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Sommario.

 

 
Arrivederci
di Franca Zambonini


ARRIVEDERCI AL 2005

Un augurio, anzi due, per l’anno in arrivo. Per confrontarci con un mondo diverso attraverso strade, sentieri, frontiere nuovi. E vedere non solo il male, ma anche il bene che esiste tra noi. E vincere la paura che ci corrode e rende ansiose le nostre vite.

È un bel ragazzo dalla pelle scura, un po’ troppo abbigliato con tanti orecchini e anellini. Però ha l’aspetto giusto per le cose che intende vendere, esposte su un tappeto in un mercatino rionale: collane di semi colorati, borse marocchine a ricami, scialli indiani con gli specchietti; insomma, cianfrusaglie etniche. Osservo, chiedo i prezzi, ma si capisce che sto cercando una scusa per non comperare niente. Lui non perde il sorriso, infine mi saluta con un augurio curioso: «Buona strada!».

Non senza un po’ di rimorso per averlo deluso, ricevendo in cambio un saluto gentile, mi viene in mente il titolo di un libro che mi piacque molto: Noi delle strade, di Madeleine Delbrêl. È una scrittrice poco conosciuta in Italia, notissima in Francia, dove sono stati ricordati quest’anno il centenario della nascita, 1904, e il quarantesimo della morte,1964, con l’edizione completa delle sue opere. Era una laica cristiana, predicava il Vangelo nelle periferie di Parigi, all’epoca abitate da operai in maggioranza comunisti. È stata definita «mistica delle strade». Una sua biografia, edita da Città Nuova, si intitola: Strade di città, sentieri di Dio. E un’altra, edita dall’editore Gribaudi: Una vita senza frontiere.

Strade, sentieri, frontiere... L’ho presa alla larga per spiegare il primo augurio che rivolgo, a me stessa e ai lettori, per l’anno che arriva. L’anno trascorso è stato una serie di eventi, avvenimenti e tragedie così rapida, da sembrare uno di quei filmati che la moviola fa andare di corsa, e non se ne coglie il senso ma solo l’andamento frenetico. Ci resta, per l’anno che verrà, la certezza che il mondo si sta rimescolando.

Per l’anno che verrà, facciamo nostro l’incitamento che tante volte ha ripetuto Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura».
Per l’anno che verrà, facciamo nostro l’incitamento che tante volte
ha ripetuto Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura» (foto AP).

Paesi che, a fatica riusciamo a trovare sulla carta geografica, ci arrivano vicinissimi con la violenza dei loro drammi. I bambini di Beslan, feriti da un terrorismo inaudito, sono uguali ai bambini di casa nostra. Nelle scuole italiane ormai si sentono ben cento lingue diverse. Il confronto con religioni, culture, usanze un tempo lontane, ci invita a scoprire come convivere con gli altri, senza rinunciare a ciò che ci distingue. Non sappiamo come comportarci, mancano regole collaudate. Un buon criterio potrebbe essere: «Non ci sono strade, i sentieri si formano camminando».

Il secondo augurio, per me stessa e per i lettori, è di riuscire a vedere il tanto bene che esiste in mezzo a noi. Sappiamo tutti che Caino fa più notizia di Abele. Conosciamo il vecchio proverbio africano: «Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce». Il male, che pure abbonda, viene amplificato dai mezzi di comunicazione. L’ossessiva invadenza della televisione ci porta in casa il mondo più spaventato, il più avvilente. La realtà vista dal piccolo schermo diventa un concentrato di ansie, e la paura sembra il sentimento dominante.

È una paura spesso senza ragione, che ci corrode un po’ alla volta, penetra nella vita quotidiana e diventa apprensione anche nelle piccole cose. Ci afferra quando squilla il telefono, alla fermata di un autobus in ritardo, per un’occhiata storta del collega, lo spintone di un maleducato, un malessere di poco conto, una lite banale. Anche se sappiamo che le nostre inquietudini non sono ragionevoli, siamo incapaci di dominarle. Ha scritto Miguel de Cervantes: «La ragione della non ragione smagrisce la mia ragione».

Per l’anno che verrà, facciamo nostro l’incitamento che tante volte ci ha ripetuto Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura».

Buona strada, cari lettori, per il nuovo anno!

 Franca Zambonini

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