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Sommario.

 

 

 
Il mondo della scienza.
di Antonino Zichichi


PERCHÉ LE DOLOMITI CONTINUANO A SGRETOLARSI

COSÌ BELLE COSÌ FRAGILI

Ciò che sta succedendo in questi giorni è anche l’effetto della spinta che la placca africana esercita su quella euroasiatica. 
Un fenomeno che potrebbe addirittura provocare la scomparsa dell’Adriatico.


Il fascino delle Dolomiti è legato alla loro fragilità. Le strutture della superficie terrestre più sono irregolari e più sono esposte ai fenomeni generati dal potente motore meteorologico che si manifesta attraverso piogge, nevicate, venti e tempeste di ogni tipo. Gli alberi e la vegetazione sono gli strumenti indispensabili per la protezione delle superfici irregolari.

La bellezza delle monumentali strutture dolomitiche è legata alla roccia viva, priva di qualsiasi protezione. Venti e piogge agiscono in modo diretto su quelle strutture che sono inevitabilmente destinate a subire l’effetto devastante del motore meteorologico.

Fin qui tutto secondo copione. Le novità iniziano nel 1997 con l’installazione di una serie di stazioni di osservazione per misurare l’effetto della spinta che la placca africana esercita su quella euroasiatica. Le Alpi sono nate da questa potente forza che agisce da milioni e milioni di anni, anche se è in fase di lento, lentissimo declino. Questa "spinta" produce una velocità di spostamento delle zone superficiali di circa 5 millimetri l’anno e forse anche meno. È grazie alle misure ottenute con queste stazioni legate al Gps (Global positing system) che sono state scoperte molte novità. Una di queste sembrerebbe dire che ci sia in atto un fenomeno di "stiracchiamento" delle Alpi occidentali.

Le Dolomiti a Cortina.
Le Dolomiti a Cortina
(foto Tagliabue).

Il motore meteorologico

Come se non bastasse, viene fuori che esiste una "microplacca adriatica" dotata di un movimento rotatorio il cui centro si trova nella parte nord della Pianura padana. E qui potrebbero entrare in gioco fenomeni tali da amplificare sulle strutture dolomitiche gli effetti dovuti al motore meteorologico. Le misure dicono che la rotazione è antioraria e che è proprio questa rotazione ad avere provocato il fenomeno di "stiracchiamento" delle Alpi occidentali. I terremoti registrati in questi ultimi tempi confermerebbero questo modello teorico. È bene precisare che la rotazione citata nasce dalla spinta che la placca africana esercita sulla placca euroasiatica.

Se questo movimento di placche andasse avanti al ritmo attuale, nel corso di un paio di milioni di anni, l’Adriatico sarebbe destinato a scomparire. Quello che accade con le cinque torri di Cortina potrebbe essere il campanello d’allarme che scatta nel punto in cui la fragilità delle meravigliose strutture dolomitiche amplifica effetti estremamente difficili da mettere in evidenza. Per essere sicuri sulle conclusioni relative a legami tra erosioni meteorologiche e movimento rotatorio della microplacca adriatica è necessario continuare a registrare per tanto tempo ancora, 24 ore su 24, le velocità degli spostamenti della superficie terrestre, che sono dell’ordine del millimetro l’anno. Le misure vanno estese fino all’estrema parte orientale dove sono state installate stazioni Gps, sia nella zona interna delle Alpi, come Modane, sia fuori dalla catena alpina a sud, come Torino, Nizza e Genova.

E non basta. La certezza nelle conclusioni sui movimenti delle microplacche ha le sue radici nel blocco geologico corso-sardo, in quanto questa zona è ancorata alla parte solida e stabile della placca euroasiatica e non deve quindi registrare alcun movimento.

Un laboratorio naturale

Gli strumenti del Gps installati in Corsica (Ajaccio) e in Sardegna (Cagliari) confermano la totale stabilità del blocco geologico corso-sardo, dando così la certezza che esiste la rotazione antioraria della microplacca adriatica. Gli anni a venire ci diranno se questa rotazione è in fase di aumento o di stabilità.

I movimenti della crosta terrestre registrati nelle zone che vanno dalle Alpi all’Adriatico fanno di questa parte dell’Europa un laboratorio naturale che permetterà – grazie ai moderni strumenti tecnologici e ai modelli matematici che usano i supercomputer – di verificare la validità delle diverse teorie proposte. La collisione tra l’Africa e l’Europa è lungi dall’essere stata capita e porterà a ulteriori sorprendenti novità.

Antonino Zichichi
     
  

Le frontiere della ricerca
Un nuovo record per il Sole

Un gruppo di scienziati dell’Istituto di Astronomia di Zurigo è arrivato a una conclusione molto interessante sulle attività della nostra stella. Negli ultimi sessant’anni le attività del Sole hanno raggiunto un limite che mai era stato toccato nei precedenti 1.550 anni.

Il controllo dell’attività solare ha avuto inizio con la scoperta delle "macchie" solari che Galilei realizzò nel 1610. Da allora l’attività del Sole è stata tenuta sotto attenta osservazione e infatti nel periodo che va dal 1645 al 1715 il numero di "macchie" solari è stato registrato essere a un livello minimo. Questo periodo coincide con il cosiddetto "minimo di Maundler", dal nome dell’astronomo inglese che ne studiò i dettagli.

Le "macchie" solari sono esplosioni sulla superficie del Sole che producono enormi flussi di energia. Quando il numero di macchie è sui 70, la temperatura della Terra è a valori bassi. Quando è sui 200 si hanno invece temperature elevate. C’è quindi un legame sicuro tra "macchie" solari e clima.

Il lavoro del gruppo di Zurigo diretto da Sami Solanki permette di concludere che negli ultimi secoli il numero di "macchie" solari è andato aumentando e così pure la temperatura dell’atmosfera terrestre. Tuttavia, negli ultimi 20 anni il numero di "macchie" è rimasto quasi costante, mentre la temperatura sembra che abbia registrato un piccolo ulteriore aumento.

La conclusione è che l’effetto delle "macchie" è fuori discussione su ciò che è successo negli ultimi 60 anni, ma che al minimo aumento negli ultimi 20 anni abbiano contribuito le attività umane. Queste ricerche sono basate sulla concentrazione di berillio nei ghiacciai della Groenlandia.

Accade infatti che l’aumento dell’attività solare fa diminuire il flusso di raggi cosmici che arrivano sulla Terra dallo spazio. Questi raggi producono un determinato "isotopo di berillio" che si deposita nei ghiacciai. Se diminuisce la quantità di questo particolare tipo di berillio, l’attività del Sole aumenta e così la temperatura della Terra.

    

Vorremmo saperne di più
L’inquinamento può alterare il sesso dei pesci

Uno studio recente realizzato su 1.500 pesci di 50 fiumi diversi ha portato alla conclusione che un terzo della popolazione maschile manifesta caratteristiche femminili. Questo porta come conseguenza una forte diminuzione nella capacità riproduttiva. Il problema covava sotto la cenere da tempo ed erano state individuate particolari sostanze chimiche ritenute responsabili dell’effetto. Adesso c’è la certezza che questo effetto esiste ed è quindi necessario per le industrie che versano sostanze liquide nei fiumi correre ai ripari.


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