Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 




L'ora del confronto

Un'occasione formativa
che non va sprecata

 
Attualità.
di Delia Parrinello


SCUOLA
IN SICILIA QUASI TUTTI IN CLASSE A SEGUIRE L’ORA DI RELIGIONE


UNA TERRA PIÙ POVERA
MA ANCHE PIÙ DEVOTA


Parlano i ragazzi del liceo classico Umberto di Palermo, studenti che amano il confronto con le altre culture.

Solo il cinque per cento dei ragazzi delle superiori a Palermo dice no alla lezione di religione, e la media siciliana è ancora più bassa. «Siamo più legati all’ora di religione», dicono i ragazzi del classico Umberto, un liceo della Palermo borghese, «non perché più arretrati o diversi, ma perché inseriti in un contesto sociale che oggettivamente è più devoto rispetto al Nord».

Un loro professore, l’opinionista cattolico Giuseppe Savagnone, spiega che «la società siciliana è meno secolarizzata e meno coinvolta nella logica neocapitalistica, con tutto ciò che di male e di bene comporta: meno produttività e più apertura ai problemi esistenziali».

I ragazzi dell’Umberto che non fanno religione, almeno i sei contattati, hanno preferito non parlare. E la professoressa li ha difesi: Maria Butera è in cattedra da 25 anni, è un’insegnante laica che ha fatto la storia dell’insegnamento religioso a Palermo. Oggi è vicepreside, ha la fiducia del collegio dei docenti, «e non è certamente perché il professore di religione è quello più buono che chiude sempre un occhio. La fiducia dei colleghi arriva a chi s’impegna con una presenza continua. Gli alunni che in questa scuola hanno chiesto l’esonero, una sessantina su 1.200, hanno fatto una scelta meditata e non vogliono parlarne». Ma tutti gli altri sono contenti di dire la loro, ragazzi di seconda e terza liceo che frequentano anche l’ultima ora.

Andrea Vigneri, Vincenzo Marsala, Giulia Venti, Medea Maggio, Aaron Allegra, Noemi Lopes, Federica Tamburello, Aurelia Sinagra, nessuno ha superato i diciotto anni, ma per scegliere religione l’età non conta. «Anche per i minorenni», spiega la professoressa Butera, «l’eventuale esonero attiene alla esclusiva decisione dell’alunno».

Il prof di religione come un padre

All’Umberto parlano del «prof di religione come di un genitore in classe. Sui problemi della vita includiamo il suo parere, poi scegliamo in autonomia». Convinti che «la fede imposta fa perdere la fede, e che è venuto il momento di cambiare la formula dell’insegnamento: più ore e più confronto con le altre religioni in modo che quella cattolica non si veda come qualcosa di imposto dalla cattedra». «Si parla di tutte le culture, abbiamo apprezzato i princìpi delle altre religioni, ma in questo periodo l’islam per noi ha subìto un brutto colpo di immagine, anche se siamo amici dell’unico compagno musulmano della scuola». Si parla in classe di droga, eutanasia, giornali e problemi d’attualità, insomma di grandi argomenti ma anche ragioni minime: «La religione è meno stressante della matematica, è più rilassante». In cattedra comunque non c’è un catechista: questo è certo e vale per tutti, dice Maria Butera: «I ragazzi trovano un docente che offre proposte di senso dell’esistenza e cerca di rispondere a domande che sono uguali a quelle di vent’anni fa. L’unica differenza tocca lo sgretolamento della famiglia, che oggi ha un tasso altissimo di seconde e terze unioni».

 Delia Parrinello

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