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Sommario.

 



 
Attualità.
di Giulia Cerqueti


IL PERSONAGGIO
IL COMPLEANNO DEL CARDINALE ERSILIO TONINI


«MI MERAVIGLIO DI ESISTERE»

Ha appena compiuto 90 anni e nei suoi occhi si coglie lo stupore di un bambino felice. Con entusiasmo parla dei giovani e delle grandi sfide che li attendono.

All’Opera Santa Teresa di Ravenna ci accoglie suor Paola. «Il cardinale Tonini sta confessando», riferisce, «arriverà fra poco». Suor Paola, che gli fa da assistente e segretaria, spiega che Sua Eminenza è rientrato da Roma: ha festeggiato il suo novantesimo compleanno, il 20 luglio, partecipando a una trasmissione della Rai. «Quando il cardinale incontra le persone», dice, «non gli interessano i titoli, i meriti, cosa fanno o come sono vestite: le guarda dritto negli occhi, e questo gli basta». È vero. Quando mi viene incontro, il cardinale Tonini mi stringe forte la mano, fissa i suoi occhi nei miei e sorride. «Così, tu sei la giornalista più giovane di Famiglia Cristiana...».

Il cardinale Ersilio Tonini con la sua foto a un anno di vita con la madre.
Il cardinale Ersilio Tonini con la sua foto a un anno di vita
con la madre (foto Image).

Inizia, allora, la nostra conversazione: lui, l’anziano cardinale che ama parlare alle nuove generazioni anche attraverso i mezzi di comunicazione, e la sottoscritta, inviata a rappresentare il settimanale proprio in quanto la più giovane dello staff. Il cardinale parla della gioventù, dei compiti della Chiesa e delle sfide del futuro in un mondo sempre più complesso e globalizzato. «Nessuna generazione prima di voi», dice, «ha avuto una responsabilità storica così grande».

  • Eminenza, auguri per i suoi novant’anni. Mi racconta di Ersilio Tonini da giovane?

«Io ho deciso di diventare prete a sei anni. Quando ero bambino, un contadino che lavorava per mio padre un giorno mi disse: "Non vorrai mica farti sacerdote. Quelle sono favole che i preti raccontano per tirare avanti la santa bottega". Era il 1921, tempi in cui il socialismo ateo era molto forte. Quelle parole mi inflissero una ferita enorme. Ma decisi di affrontare quella sfida. La mia famiglia era poverissima. Io avevo le scarpe solo per andare a scuola e a messa la domenica. Fui l’unico nel mio paese a continuare gli studi. Mio padre mi diceva: "Studia, perché ogni conoscenza in più è una ricchezza per i poveri". Verso i 14-15 anni ho scoperto il grande amore per la filosofia, per il pensiero greco. A vent’anni, poi, mi sono dovuto mettere in discussione: ho provato a immaginare la mia vita con una moglie, una famiglia, dei figli. Ma ho capito che per me sarebbe stato come annullarmi, e che ero destinato a un amore più grande. È lì che nasce il concetto di celibato, che non è il prezzo da pagare per diventare preti, ma una scelta a priori rispetto al sacerdozio».

  • E i suoi trent’anni?

«A quell’età ero già insegnante al seminario, assistente della Fuci e direttore di un settimanale cattolico. Erano i primi anni del secondo dopoguerra, periodo di grande fermento e attività, di movimenti e di forti attese. Sono stati gli anni dei primi cineforum e dei dibattiti nelle piazze e nei teatri in giro per i paesi. Anni bellissimi, molto intensi e vivaci. Io continuavo a studiare, ad aggiornarmi, perché capivo l’importanza di prepararmi ad affrontare il mio tempo con le sue sfide».

  • Lei si rivolge molto spesso ai giovani. Come vede la gioventù di adesso?

«A quelli che piangono sul mondo giovanile io dico che non sanno com’era la situazione cinquant’anni fa. I giovani di adesso dispongono di possibilità prima impensabili, però non ci preoccupiamo di farglielo capire. Il problema non è semplicemente tirare su bravi ragazzi. La tua generazione avrà una grandissima responsabilità per il futuro: la gestazione dell’umanità. Voi giovani dovete prepararvi alla convivenza, a un mondo dove la monoappartenenza sarà sostituita dalla pluriappartenenza. Avete il compito di superare il passato, abituandovi a ragionare per un mondo che si dilata. Dovete sapere cosa vuol dire l’Europa, perché per voi significherà non dover combattere più. E, poi, dovete prepararvi alla grande sfida dell’ingegneria genetica: oggi l’uomo ha in mano il destino dell’uomo stesso, ha il potere di cambiare la vita e di distruggerla, operando sul suo genoma. E la Chiesa ha il compito di farvi conoscere questa responsabilità».

Il cardinale a passeggio.
Il cardinale a passeggio (foto Ferrari).

  • In che modo la Chiesa può comunicare con i giovani, in tempi di laicismo così diffuso?

