Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Attualità.
di Guglielmo Nardocci


POLITICA
COMUNI ED ENTI LOCALI ALLE PRESE CON I TAGLI AI BILANCI IMPOSTI DAL GOVERNO


LA BORSA È VUOTA

Questa volta gli amministratori sono uniti, senza differenze politiche. 
È come se parlassero con una sola voce, a cominciare da Raffaele Costa per finire con Rosa Russo Jervolino: «Il Governo ci sta strangolando e noi non potremo erogare servizi pubblici essenziali».


Destra e Sinistra, per una volta uniti nel nome dell’Italia dei "Campanili", vanno all’attacco del Governo centrale che ancora una volta toglie soldi preziosi ai già magri bilanci comunali, né sono valse le assicurazioni della scorsa settimana: «Il clima è migliorato, ma la sostanza non cambia tuttora», ha detto il presidente dell’Anci Leonardo Domenici. Famiglia Cristiana ha sentito il sindaco leghista di Novara Massimo Giordano, quello di Firenze, il diessino Leonardo Domenici, il primo cittadino di Napoli, Rosa Russo Jervolino della Margherita, il presidente della Provincia di Cuneo, il forzista Raffaele Costa, già gran fustigatore della "malasanità".

Claudio Scajola.
Claudio Scajola (foto AP).

«È incomprensibile che di fronte a uno Stato costoso e dissipatore», sottolinea Giordano, «si tosino gli enti locali che invece hanno sempre mostrato comportamenti virtuosi. Avevamo l’obiettivo della completa autonomia impositiva e invece stiamo arretrando su posizioni del passato. Non so davvero come finanzieremo le mense per i bambini, i centri per gli anziani, lo sport, la cultura. Tenga conto che il nostro è un bilancio in continua sofferenza, perché accade che oltre a limitare i trasferimenti dello Stato ci bloccano anche l’autonomia impositiva congelata da anni. Vorrà dire che quando dovrò chiudere il bilancio andrò da Fini e Casini chiedendo che se lo sistemino loro». Ma la Lega non ha votato il piano economico del Governo? «Sì, ma una parte della maggioranza è per costruire uno Stato snello ed efficiente, l’altra, quella di Fini e Follini, è per le vecchie pratiche assistenzialiste. Il bilancio di Novara lo chiuderanno loro».

Tabella.

«Mi attengo ai dati per evitare polemiche», spiega Rosa Russo Jervolino, «rispetto alle altre zone del Paese, i Comuni del Sud si troveranno a operare in una condizione generale che vede una riduzione complessiva di 1.200 milioni di euro in quei settori che avrebbero generato sviluppo e occupazione; parlo dei 750 milioni di euro sottratti alla legge che incentiva le piccole e medie imprese, dei 150 per il bonus occupazionale e dei 250 sottratti ai contratti di programma che stavano funzionando benissimo. Per quello che ci riguarda, come Campania, il taglio assomma a 300 milioni di euro. E vengo a Napoli: già nella scorsa Finanziaria ci erano stati segati 60 milioni di euro pari a 120 miliardi delle vecchie lire, cui si aggiungeranno altri 50 milioni di euro tagliati ora. E non calcolo le riduzioni di spesa per viaggi all’estero, rappresentanza, su questo sono d’accordo. Questi tagli influiranno sui servizi: debbo fornire la mensa agli studenti delle medie un giorno sì e uno no? Oppure dobbiamo spedire sotto i ponti gli anziani ricoverati nei nostri centri? E i bambini abbandonati che ci affida il Tribunale?», si chiede il sindaco di Napoli.

Perché non "tagliano" l’Esercito?

«Ora io dico: se rinvio una mostra non muore nessuno, ma chi glielo spiega alle famiglie senza reddito che non manderemo i loro figli in vacanza e gli anziani a prendere un po’ di fresco? L’impatto di questi tagli al Nord sarà duro, ma su Napoli e, credo, sugli altri centri meridionali sarà drammatico; in questa città ci sono 20.000 persone che vivono sotto la soglia di povertà. Chi glielo spiega che il Governo toglie soldi a noi e li lascia all’Esercito per fare qualche carro armato in più, visto che i fondi alla Difesa non sono stati ridimensionati?».

L'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti.
L'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti (foto AP).

