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Caro padre, sono un’insegnante di scuola elementare e da sempre amo gli animali, non solo come riflesso dell’amore di Dio verso l’umanità ma anche come fedeli compagni, che ci stanno vicino in questo nostro pellegrinaggio terreno. Da bambina e nei momenti difficili della mia vita mi sono trovata spesso un cane accanto. Che mi ha offerto affetto disinteressato e fedeltà. Andando avanti negli anni il mio rapporto con gli animali si è consolidato grazie a esperienze che mi hanno fatto capire quanta sensibilità e dedizione vi siano in queste creature di Dio. Non a caso san Francesco è il mio santo preferito, credendo egli nel valore di ogni creatura umana e non umana. Mi riferisco al suo amore verso ogni elemento della natura: "fratello Sole", "sorella Luna", "sorella Acqua"..., tutti beni preziosi che il buon Dio ci ha dato e che noi dovremmo custodire gelosamente, anziché distruggere e inquinare. Una risposta del teologo, apparsa su Famiglia Cristiana all’inizio di quest’anno, mi ha colpita positivamente, visto che – mi pare – sono stati sinora rari gli interventi a favore degli animali. Ho apprezzato molto quanto scrive il Catechismo della Chiesa cattolica sugli animali, in particolare l’art. 2418: «È contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita». Tuttavia, credo che bisognerebbe promuovere un più corretto rapporto con la natura e gli animali. Nella mia vita, infatti, pur avendo partecipato con assiduità alla Messa domenicale e a diverse iniziative religiose, non ho mai sentito una sola predica che riguardasse gli animali o il rispetto che dovremmo loro portare. Mai una "correzione fraterna" verso la triste piaga dell’abbandono, della vivisezione, dell’industria della pellicceria, dove creature indifese, con una loro coscienza del dolore e della morte, vengono ogni giorno sacrificate in nome della vanità femminile e maschile. Mai un accenno alle svariate forme di violenza dell’uomo nei confronti di queste creature. Il Catechismo parla di «signoria accordata dal Creatore all’uomo» e non di dominio incondizionato e distruzione. Io penso che sia tempo, da parte di tutti noi, ma in particolare di voi
sacerdoti, «alzare la voce» e proclamare che uomini e animali sono e
saranno sempre compagni di viaggio, ciascuno con la propria specifica
funzione, con la propria dignità e con la propria diversità: entrambi
inseriti in un’ottica di sofferenza. Elvi - Palermo Il rapporto con l’universo (o, altrimenti detto,
creazione, cosmo, natura) nella molteplicità delle sue realtà animate e
inanimate, nel corso della storia è passato attraverso tre fasi. La prima
vede l’uomo e la donna quasi totalmente dipendenti dalla natura: poco
sapevano e quasi nullo era il potere di intervento. La seconda fase è
quella attuale: si sono acquisite sorprendenti conoscenze della natura e,
quindi, nuovi poteri di intervento e di trasformazione. I cristiani sono provocati salutarmente a
rileggere e ripensare la teologia della creazione, che li conduce a
riscoprire verità che si erano oscurate nel corso del cristianesimo
storico; a correggere un certo uso della parola di Dio resa strumentale a un
dominio dispotico e arrogante nei confronti della natura. L’uomo e la donna non sono padroni, ma amministratori: quanto si richiede dall’amministratore è che non dilapidi e distrugga il patrimonio che il Creatore ha donato all’umanità e alle generazioni presenti e future. L’universo, e quanto esso contiene, ha un valore di utilità ma, prima ancora, è bellezza e valore per sé stesso. Se l’uomo vede egoisticamente tutto in ordine a sé stesso e al suo tornaconto, il risultato non sarà che sofferenza, impoverimento e distruzione. È urgente che venga trasmessa questa nuova cultura, fondata sulla parola di Dio. Dai testi deve passare alle teste, per creare una nuova mentalità. La Chiesa è chiamata ad annunciare e a denunciare le violazioni del disegno di Dio sulla creazione e su tutte le sue creature. La questione ecologica e animalista non è affatto
estranea o secondaria al messaggio che la Chiesa è chiamata a trasmettere,
anzi ad anticipare la promessa dei «cieli nuovi e terra nuova». La pace e
la riconciliazione con tutte le creature umane e non umane sono oggetto di
speranza. Che non è evasione, ma impegno in questo mondo e in questa
storia.
D.A.
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