Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Attualità.
di Gianni Perotti


SIENA
LA "PENSIONE" DEI CAVALLI


CAMPIONI AL PASCOLO

Vecchi o infortunati, un tempo erano destinati al macello. Oggi i veri protagonisti della storica corsa senese sono ospitati e curati in un'Azienda gestita dal Corpo forestale.

La tradizione vuole che alla cena della vittoria imbandita dai contradaioli il posto d’onore sia riservato al cavallo. Il Palio, a Siena, rappresenta la quarta dimensione della città, ma fino a poco tempo fa gli onori e le attenzioni andavano esclusivamente al vincitore: «Il Palio lo si vince o lo si perde», si dice. Non c’è un podio. E per il cavallo infortunato, poi, finora si aprivano solo le porte della macelleria. Ora però i cavalli vengono curati anche quando presentano strappi ai tendini o fratture alle gambe.

È stata approntata una moderna struttura medico-veterinaria per le prime cure in Siena, poi è stata definita una convenzione tra il Comune e l’Azienda forestale dello Stato, grazie alla quale i cavalli vengono presi in carico da quest’ultima e mantenuti al pascolo per tutta la loro esistenza.

Siamo andati a trovarli, questi "campioni", tra gli estesi faggeti e le solitarie vallate delle colline metallifere tra Siena e Grosseto, al Centro ippico del Corpo forestale dello Stato "il Caggio", nei pressi di Radicondoli.

Voglia di coccole

«Sono molto affettuosi e sempre a caccia di coccole», ci dice Nunzio Pieraccini, che ha montato Fenosu, vincitore del Palio dell’agosto ’86 per la contrada della Giraffa. «Quel Palio me lo ricordo bene. Oh, se me lo ricordo! Ora mi viene a fare il solletico sotto il collo, ma è proprio con lui che mi sono rotto il ginocchio destro contro il colonnino di San Martino. È lì dove si perde o si vince il Palio. Il più delle volte sono i cavalli a farsi male, la tensione è tanta, gli animali sono stressati, lo spazio è stretto».

Fenosu, un baio scuro, con la stellina in fronte, è qui al Caggio dal ’94. «Ha un carattere più scontroso degli altri e vive sempre un po’ in disparte, ma a me vuol bene, forse si ricorda ancora il guaio che mi ha combinato...».

In un gruppetto a parte stanno Pegaso, un bel baio possente (vincitore nell’agosto del ’94 con il fantino sardo Giuseppe Pes detto "il Pes", per la contrada del Bruco); Antico Moro (un purosangue inglese nato nel ’92 e infortunatosi nel ’96 durante una tratta, l’operazione con cui i cavalli vengono abbinati alle contrade); e Quinper (un focoso anglo-arabo-sardo, sauro nato nell’89).

La storia di Quinper è particolarmente sfortunata: dopo vari successi nelle corse in ippodromo, viene selezionato per il Palio e subito le sue quotazioni sono molto alte. Corre il suo primo Palio il 2 luglio del ’93, lo cavalca il fantino Franco Casu detto "Spirito". Parte benissimo, ma al primo giro alla curva di San Martino cade: frattura complessa ed esposta della seconda falange. Dopo le prime cure all’interno del cortile del Podestà, viene trasportato alla clinica veterinaria di Casa Tolomei e sottoposto a un lungo intervento chirurgico. Per recuperare l’uso dell’arto è stato due mesi sollevato da terra, appeso alle cinghie. Oggi si gode una meritata pensione pascolando nei grandi recinti del Centro e sui prati delle colline maremmane.

Le storie di Pegaso e Zullina

Pegaso ha una storia tutta locale. È nato a Orgia, nei pressi di Siena, nell’88; abbinato alla contrada del Bruco, corre il Palio il 16 agosto con il fantino Giuseppe Pes. Già infortunatosi nella prova generale, è liberato dalle briglie durante la gara da un’azione temeraria di un fantino concorrente che costringe il Pes a correre aggrappato alla criniera. Per lo sforzo sostenuto in condizioni menomate, viene ricoverato presso la clinica veterinaria di San Pietro in Barca e quindi affidato al Centro di Caggio.

Al Centro ippico non pascolano solo i maschi, ma anche le femmine che in passato hanno corso il Palio, come la leggendaria Zullina, un’anglo-araba baia nata in Sardegna nel ’95. Era in testa nel Palio del luglio 2001 per la contrada del Nicchio quando si è infortunata rompendosi la terza falange del piede destro. Ricoverata in un primo tempo alla clinica del Ceppo a Monteriggioni, è arrivata al Caggio nel gennaio del 2002. Da allora ha dato alla luce tre puledri, l’ultimo dei quali pochi mesi fa.

L’aspetto più emozionante di questi ex "campioni" è l’attaccamento affettivo che dimostrano verso chi li cura. Cercano la compagnia dell’uomo, sollecitano le carezze, mettono il muso sotto le ascelle e fanno volentieri il testa-testa con chi li pascola o porta loro la razione di "pallet", un composto di mais e melassa dolce. Si tengono compagnia vagando tra le colline dell’Alta Maremma della tenuta di Caggio e, anche se a volte di notte riescono ad aprire i cancelli del recinto, non si allontanano mai dalla piccola comunità degli addetti all’Azienda agricola. Spesso succede che alla domenica arrivino le visite dei contradaioli, che non si scordano dei loro cavalli nemmeno quando sono diventati dei pensionati di Stato.

Gianni Perotti
      

 

TUTTO INIZIÒ NEL LUGLIO DEL 1594

Il Palio si svolge in piazza del Campo a Siena, il 2 luglio e il 16 agosto di ogni anno. Talvolta si corre anche in occasioni straordinarie (è stato così, ad esempio, per il Giubileo del 2000).

La data del Palio di luglio ricorda il ritrovamento di un’immagine della Madonna – da parte del senese Provenzano Salvani, il 2 luglio 1594 – in una casetta della contrada della Giraffa. L’immagine è ora conservata nella chiesa della Madonna di Provenzano. Nei suoi confronti la devozione è così sentita che, da allora, nella domenica in Albis, una contrada, a turno, porta quell’immagine nella chiesa del proprio rione.

Il 16 agosto, invece, si celebra la festa dell’Assunta. Fu la contrada dell’Oca che, nel 1701, durante i festeggiamenti per la vittoria conquistata nel Palio di luglio, decise di invitare le altre contrade a correre anche per la festa della Vergine del mese seguente.

I cavalli che corrono nel Palio sono montati "a pelo" da fantini che indossano giubbe con colori e simboli delle 17 contrade della città. Inizialmente a ogni Palio correvano tutte, ma nella corsa del 2 luglio 1720, un tale Paci, un allevatore il cui cavallo correva per la contrada del Bruco, lo vide vincere e dalla contentezza gli corse incontro. Gli altri cavalli che sopraggiungevano lo travolsero e stessa sorte toccò a un soccorritore. Entrambi morirono tra lo sgomento generale e per questo si decise di ridurre il numero delle contrade partecipanti a 10: le sette che non hanno corso nello stesso mese dell’anno precedente e tre estratte a sorteggio.


torna all'indice