Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


Tutti i giorni accanto
alle mamme sole

 
Attualità.
di Renata Maderna


INCHIESTA
DOPO LE POLEMICHE SULLA 194 E I CONSULTORI RIMANE L’URGENZA DELLA PREVENZIONE


MENO STECCATI PIÙ AIUTI

Centri di aiuto alla vita hanno permesso di nascere a 70.000 bambini. «Quanto potrebbero fare le istituzioni con l’aiuto del volontariato?», si chiede Olimpia Tarzia

Ci sono sentimenti che, per quanto forti e radicati, paiono dissolversi in un niente se provi a staccarli nel rigido schema delle parole. Più tenti di spiegarli, più paiono sfuggirti. Accade, spesso, quando sensazioni ed emozioni si affollano diverse e contrastanti. Qualcosa che può essere detto, senza tema di sbagliare, della scoperta, sempre nuova e antica insieme nella storia delle donne, di essere madre. Mentirebbe colei che raccontasse di non aver provato, neppure nella gioia più profonda, almeno un attimo di inquietudine, spavento, se non intensa paura. Paura di un futuro non conosciuto e trepidazione per quello che potrebbe andare male. Sensazione di non essere all’altezza e persino di "non potersi permettere" quel figlio.

Non dovrebbe essere difficile immaginare che cosa questa apprensione diventi quando la vita pare già serrata dalla mancanza di un lavoro, di un sostegno economico sicuro o di una casa dignitosa. O, peggio ancora, attanagliata dalle sofferenze di un amore sbagliato o dalla disperazione sorda di chi ha tutto, ma si sente vuoto.

Difficile sostenere che il fatidico: «Ti lascio libera di decidere» (non importa se pronunciato da un uomo che non vuol diventare padre o da una società schierata con chi ha bisogno solo nei discorsi da salotto) possa essere risposta adeguata e sufficiente all’angoscia disperante, capace di intaccare il legame più intenso e profondo che la vita abbia radicato, quello tra mamma e figlio.

Difficile, pure, scandalizzarsi della mano che su queste paure si piega e chiede: «Che cosa posso fare per aiutarti?». Eppure. Eppure è quello che succede in questi giorni di steccati, che in molti casi paiono issati più dalla nostalgia di battaglie e tempi giovanili che da una puntuale riflessione su quello che può essere fatto per stare accanto alle donne in un momento che non può mettere in conto pause e rimandi, scandito com’è da quei nove mesi che corrono verso la nascita.

Aborto, legge 194, consultori, RU486...: cadono le parole come campanelli che danno il via ai combattimenti, rinfocolati dalle scadenze elettorali. I toni si alzano e i visi delle mamme sole, con la decisione, che le segnerà per sempre, si allontanano. E pensare che basterebbe entrare un momento in uno dei tanti centri disseminati in tutta Italia, dove si mette in pratica quanto è previsto dalla tanto sbandierata legge 194 nel suo primo e più importante articolo, per rientrare nella vita vera e comprendere che cosa si può fare per rendere alle donne la libertà di essere madri.

Il passo dovrebbe essere semplice, se ci si libera dalla paura di sentirsi dare dell’intollerante, del fondamentalista, del retrogrado, come accade spesso ai volontari del Movimento per la vita, di cui è segretaria generale Olimpia Tarzia, che commenta: «Non si capisce che cosa ci sia di scandaloso nell’accogliere una donna in difficoltà, aiutarla a uscire dalla solitudine, proporle le alternative all’interruzione della gravidanza, per sottrarla a un trauma indelebile, e sostenerla in tutti i modi, anche economici, a superare le difficoltà».

Dove sta lo "scandalo"?

Eppure scandalosa è parsa a molti la proposta del ministro della Salute Storace di riformare i consultori pubblici coinvolgendo il volontariato, come era previsto dalla proposta di legge presentata dalla stessa Tarzia alla Regione Lazio e come prevede la proposta di legge del Forum delle associazioni familiari.

Limitazione dell’autodeterminazione, violazione delle libertà, ingerenza? «Varrebbe la pena di chiedere il parere dei 70.000 bambini riacciuffati alla vita nei trent’anni di storia dei Centri di aiuto alla vita e soprattutto alle loro mamme», commenta Olimpia Tarzia. Che si chiede: «Se questo è quanto sono riusciti a fare i volontari con scarse forze economiche e tanta caparbietà, quanto potrebbero fare le istituzioni se mettessero in pratica la prevenzione prevista dalla legge 194?».

Oltre 600 realtà sparse su tutto il territorio, tra Centri di aiuto alla vita, Movimenti locali e 80 case di accoglienza, un numero verde SOSvita (8008-13000) attivo 24 ore, 11.000 "progetti Gemma" di adozione a distanza di mamme in attesa hanno messo in pratica quella "preferenza per la nascita", che emerge dalla legge 194 e viene dimenticata dai consultori pubblici.

«In attesa della riforma dei consultori, che li trasformi da presìdi sanitari, che si occupano della mera certificazione delle richieste d’aborto, a luoghi dove, con la collaborazione del volontariato, si aiuti effettivamente a "rimuovere" le difficoltà che inducono a questo passo», conclude Olimpia Tarzia, che è madre di tre figli. «Occorre proseguire in un percorso culturale che non può non comprendere un nuovo femminismo capace di farsi carico di tante attese di "liberazione" presenti nell’universo femminile: liberazione dalla menzogna sulla vita nascente, da una pervasiva cultura di morte, dai luoghi comuni falsi e ingannevoli sull’emancipazione femminile, dagli ostacoli culturali, sociali, politici, economici e giuridici che si frappongono tra la mamma e il bimbo che è dentro di lei».

Renata Maderna
   
   
Articolo 1 - Legge 194

«Lo Stato riconosce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le Regioni e gli Enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi sociosanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite».

Articolo 2 - Legge 194

«I consultori, sulla base di appositi regolamenti o convenzioni, possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita».

 

IL VALORE DELLA VITA

‘‘La legge 194 prevede che la tutela della maternità sia resa sempre più effettiva: sarebbe positivo avere persone nei consultori che facciano questo lavoro di tutela: credo che sia oggi difficile contestare che tale lavoro di tutela avviene poco. In questi decenni il Movimento per la vita ha aiutato circa 70.000 donne a non abortire, non costringendole, ma facilitandole e aiutandole di fronte alle difficoltà. La presenza dei volontari nei consultori avrebbe soltanto questa funzione di sostegno e non avverrebbe nello spirito di chissà quale battaglia’’.

Camillo Ruini
(Assisi, 18 novembre 2005


torna all'indice