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TELEVISIONE INCONTRO CON DANIELE PECCI SUL SET DELLA FICTION L’ORGOGLIO DEL CONTADINO Estate di lavoro per la "squadra" del kolossal che tornerà su Raiuno nel 2005. «Pietro resta l’umile eroe di sempre», dice l’attore, che si sente «un artigiano della recitazione». Bello il cavallo, smanioso e scalpitante nel cortile assolato del castello, e bello il cavaliere che con maschia fermezza gli tiene testa. «Rassègnati, il padrone sono io», schernisce Pietro Pironi con lo sguardo di velluto che cent’anni fa ha fatto palpitare una marchesa (di leggiadre fattezze e carattere fiero quanto basta) e oggi, nel tecnologico Duemila, milioni di spettatrici ancora e sempre affamate di sogni. Anzi, del sogno per eccellenza: l’amore impossibile tra una nobile e un contadino – ed è subito Orgoglio – o, a ruoli invertiti, tra un aristocratico e una serva: Elisa di Rivombrosa insegna. Siamo in quello di Ariccia, nei dintorni di Roma, con Frascati uno dei set naturali dove fino ai primi di settembre si gira la seconda serie del kolossal in costume targato Titanus, che la scorsa stagione ha dato un sonoro scossone all’Auditel e, alla Rai, un più che legittimo (è il caso di dirlo) motivo d’orgoglio. Ma il difficile viene adesso: riusciranno i nostri eroi – i "veterani" del cast Elena Sofia Ricci, Daniele Pecci, Franco Castellano, Paolo Ferrari, Barbara D’Urso, Cristiana Capotondi, Gabriella Pession e la new entry Lucrezia Lante Della Rovere, guidati dalla regia a quattro mani di Giorgio Serafini e Vittorio De Sisti – a non deludere le aspettative di un pubblico smaliziato e che va (ri)conquistato ogni volta?
«Fiondandoci sul copione per vedere cosa sarebbe stato di noi, e dando qualche piccolo consiglio: perché quando avviene il "miracolo" e il personaggio si materializza dalla carta acquistando un peso, una forma, un colore, diventa proprietà dell’attore più di quanto lo sia stato, prima, dell’autore o, come in questo caso, dell’autrice (Maria Venturi, ndr). Pietro, per esempio, me lo sono inventato il primo giorno e continuo a farlo, scena dopo scena, com’è normale in Tv dove tutto, a differenza del teatro, avviene in modo diretto e senza mediazioni. Magari arrivi sul set senza aver mai visto prima i tuoi compagni, ed ecco che di colpo il Pietro o l’Anna della situazione prendono luce e cominciano a vivere».
«Vorrei ma non posso, visto che è rigorosamente top secret ! E tuttavia un sentimento contrastato, nato sotto la cattiva stella della divisione di classe, non può esistere senza l’eterno travaglio degli amanti, che dunque si riproporrà puntuale, pur con qualche sorpresa; in questa cornice, Pietro resta l’eroe che abbiamo conosciuto, capace di gesti forti in difesa di fratelli e amici finiti nei guai... Ma da contadino modesto e pratico qual era ed è, vale a dire l’opposto del cavaliere dal fiero cipiglio, mi richiede una recitazione fatta di sottigliezze e piccole sfumature».
«Sì, perché io sono abituato a far vibrare – dal registro più alto al più basso – le corde che ho imparato a sviluppare nei tanti anni di teatro, in ruoli di caratterista e di "cattivo". Ecco perché il più bel complimento è sentirmi definire "autentico, semplice, vero" dai tanti spettatori che, già dopo le prime puntate, mi fermavano per strada; non avrei mai immaginato, però, di essere diventato un "divo" persino in Argentina, come mi hanno svelato dei turisti sudamericani incrociati a Taormina».
«Le rispondo con un ricordo che risale al 1989 e ancora mi emoziona: debuttavo nell’Edipo portando un vassoio e pronunciando una sola battuta: "No". A distanza di tempo, rivivo intatto il terrore che mi dava il brusio del pubblico prima che si alzasse il sipario, e insieme la magica sensazione di essere anch’io parte del gioco. "Meno male che non sono lui!", mi dicevo guardando un compagno con poche battute più di me».
«Paure superate nel tempo seguendo un percorso "da artigiano", lungo ma proficuo: se oggi so costruire un bel tavolo robusto, è perché prima ho imparato a fare il piano, poi le gambe... E tuttavia, una volta arrivato a fare il secondo ruolo, capisci che se non sei un nome o la compagnia non è tua, il protagonista non lo farai mai. Così decisi di fare un po’ di Tv per conquistarmi maggiori chance a teatro: dopo l’approccio in Il bello delle donne (ero il marito di Giuliana De Sio), arrivò il provino per Orgoglio. Entusiasta il produttore Goffredo Lombardo, perplessi, a dir poco, in Rai. "Daniele Pecci, e chi è?". Ma poi i pianeti si sono allineati nel modo giusto e... com’è andata si sa».
«Mio padre, che quando avevo 5 anni mi spiegò che per stare al mondo bisogna lavorare e che riuscire a fare di una passione il proprio lavoro è il più grande dei privilegi. Isolina Belforti, la professoressa di latino alle magistrali che seppe intravedere, nell’alunno scapestrato che ero, un talento seppure embrionale per la recitazione, e letteralmente mi spinse a seguire un corso pomeridiano tenuto da un attore. È lui il terzo nome, Roberto Della Casa: l’ho incontrato una sola volta, da allora, ma prima di girare Orgoglio, e non mi riconobbe. Spero lo faccia ora, se il mio tardivo grazie gli capiterà fra le mani». Luisa
Sandrone
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