dal CoML (foto AP).

Quella liquida ha una superficie due volte più vasta di quella solida e possiede, nelle sue profondità, molta più vita animale della superficie solida. La vita nell’Oceano Globale ha un ruolo primario per farci capire il meccanismo di emissione e assorbimento di CO2. Come detto in apertura, paradossalmente, questa vita dell’OG inizia soltanto ora a essere studiata con rigore, grazie al progetto CoML.

Secondo alcuni modelli matematici, l’Oceano Globale immette, ogni anno, 100 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, ma ne assorbe 104. L’Oceano Globale, quindi, secondo questi modelli, assorbe più anidride carbonica di quella che immette nell’atmosfera. Le piante e il suolo che vive ne iniettano 100 miliardi di tonnellate l’anno, e ne assorbono altrettante. Ecco un motivo ulteriore per cui è importante capire le sorgenti di vita nell’Oceano Globale.

I risultati ottenuti in questa prima fase di CoML hanno indotto il direttore del progetto, Jesse Ausubel, a dire che si tratta soltanto dell’inizio di una "grande avventura". Il progetto permetterà di conoscere le specie animali in pericolo e come proteggerle. Oltre a catalogare le varie specie viventi, la loro distribuzione e la loro abbondanza, i risultati ci faranno capire come cambia la vita negli Oceani e quale effetto ha su questa vita ciò che fa l’uomo.

Antonino Zichichi

 

La notizia della settimana
Un primato della civiltà faraonica

Quale civiltà ha avuto l’idea di far corrispondere un numero a una lettera del suo alfabeto? La risposta era stata finora: la civiltà greca. E adesso invece pare che la risposta giusta sia: la civiltà faraonica. Euclide, Archimede, Aristotele associavano la lettera alfa al numero uno, beta al due, gamma al tre e così via, ed erano convinti che fossero stati i loro antenati ad avere avuto quell’idea. Adesso, però, uno studioso dell’Università di Montréal (Canada), Stephen Chrisomalis, dice che la civiltà greca ha preso questa idea dalla civiltà egizia.

La stele di Wepemnofret, una delle meglio conservate dell'antico Egitto (foto AP).
La stele di Wepemnofret, una delle meglio conservate
dell’antico Egitto (foto AP).

La numerazione alfabetica sarebbe nata diversi secoli prima dell’era cristiana nei negozi greci in Egitto. L’analisi dei documenti dell’amministrazione faraonica egiziana, risalenti all’VIII secolo a.C., rende evidente che è nata in quella civiltà l’idea di associare un numero al simbolo di una lettera dell’alfabeto. Il commercio egizio l’ha trasmessa ai commercianti greci e questi l’avrebbero portata in patria.

 

Le frontiere della ricerca
La prima radice dell'albero della vita

Le origini della specie umana sono forse 30 milioni di anni più lontane nel tempo di quanto si era pensato finora. Questa scoperta nasce dal ritrovamento di un fossile che per ben cinque anni era rimasto nella veranda di un bungalow senza che nessuno si preoccupasse di studiarlo.

Il fossile scoperto in Australia da Ross Fargher.
Il fossile scoperto in Australia da Ross Fargher (foto AP).

A trovarlo nella sua tenuta era stato un allevatore di pecore australiano, Ross Fargher, che aveva notato l’esistenza di fossili strani nella zona sabbiosa della sua fattoria. Pur non essendo uno studioso di paleontologia, Fargher aveva l’occhio giusto per notare che c’erano fossili strani nell’arenaria della sua tenuta. Ed è così che ha chiamato i paleontologi.

Secondo il professor Jim Gehling, paleontologo di Adelaide (Sud Australia), il fossile di Fargher rappresenta l’inizio delle creature dotate di spina dorsale. Il fossile è lungo sei centimetri e risale a 560 milioni di anni fa. Il più antico fossile con struttura portante contenente minerali era finora quello trovato in Cina, che è però di ben 30 milioni di anni più giovane.


torna all'indice