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Cultura.
di Francesco Anfossi - culturafc@stpauls.it


STORIA D’ITALIA

LE FERITE DEI VINTI

Pansa scava nell’oblio del dopo 8 settembre.

Dopo aver pubblicato Il sangue dei vinti, Giampaolo Pansa ha raccontato di aver ricevuto duemila lettere: storie dolenti di figli e parenti di vittime e perseguitati della guerra civile italiana, che ha insanguinato il Paese all’indomani dell’8 settembre 1943, «la morte della Patria», il punto più basso della storia di questo Paese, come disse Renzo De Felice. Quelle lettere lo hanno spinto a continuare a scavare nella lunga ferita ancora aperta di quella guerra, sepolta fin troppo in fretta dalle omissioni della storiografia "antifascista".

Il libro di Pansa è un affresco corale: prendono la parola soprattutto le vittime innocenti, travolte dalla resa quando ancora erano bambini o ragazzi. «Quando ero piccola avevo un incubo notturno: vedevo papà senza testa, decapitato dai partigiani»; «mio fratello scomparve e il suo corpo non l’abbiamo mai ritrovato»... Pansa è andato a cercarle, queste vittime senza colpa, ne ha trascritto le lettere, ha ricostruito delitti caduti nell’oblio, facendoli rivivere come se fossero accaduti il giorno prima. Un lento lavoro di scavo nella crosta di silenzio che ammanta i vinti e i parenti dei vinti, complice l’ostilità dei vincitori. Gli alleati di Pansa sono, oltre alla sua abilità di cronista e alla sua militanza a sinistra che gli garantisce una certa credibilità, il tempo e la memoria: solo la distanza temporale ha potuto far uscire questo volume al di sopra dei rancori, delle piaghe e dei rimorsi di vincitori e vinti, così come le testimonianze, ancora vive oltre 60 anni dopo, hanno permesso di superare l’oblio che ogni vincitore impone agli sconfitti, ai parenti, alla loro carne e al loro sangue.

Francesco Anfossi
   
   

SCONOSCIUTO 1945
di Giampaolo Pansa,
Sperling & Kupfer, pp. 475, € 18,00


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