«I Comuni partono da un quadro molto difficile, perché negli anni passati i trasferimenti statali sono stati ampiamente limati», dice il sindaco di Firenze Leonardo Domenici; «l’anno scorso la situazione era già difficilissima. A questo si è aggiunta una pesante limitazione della nostra autonomia decisionale. Sottolineo poi che la stessa Corte dei conti ha evidenziato come i Comuni siano stati fra i pochi soggetti istituzionali ad aver rispettato il patto di stabilità, e allora perché colpire di nuovo noi e non quei ministeri spendaccioni? Che logica di governo è quella che colpisce chi si comporta in modo virtuoso? È vero che la scorsa settimana il decreto è stato un po’ modificato premiando i Comuni più virtuosi, ma è come se io andassi per strada e invece di beccarmi due manganellate, ne prendessi una; sempre male mi fa. E non basta; se penso che ci aspetta il Dpef e soprattutto la Finanziaria in settembre... Che altro ci chiederanno? Vorrei spiegare ai lettori di Famiglia Cristiana che la riduzione delle tasse ci lascerà qualche euro in più in tasca, ma senza i servizi forniti dai Comuni saremo tutti più poveri. Guardi bene che sto parlando di cose minimali come l’illuminazione pubblica, le buche nelle strade, fino ai servizi agli anziani, gli asili nido e così via. Il rischio vero è che ci si trovi davanti a un finto arricchimento personale, e dico finto pensando alle recenti decisioni di aumentare la fiscalità sulla casa, i bolli eccetera, cui farà fronte un sicuro impoverimento pubblico».

I privilegi di certe Province

«Sono presidente da soli 30 giorni, però mi pare di capire che una cosa è fare le pulci al sistema nazionale, come facevo andando a scoprire gli sprechi; altro è avere a che fare con un bilancio locale, con una realtà che è più piccola, ma più complessa. In questo momento», spiega Raffaele Costa, «stiamo facendo i conti e le assicuro che proprio io, se ne vedo anche solo l’ombra, sarò il primo a tagliare le spese inutili. Tuttavia mi pare di poter dire, già fin d’ora, che il discorso dei tagli, come anche delle tasse, non possa essere fatto all’improvviso, con la scure, indiscriminatamente. L’Italia è un Paese complesso, quello che vale qui, può essere dannoso 200 chilometri più in là. Se si vogliono fare queste operazioni, e farle in modo equo, bisogna cominciare un anno prima, analizzando bene le diverse situazioni. Per le Province, poi, il discorso è anche più grave, perché a differenza di Comuni e Regioni, la gran parte del nostro bilancio vive dei trasferimenti statali; non abbiamo autonomia impositiva se non per imposte marginali che danno un gettito ininfluente ai fini della spesa, a differenza delle Province a statuto speciale che godono di privilegi eccessivi. Chi tutto, chi nulla; ecco perché dico agli amici del Governo di valutare bene ed equamente».

 Guglielmo Nardocci
  
  
GOVERNO: PARTENZE E ARRIVI

Il Governo Berlusconi, che il 5 maggio ha battuto il record di durata di Bettino Craxi (1.059 giorni), diventando così l’esecutivo più longevo della storia della Repubblica, conta tra i ministri dimissionari tutti i grossi calibri della sua compagine: Ruggiero dagli Esteri, Scajola dall’Interno, Tremonti dall’Economia e Bossi dalle Riforme. Ecco una breve cronologia dei cambiamenti dei tre anni dal giuramento dell’esecutivo.

12 GIUGNO 2001. Il primo problema arriva già nel giorno del giuramento di viceministri e sottosegretari. Raffaele Costa, viceministro del Welfare, non si presenta e in questo modo comunica il rifiuto dell’incarico.

21 GIUGNO 2001. Il sottosegretario alle Infrastrutture, Giancarlo Giorgetti, lascia l’esecutivo per diventare presidente della Commissione bilancio della Camera. Sarà sostituito il 7 marzo 2003 da Paolo Uggè.

4 NOVEMBRE 2001. Alla fine del primo anno di attività è la volta del sottosegretario all’Interno Carlo Taormina, costretto alle dimissioni dopo le critiche dell’opposizione ad alcune dichiarazioni molto polemiche contro una parte della magistratura.

5 GENNAIO 2002. L’anno comincia con l’abbandono del ministro degli Esteri Renato Ruggiero, ex direttore generale della Wto (l’Organizzazione internazionale del commercio). Alla base della rinuncia alcune dichiarazioni euroscettiche del Governo, nei confronti delle quali il titolare della Farnesina aveva espresso contrarietà. Lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi assume l’interim del dicastero.

14 NOVEMBRE 2002. Berlusconi nomina alla Farnesina Franco Frattini, che per il nuovo incarico lascia la poltrona di ministro della Funzione pubblica a Luigi Mazzella.

FEBBRAIO 2002. Per una serie di dissensi, il ministro del Welfare Roberto Maroni priva di tutte le deleghe il sottosegretario Alberto Brambilla, che però fa ancora parte della compagine governativa.