«Noi vescovi, per primi, dobbiamo allargare i nostri pensieri, non possiamo dare solo comandi. Dobbiamo insegnare ai giovani a stimarsi, ad accettare sé stessi, a rendersi conto che ognuno di noi è stato creato con uno scopo, pensato per una precisa missione. Quando avevo otto anni mia madre mi disse: "Preparati per fare del bene nella vita". Dobbiamo comunicare ai giovani il senso della responsabilità storica».

  • Novant’anni portati così bene, con energia e vitalità. Ci dica, qual è il suo segreto?

«Non lo so proprio. Ma non è merito mio. L’incontro con il Signore cambia la vita. E allora si va avanti con fiducia e serenità, allo sbaraglio, senza paura. Qualcuno, vedendomi in televisione, mi ha detto: "Grazie perché lei esiste". Questo mi spaventa, ma mi dà anche gioia, perché vuol dire che i miei desideri di un tempo si vanno realizzando. Novant’anni vuol dire proprio questo: che c’è stato "qualcuno" che si è preso cura di me, che ho realizzato un disegno per il quale valeva la pena che venissi al mondo. Da mia madre ho ricevuto la capacità di stupirmi e di gioire ogni giorno della mia vita. Ancora oggi, alla mia età, quando mi sveglio al mattino, quando cammino, mi meraviglio di esistere, di essere stato creato. Perché la vita è un miracolo».

 Giulia Cerqueti
  
   
LA VITA DI UN GRANDE COMUNICATORE

Il cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia, è nato il 20 luglio 1914 a Centovera di Sangiorgio Piacentino, terzo di cinque figli di Cesare e Celestina Guarnieri, umili salariati agricoli.

  • È stato ordinato sacerdote il 18 aprile 1937. Fino al 1939 è stato vicerettore del seminario piacentino, poi si è trasferito a Roma per studiare Diritto civile e canonico all’Università Lateranense. Rientrato nel 1943 a Piacenza, ha iniziato a insegnare italiano, latino e greco, venendo contemporaneamente nominato assistente spirituale dei gruppi della Fuci e dei Laureati cattolici.
  • Risale al 1947 il suo primo incontro con il mondo della comunicazione sociale, con la direzione del settimanale diocesano Il nuovo giornale.
  • Il 14 maggio 1953 è nominato parroco a Salsomaggiore, dove fa costruire il grande "Oratorio Don Bosco".
  • È di nuovo a Piacenza nel settembre 1968 come rettore del seminario, ma vi resta per un breve periodo, perché Paolo VI, il 28 aprile 1969, decide di elevarlo alla dignità episcopale. Viene ordinato vescovo il 2 giugno 1969: ventisei giorni dopo prende possesso delle diocesi di Macerata e Tolentino, nonché delle Amministrazioni apostoliche di Treja, di Cingoli e di Recanati.
  • Il 22 novembre 1975 viene chiamato a reggere l’arcidiocesi di Ravenna e la diocesi di Cervia (poi unite il 30 settembre 1986). Con un gesto che colpisce profondamente i suoi nuovi concittadini, lascia il suo appartamento nello splendido Palazzo arcivescovile a un nucleo di tossicodipendenti in cerca di aiuto, ritirandosi nell’Istituto Santa Teresa, fondato da don Angelo Lolli, dove da allora vive a fianco dei malati più gravi che la Provvidenza ha affidato alla carità dei romagnoli.
  • Nel 1978 Paolo VI lo vuole presidente del Consiglio di amministrazione della Nei, la società editrice di Avvenire.
  • Nel 1985, monsignor Tonini rivitalizza e sviluppa il settimanale diocesano Risveglio 2000, affidato a una cooperativa di laici, e Ravegnana Radio.
  • Nel 1987 ha fondato a Cervia-Milano Marittima il Centro di accoglienza alla vita; nel 1988, ha animato la campagna nazionale per la raccolta di fondi per l’acquisto di mucche per gli indios Yanomani della diocesi brasiliana di Roraima. L’iniziativa – Uma vaca para o Indio – aveva lo scopo di impedire l’esproprio delle terre degli indigeni.
  • Tra l’ottobre 1988 e il giugno 1989 ha retto, come amministratore apostolico, la sede di Rimini. Nell’87, per scelta di Giovanni Paolo II, ha partecipato al Sinodo dei vescovi sui laici.
  • Il 27 ottobre 1990, il Papa ha accolto la sua rinuncia al governo della diocesi di Ravenna.
  • Nel febbraio ’91 è stato chiamato dal Papa a predicare gli Esercizi spirituali per la Curia romana, sul tema: "La Chiesa della speranza per questo nostro tempo". Nello stesso anno, insieme con Enzo Biagi, ha animato la trasmissione televisiva I Dieci Comandamenti, che è a tutt’oggi un esempio di moderna catechesi che si avvale del mezzo e del linguaggio televisivo.
  • Nel gennaio ’92 è tornato in Brasile, a Roraima, per partecipare al 1° Congresso dei capi tribù Indios.
  • Nel 1994, ancora una volta il Papa lo ha chiamato a partecipare all’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi.
  • Giovanni Paolo II lo ha creato cardinale nel Concistoro del 26 novembre 1994.

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