La tradizione vuole che alla cena della vittoria imbandita dai
contradaioli il posto d’onore sia riservato al cavallo. Il Palio, a Siena,
rappresenta la quarta dimensione della città, ma fino a poco tempo fa gli
onori e le attenzioni andavano esclusivamente al vincitore: «Il Palio lo si
vince o lo si perde», si dice. Non c’è un podio. E per il cavallo
infortunato, poi, finora si aprivano solo le porte della macelleria. Ora
però i cavalli vengono curati anche quando presentano strappi ai tendini o
fratture alle gambe.
È stata approntata una moderna struttura medico-veterinaria per le prime
cure in Siena, poi è stata definita una convenzione tra il Comune e l’Azienda
forestale dello Stato, grazie alla quale i cavalli vengono presi in carico
da quest’ultima e mantenuti al pascolo per tutta la loro esistenza.
Siamo andati a trovarli, questi "campioni", tra gli estesi
faggeti e le solitarie vallate delle colline metallifere tra Siena e
Grosseto, al Centro ippico del Corpo forestale dello Stato "il Caggio",
nei pressi di Radicondoli.
Voglia di coccole
«Sono molto affettuosi e sempre a caccia di coccole», ci dice Nunzio
Pieraccini, che ha montato Fenosu, vincitore del Palio dell’agosto ’86
per la contrada della Giraffa. «Quel Palio me lo ricordo bene. Oh, se me lo
ricordo! Ora mi viene a fare il solletico sotto il collo, ma è proprio con
lui che mi sono rotto il ginocchio destro contro il colonnino di San
Martino. È lì dove si perde o si vince il Palio. Il più delle volte sono
i cavalli a farsi male, la tensione è tanta, gli animali sono stressati, lo
spazio è stretto».
Fenosu, un baio scuro, con la stellina in fronte, è qui al Caggio dal
’94. «Ha un carattere più scontroso degli altri e vive sempre un po’
in disparte, ma a me vuol bene, forse si ricorda ancora il guaio che mi ha
combinato...».
In un gruppetto a parte stanno Pegaso, un bel baio possente (vincitore
nell’agosto del ’94 con il fantino sardo Giuseppe Pes detto "il Pes",
per la contrada del Bruco); Antico Moro (un purosangue inglese nato nel ’92
e infortunatosi nel ’96 durante una tratta, l’operazione con cui i
cavalli vengono abbinati alle contrade); e Quinper (un focoso
anglo-arabo-sardo, sauro nato nell’89).
La storia di Quinper è particolarmente sfortunata: dopo vari successi
nelle corse in ippodromo, viene selezionato per il Palio e subito le sue
quotazioni sono molto alte. Corre il suo primo Palio il 2 luglio del ’93,
lo cavalca il fantino Franco Casu detto "Spirito". Parte
benissimo, ma al primo giro alla curva di San Martino cade: frattura
complessa ed esposta della seconda falange. Dopo le prime cure all’interno
del cortile del Podestà, viene trasportato alla clinica veterinaria di Casa
Tolomei e sottoposto a un lungo intervento chirurgico. Per recuperare l’uso
dell’arto è stato due mesi sollevato da terra, appeso alle cinghie. Oggi
si gode una meritata pensione pascolando nei grandi recinti del Centro e sui
prati delle colline maremmane.
Le storie di Pegaso e Zullina
Pegaso ha una storia tutta locale. È nato a Orgia, nei pressi di Siena,
nell’88; abbinato alla contrada del Bruco, corre il Palio il 16 agosto con
il fantino Giuseppe Pes. Già infortunatosi nella prova generale, è
liberato dalle briglie durante la gara da un’azione temeraria di un
fantino concorrente che costringe il Pes a correre aggrappato alla criniera.
Per lo sforzo sostenuto in condizioni menomate, viene ricoverato presso la
clinica veterinaria di San Pietro in Barca e quindi affidato al Centro di
Caggio.
Al Centro ippico non pascolano solo i maschi, ma anche le femmine che in
passato hanno corso il Palio, come la leggendaria Zullina, un’anglo-araba
baia nata in Sardegna nel ’95. Era in testa nel Palio del luglio 2001 per
la contrada del Nicchio quando si è infortunata rompendosi la terza falange
del piede destro. Ricoverata in un primo tempo alla clinica del Ceppo a
Monteriggioni, è arrivata al Caggio nel gennaio del 2002. Da allora ha dato
alla luce tre puledri, l’ultimo dei quali pochi mesi fa.
L’aspetto più emozionante di questi ex "campioni" è l’attaccamento
affettivo che dimostrano verso chi li cura. Cercano la compagnia dell’uomo,
sollecitano le carezze, mettono il muso sotto le ascelle e fanno volentieri
il testa-testa con chi li pascola o porta loro la razione di
"pallet", un composto di mais e melassa dolce. Si tengono
compagnia vagando tra le colline dell’Alta Maremma della tenuta di Caggio
e, anche se a volte di notte riescono ad aprire i cancelli del recinto, non
si allontanano mai dalla piccola comunità degli addetti all’Azienda
agricola. Spesso succede che alla domenica arrivino le visite dei
contradaioli, che non si scordano dei loro cavalli nemmeno quando sono
diventati dei pensionati di Stato.