«In realtà c’è
ancora molta confusione: c’è chi va dallo psicologo e chiede un
tranquillante perché non riesce a dormire». Non ci sono rose senza spine.
Se i dati della ricerca sono positivi, Emanuele Morozzo della Rocca,
presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, non ci nasconde le ombre
della professione.
- Presidente, perché la gente fa tanta confusione?
«Perché oggi c’è un grande bisogno di psicologia e un
grande interesse, ma nel nostro Paese c’è ancora poca cultura psicologica
autentica. E la confusione può essere pericolosa».

Emanuele Morozzo della Rocca (foto Giuliani).
- Cominciamo a fare chiarezza. Come si diventa psicologi?
«Oggi il percorso è molto chiaro: è necessaria una
laurea quinquennale in Psicologia seguita da un anno di tirocinio e dall’esame
di Stato. Ci si può iscrivere all’albo anche con la laurea triennale, ma
in questo caso non si è psicologi, ma "tecnici di psicologia". In
altre parole non si può esercitare la professione di psicologo, ma lavorare
nel campo della propedeutica. Le faccio un esempio: il tecnico di psicologia
può preparare un test, ma non formulare una diagnosi sui risultati. Devo
dire che, sui circa 12.000 iscritti all’albo nel Lazio, abbiamo solo 19
tecnici. Significa che la laurea triennale è un fallimento».
- E per diventare psicoterapeuta?
«Dopo la laurea quinquennale, bisogna frequentare una
specializzazione di quattro anni, o presso la stessa università o presso
una scuola di psicologia riconosciuta. Chi sceglie una scuola a indirizzo
psicoanalitico diventa psicoanalista e può sottoporre il paziente ad
analisi. Quella sul lettino, per intenderci. Ma ci sono anche scuole
psicoterapeutiche a indirizzo diverso».
- Lo psicologo non è un medico, però voi dividete
questa specializzazione psicoterapeutica con i medici...
«Infatti, anche i medici, dopo la laurea, possono
diventare psicoterapeuti o psicoanalisti: o frequentando una scuola o
specializzandosi in psichiatria. In questo caso diventano medici
psicoterapeuti o medici psicoanalisti».
- L’offerta è vasta. Come scegliere?
«Dipende dalle esigenze. L’unico consiglio è di
verificare che il professionista cui ci si rivolge sia iscritto all’albo e
sia effettivamente psicoterapeuta quando la richiesta è quella della
psicoterapia. Per il resto ci sono bravi psicoterapeuti, sia medici sia
psicologi. È evidente che chi non è medico non può prescrivere farmaci. L’importante
è evitare quanti s’improvvisano ed esercitano senza titolo».
- Perché si va dallo psicologo?
«Negli studi professionali la domanda è molto varia. Uno
dei motivi più frequenti riguarda l’attacco di panico, ma in generale
parlerei di problemi legati alla fatica di vivere. Chi viene da noi molto
spesso non riesce ad avere legami affettivi, si blocca davanti alle
decisioni. Ci sono casi di depressione e di anoressia. In generale direi che
il panorama è molto più complesso e sfumato rispetto alla classica nevrosi
di cui parlava Freud. Nella maggior parte dei casi prevale un senso di
vuoto, di desolazione».
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| Nella tabella: i motivi
per cui è più frequente la richiesta della consulenza dello
psicologo. Al primo posto, come si vede, le prestazioni che riguardano
la sfera della persona, meno diffuso il ricorso allo psicologo nel
campo del lavoro e della mediazione familiare e di coppia. La domanda
formulata era a risposta multipla, quindi la somma delle percentuali
risulta superiore a 100. |
- Se per quanto riguarda l’aspetto più
"clinico" della professione subite la concorrenza dei medici,
per altri aspetti subite la pressione delle cosiddette "professioni
brevi". Penso alla mediazione familiare, al counseling. In questi
campi esercita anche chi non è psicologo...
«Lei ha toccato un punto dolente: questo è tema di
conflitto. Noi stessi, come Ordine degli psicologi, stiamo per uscire con un
documento. Abbiamo anche tante cause, in giro per l’Italia. Bisogna
chiarire che, quando si tratta di una mediazione familiare o di un counseling
di carattere psicologico, questo deve essere fatto da uno psicologo.
Diverso è il caso in cui si tratti di altri problemi come, per esempio, di
un supporto legale alla coppia. Così, la selezione del personale, quando
viene fatta attraverso test che riguardino il profilo psicologico dei
candidati, deve vedere presente lo psicologo. È una questione di
correttezza e anche di deontologia professionale».
- E per quanto riguarda il futuro della professione?
«Siamo ottimisti, ma dobbiamo anche dire con chiarezza
che bisogna porre un limite alle iscrizioni all’università. Attualmente
abbiamo 70.000 studenti: una follia. Ci sono numeri programmati gonfiati e
si continuano ad aprire corsi in tutte le facoltà, mentre nel nostro
mestiere c’è ancora tanto precariato e tanti sono costretti a un doppio
lavoro per sbarcare il lunario. Dobbiamo chiederci se vogliamo formare dei
professionisti o sfornare degli infelici».