Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Primo Piano.
di Luisa Santolini
Presidente del Forum delle Associazioni familiari


LA LEGGE 194 E LA PRESENZA DEI VOLONTARI NEI CONSULTORI

ABORTO, VIA GLI STECCATI
PER AIUTARE LE DONNE

Oggi come ieri ci sono dei numeri che, se associati alla parola "Legge", evocano sospetti e paure, alzano steccati e provocano campagne di stampa improntate più al rifiuto del dialogo che alla serenità di giudizio, dividono il Paese con argomenti ideologici – e non è più questione di credenti e non credenti, destra e sinistra, uomini e donne –, con un danno difficilmente calcolabile.

Due di questi numeri sono 40 e 194, la legge sulla fecondazione assistita e la cosiddetta legge sull’aborto.

A proposito di quest’ultima: molto se ne è parlato ultimamente e molto a sproposito, dimenticando che il titolo di questa legge è "Norme per la tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza" e che all’articolo 1 si dice che «lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio».

La legge 194 non ci piace e non possiamo che ribadire il nostro giudizio negativo. Tuttavia, quando durante il recente referendum sulla procreazione medicalmente assistita i nostri avversari hanno fatto ventilare l’ipotesi che in caso di vittoria saremmo andati all’assalto di questa legge, abbiamo ribadito più volte che da sempre, invece, chiedevamo e avremmo continuato a chiedere la «puntuale applicazione della legge», cioè il rispetto di quegli articoli che sono stati troppo a lungo ignorati.

L’articolo 2, tra l’altro, prevede che i consultori, «sulla base di appositi regolamenti o convenzioni, possono avvalersi della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possano anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita». Allora perché pensare che i consultori diventeranno dei campi di battaglia, dichiarare che applicare l’articolo 2 sia «una proposta indecente» o «una vergogna nazionale» che «porta sul tavolo delle mammane le immigrate e le povere»?

Per fortuna, a questi toni barricadieri hanno risposto in molti, uomini e donne di entrambi gli schieramenti, invocando moderazione e dicendo semplicemente: «parliamone».

Il Forum delle Associazioni familiari, che in tempi non sospetti ha elaborato una proposta di legge sui consultori, è pronto a discuterne con chiunque voglia approfondire il problema senza preclusioni ideologiche e senza pre-comprensioni infondate.

Il volontariato è una cosa troppo seria e troppo importante per essere dileggiata o liquidata in poche battute. I volontari sono una presenza insostituibile e preziosa in molte strutture d’accoglienza, di prevenzione, di sostegno a tutte le povertà: perché interdire il loro contributo in luoghi dove la sofferenza e troppo spesso anche la solitudine delle donne dominano incontrastate?

Miriam Mafai scrive su Repubblica che «il percorso che porta una donna – spesso troppo giovane, spesso troppo sola, spesso troppo povera – a varcare la porta di un consultorio è assai complesso e doloroso», e che «dietro ogni decisione di abortire c’è sempre un carico di incertezze, di dubbi e di sofferenze che vanno rispettati».

Se è così, e davvero il più delle volte è così, perché non aiutare questa donna sola, giovane e povera? Perché non accompagnarla, nel profondo rispetto della sua situazione, per farla sentire meno sola, meno povera e meno abbandonata da una società ostile?

Perché non aiutare una donna che abortisce il terzo figlio solo per problemi economici o lavorativi?

La conclusione di Miriam Mafai è questa: «Ci piacerebbe che la donna fosse davvero libera di decidere». Ma io preferisco dire: «Ci piacerebbe che le donne fossero messe in condizione di mettere al mondo il proprio figlio, se il problema che hanno è risolvibile con gesti di solidarietà, di cui in quel momento hanno estremo bisogno».

Ci piacerebbe davvero che la tutela sociale della maternità fosse una cosa reale, concreta, seria, frutto di dialogo e di collaborazione, un obiettivo perseguito come cifra di un Paese, il nostro, che attorno al tema fondamentale della vita ritrova sé stesso.

Luisa Santolini

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