20 GIUGNO 2002. Il Consiglio dei ministri decide la revoca della nomina per il sottosegretario ai Beni culturali Vittorio Sgarbi, entrato pesantemente in polemica con il ministro Urbani. Sgarbi non è mai stato sostituito.

3 LUGLIO 2002. Si dimette il ministro dell’Interno Claudio Scajola, in seguito alla pubblicazione sui giornali di una frase non felice, detta a Cipro davanti a dei giornalisti, sul giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle Brigate rosse. Al Viminale arriva Giuseppe Pisanu, lasciando il ministero dell’Attuazione del programma. Il posto lasciato libero da Pisanu viene poi occupato dopo circa un anno dallo stesso Scajola, il 31 luglio 2003.

18 GIUGNO 2003. Il sottosegretario all’Economia Vito Tanzi lascia l’incarico per tornare a Washington, al Fondo monetario internazionale. Il 4 febbraio il dicastero di via XX settembre si era però rafforzato con la nomina a sottosegretario di Gianluigi Magri.

11 LUGLIO 2003. Il sottosegretario leghista alle Attività produttive con delega al Turismo Stefano Stefani è costretto alle dimissioni, travolto dalle reazioni polemiche suscitate dalle frasi pronunciate contro i tedeschi. Il cancelliere Schroeder aveva per protesta cancellato le sue vacanze in Italia.

3 LUGLIO 2004. Dopo una serie di polemiche nella maggioranza, lascia il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, costretto alle dimissioni. Dopo quasi due settimane di scontri, e un temporaneo interim affidato a Berlusconi, la soluzione politica lascia il posto a quella tecnica e il posto di Tremonti sarà preso da Domenico Siniscalco.

19 LUGLIO 2004. Umberto Bossi lascia il ministero delle Riforme per il seggio di parlamentare europeo. Il suo posto viene occupato il giorno dopo dal suo collega leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato.

    

DOVE COLPIRANNO I TAGLI AI COMUNI

Un miliardo e 52 milioni di euro: questo è l’onere annuale che i Comuni dovranno sopportare per rispettare il taglio della spesa corrente per consumi intermedi varato dal Governo con il decreto "taglia spese" del 9 luglio: è quanto si legge in un documento intitolato "Analisi tecnica. Impatto del decreto legge taglia spese sui bilanci dei Comuni", prediposto dall’Anci, l’associazione che riunisce gli oltre 8.000 Comuni italiani.

Dove vanno a colpire i tagli? È ancora il documento dell’Anci a precisarlo: smaltimento e raccolta rifiuti; energia elettrica e illuminazione pubblica; manutenzione ordinaria di beni mobili e immobili; servizio idrico; forniture di gas; politiche per la mobilità e trasporto pubblico locale; servizi sociali (assistenza agli anziani e disabili, asili nido, mensa, scuolabus eccetera); cultura; sport; sicurezza locale; spese per il funzionamento della "macchina comunale" (stampati, cancelleria, carburanti, utenze e servizi ausiliari, spese postali eccetera).

A questi tagli devono essere aggiunte tante altre decurtazioni dirette e indirette predisposte dal decreto. Si tratta di spese di rappresentanza, missioni all’estero, relazioni pubbliche e convegni (taglio del 10 per cento); spesa per studi e incarichi di consulenza conferiti a soggetti estranei all’amministrazione inclusi quelli ad alto contenuto professionale (taglio del 10 per cento); accordi di programma per le aree sotto utilizzate (100 milioni); patti territoriali per lo sviluppo del Mezzogiorno (250 milioni); tassazione sulle fondazioni bancarie (400 milioni, stima).

I sindaci denunciano quindi il fatto che «il Governo non ha attivato nessuna forma di concertazione istituzionale prima di dare il via libera al decreto. Fatto, questo, che ancora una volta rende evidente lo stato di assoluta crisi in cui versano i rapporti fra i livelli di governo del Paese».

«Per rispettare il decreto», si legge ancora nel documento dell’Anci, «i Comuni dovrebbero operare dei tagli immediati alle voci di spesa preventivate e impegnare somme inferiori a quelle disponibili in settori che riguardano l’essenza stessa dell’amministrazione comunale». L’effetto certo, conclude polemicamente il documento, «sarà il taglio di prestazioni nei confronti dei cittadini e soprattutto delle fasce più deboli, con un forte ridimensionamento di tutti i servizi a domanda individuale e con il rischio di collasso di alcuni settori strategici come, ad esempio, quello del trasporto pubblico locale».


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