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"Scattata" nel 1971, nel cuore dei crudi anni di piombo non immemori delle crudeltà del nazismo, la Foto di gruppo con signora di Heinrich Böll valse al suo autore l’assegnazione del premio Nobel, ricevuto tra plausi e controversie l’anno dopo la pubblicazione del romanzo. Del capolavoro dello scrittore di Colonia, così profondamente intrecciato a un cruciale momento storico e stilisticamente ancora tanto attuale, parliamo con Cesare De Marchi. Il romanziere genovese, autore tra l’altro di Il talento, Una crociera e Fuga a Sorrento, è anche un fine traduttore e studioso del mondo tedesco: dal 1995 vive a Stoccarda e, in quasi dieci anni, ha osservato le trasformazioni della scena che fa da sfondo alla straordinaria "foto" di Böll.
«Diciamo il più discusso, almeno finché fu in vita; oggi si parla meno di lui, e i problemi sociali e politici che suscitarono i suoi interventi veementi e appassionati, oggi, appaiono piuttosto lontani. È il destino degli scrittori "impegnati" che legano la propria opera al momento storico in cui vivono».
«Indubbiamente il premio Nobel assegnato a Böll proprio l’anno dopo la pubblicazione di Foto di gruppo con signora ebbe un forte significato politico. In Germania rinfocolò piuttosto che spegnere le polemiche. La campagna di diffamazione contro Böll raggiunse però il suo apice dopo la pubblicazione di L’onore perduto di Katharina Blum (1974), scritto in aperta polemica con l’editore Springer, che dalle colonne del suo quotidiano Bild Zeitung reagì facendo sua l’accusa, del tutto chimerica, di complicità con la Raf (un gruppo terroristico tedesco, ndr)».
«Non credo. È il polo intorno a cui Böll costruisce il romanzo, ma non è una donna straordinaria. Al contrario è poco vistosa, anche se non così insignificante come a prima vista potrebbe sembrare. La borghesuccia apparente cambia segno sempre più profondamente col passar delle pagine e si rivela una donna schietta, libera da pregiudizi: di famiglia ricca, affronta con coraggio il cambiamento di stato sociale; rischia parecchio per il suo gesto d’affetto nei confronti di un prigioniero sovietico, che sarà il padre di suo figlio. È facile capire che Leni è per Heinrich Böll, piuttosto che la donna ideale, il tedesco medio ideale: in senso politico, umano e sociale».
«Il rapporto amoroso di Leni con Boris sta a significare la volontà (politicamente condivisa dall’autore) di voltare pagina e chiudere col passato: il che non vuol dire abbracciare la politica sovietica, come appunto dimostrò qualche anno più tardi l’ospitalità che l’autore diede ad Aleksandr Solzenicyn».
«È la sua opera più riuscita e stilisticamente più matura: più raffinato, più disinvolto nella tessitura narrativa, meno gridato delle Opinioni di un clown. È anche, va detto, un’opera complessa e di lettura non facilissima: la narrazione non vi si svolge lineare, ma in certo senso per accumulazione di particolari provenienti da punti di vista diversi, dalle "testimonianze" dei numerosi personaggi di contorno raccolte dall’autore. Il tono del verfasser (mero "compilatore") è agile e disinvolto, la sua umiltà nasconde il grande lavoro di scrittura prodigato nel romanzo: ed è proprio questo tono a sostenere una narrazione che altrimenti sarebbe priva di azione. Un’alternanza nel flusso della scrittura la procurano solamente i lunghi inserti parlati dei personaggi intervistati: si tratta di veri e propri monologhi, mai di dialoghi. Personalmente non ho grande fiducia in questa modalità espressiva, ma devo riconoscere che è impossibile costruire con un materiale linguistico "parlato" un romanzo migliore di questa Foto di gruppo con signora».
«Lo sguardo storico indubbiamente c’è, sulla Germania dalla prima guerra mondiale in poi. Al di là di questo, l’importanza del libro è oggi soprattutto formale: è un grande tentativo letterario, di cui si è avuta in Germania successivamente solo qualche sbiadita imitazione. Tuttavia a fare di Foto di gruppo con signora un grande classico manca, per paradossale che possa apparire, proprio una forte presenza della protagonista: Leni in fondo è di tutto questo lungo romanzo il personaggio meno definito, quello di cui sempre si parla e che mai viene presentato dal vivo».
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