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Tocca a Prometeo scaldare i cuori, creando il
clima giusto. L’Italia, Torino inclusa, sembra afflitta da un distratto
torpore, mentre la ventesima edizione delle Olimpiadi invernali si avvicina
a passo veloce. Forse la fiamma olimpica e il lungo giro che la porterà nei
più sperduti angoli del nostro Paese riusciranno là dove gli spot
(comunque pochi, a dire il vero) hanno fallito: suscitare attesa, generare
entusiasmo, attirare l’attenzione sulle gare sportive, in definitiva l’unica
vera ragion d’essere dell’intera faccenda.
La mitologia greca assicura d’altronde che fu proprio lui, Prometeo, a
sottrarre il fuoco a Zeus per darlo agli uomini. Un furto, certo. Ma
compiuto con un nobile intento e a fin di bene. Già nell’antichità il
suo esempio ispirò chi – durante i giochi olimpici – volle tener desta
una fiamma, frammento divino sceso sulla terra. Si replica ancor oggi, in
vista di quanto accadrà in Piemonte tra il 10 e il 26 febbraio prossimi. La fiamma, accesa nel tempio di Hera a Olimpia, in Grecia, domenica 27
novembre, arriverà in Italia il 7 dicembre. Il giorno dell’Immacolata, a
Roma, in piazza del Quirinale, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio
Ciampi, accenderà la torcia di Stefano Baldini, vincitore della maratona
alle Olimpiadi di Atene, nel 2004, e primo tedoforo di Torino 2006. Da lì
in poi, la fiamma – che sarà benedetta dal Papa – percorrerà 11.300
chilometri in 64 giorni, attraversando l’Italia intera, dal Canal Grande
alla Torre di Pisa, dalla Valle dei Templi al Palazzo della Signoria. Il viaggio si preannuncia ricco di eventi spettacolari e di momenti
suggestivi: la fiamma lascerà la capitale su un elicottero CH47 Chinook
dell’Esercito, uscirà dal porto di Genova a bordo della nave scuola Palinuro,
attraverserà Maranello su una Ferrari. Tra i 10.001 tedofori (non è un
errore; è così: 10.000 tedofori più uno, quello che il 10 febbraio 2006
entrerà di corsa dentro lo Stadio comunale di Torino, ribattezzato per l’occasione
Stadio Olimpico) figurano tante personalità del mondo dello sport, della
cultura e dell’economia. Qualche nome? Giorgio Armani, Gianni Morandi,
Pippo Baudo. Si tratta di una staffetta sponsorizzata (l’operazione costa
complessivamente 5,5 milioni di euro; Samsung e Coca-Cola hanno messo mano
al portafoglio) e tecnologicamente all’avanguardia (la torcia high-tech di
Torino 2006 può reggere, senza spegnersi, raffiche di vento di 120
chilometri all’ora). «È una grandissima opportunità per trasmettere
sensazioni forti e valori ideali, indiscutibili, per migliorare la cultura
sportiva dei nostri giovani», sostiene Giovanni Petrucci, presidente
del Coni. «Assicura la giusta visibilità ai prossimi giochi olimpici, fin
qui in penombra», concordano diversi esperti di comunicazione. Una città che borbotta È così? Davvero la passione è stata finora merce rara, monopolio
ristretto delle poche migliaia di addetti ai lavori? Sergio Chiamparino è
il sindaco della città ospitante. «Se Torino non borbottasse non sarebbe
Torino», esordisce con indulgente ironia: «ma sono convinto che già
adesso sta mutando atteggiamento, lasciandosi coinvolgere sempre di più. D’altra
parte la città sta cambiando. In meglio». Se per l’Italia l’apparente disaffezione è imputabile alla scarsa
circolazione di notizie, in Torino e dintorni molto hanno influito i
cantieri che hanno stravolto viabilità e abitudini, intervenendo a gamba
tesa sull’esistenza di molti, se non di tutti. Diversi cantieri, in ogni
caso, stanno chiudendo. Il 29 novembre viene consegnato "chiavi in
mano" lo Stadio. L’8 dicembre è la volta di piazza San Carlo. Il 23
