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CINEMA DUE CUGINI IN FUGA Da sé stessi, dal lavoro, dalla realtà in cui vivono. Meritati i premi per Uzak di Nuri Bilge Ceylan. Yusuf ha lasciato il villaggio natio, all’interno della Turchia, per andare a Istanbul, dove spera di imbarcarsi su qualche nave che lo porti lontano. Nell’attesa dell’imbarco tanto desiderato, chiede ospitalità al cugino Mahmut, un valente fotografo che però soffre di una strisciante forma di depressione che lo rende abulico e facilmente irritabile.
Per i musulmani l’ospitalità è sacra, ma, si sa, l’ospite è come il pesce e dopo tre giorni puzza. La convivenza fra i due cugini si fa sempre più difficile, tanto che Yusuf lascia l’appartamento e sparisce. È a questo punto che Mahmut avverte sino in fondo il peso dell’isolamento nel quale si è chiuso. In turco uzak significa "distante" e proprio in questa distanza si condensa l’intimo significato del muro che non soltanto separa i due protagonisti, ma che divide anche entrambi dalle rispettive realtà: Mahmut dal suo lavoro, Yusuf da una città che lo respinge.
Uzak di Nuri Bilge Ceylan ha
vinto il Gran premio della giuria al Festival di Cannes 2003, mentre ai due
protagonisti è stata assegnata ex aequo la Palma per il miglior attore.
Giusti riconoscimenti per un film asciutto e lineare, con dialoghi ridotti
al minimo, tutto giocato sul gusto dell’osservazione e della notazione in
un impasto di allegoria (il topo intrappolato nella tagliola) e di minuto
realismo.
Enzo
Natta
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