dicembre Palazzo Madama svelerà la sua rinnovata bellezza. Altri cantieri
chiuderanno a gennaio. Altri non chiuderanno, ma saranno – come dire –
vestiti a festa. «Nessuno ha mai detto che con le Olimpiadi avremmo terminato tutti i
lavori», insiste il sindaco Chiamparino. «Prendiamo la metropolitana, ad
esempio. Entrerà in servizio un’ampia tratta della linea 1, dall’ingresso
ovest di Torino a Porta Susa. Ma volendo completare la linea 1 e
possibilmente costruire la linea 2, terminati i giochi si riprenderà a
lavorare». «Qual è il problema?», interviene a sua volta Valentino Castellani, ex sindaco della città e presidente del Toroc, il comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali. «Il cantiere dà l’idea di qualcosa che si muove, che progredisce, che cambia. Tirata a lucido, Torino incanterà i suoi abitanti oltreché gli ospiti». Gli impianti sono tutti pronti. «L’ultimo a esserci consegnato è l’Oval Lingotto, la quarta struttura che ospiterà gare sul ghiaccio, per la precisione quelle di pattinaggio di velocità», riprende Castellani. Che non rinuncia a togliersi un sassolino dalle scarpe: «A differenza di quanto accaduto ad Atene, non arriviamo all’ultimo minuto, con l’acqua alla gola. Alcuni test previsti dal Comitato olimpico internazionale si sono svolti addirittura un anno fa o giù di lì, come nel caso della pista per il bob, lo skeleton e lo slittino di Cesana Pariol, il cui tracciato è stato migliorato e reso più sicuro, modificando un paio di curve».
Un buco da 100 milioni di euro? Valentino Castellani non perde il sorriso neppure quando gli si domanda del "buco" da 100 milioni di euro, stando a quello che si è letto sui giornali. «Il buco? Il buco non esiste, non è mai esistito. Noi finora abbiamo fatto solo bilanci di previsione. Quando ci siamo resi conto che avremmo avuto difficoltà a chiudere in pareggio, l’abbiamo immediatamente segnalato. Il costo stimato dei giochi di Torino (quello vero si saprà soltanto a consuntivo fatto) è grosso modo di 3,5 miliardi di euro. Le spese per le infrastrutture (dai villaggi alle strade, ai parcheggi) superano di poco i due miliardi di euro. Sono tutte voci finanziate, coperte. Le spese dell’organizzazione vera e propria ammontano a un miliardo e mezzo (scarso) di euro. Il bilancio del Toroc (1.138 milioni di euro) s’inserisce in questo secondo grande capitolo. Puntiamo al pareggio, ovviamente. È chiaro che corriamo dei rischi, ma abbiamo anche delle opportunità. Mi spiego. Nevica tre volte in più del previsto? Pagheremo una cifra più alta rispetto a quella preventivata per tenere pulite le vie di comunicazione. Vendiamo un numero maggiore di biglietti rispetto a quello ipotizzato? Entreranno più soldi nelle nostre casse».
A proposito: quanti biglietti avete venduto finora? «Al 24 novembre risultavano venduti oltre 500.000 tagliandi, pari al 60 per cento della disponibilità», risponde Castellani. «Ma tornerei al presunto "buco" nei conti. Il problema nasce dal fatto che l’organizzazione di questi giochi ha dei costi obiettivamente alti. Faccio degli esempi concreti. Attendiamo 10.000 operatori dei mass media, tra giornalisti, fotografi, cameramen e tecnici. A Torino gli hotel non hanno abbastanza camere per ospitarli tutti. Diciamo che i posti letto sono 5.000. Gli altri li sistemiamo in villaggi costruiti apposta (diventeranno poi collegi universitari o abitazioni messe sul mercato) oppure nell’ex ospedale militare. A Salt Lake City (Usa) gli alberghi avevano stanze in abbondanza». Costi alti, pochi sponsor? «Un altro esempio?», continua Castellani. «I parcheggi temporanei. Questo è un deficit del sistema territoriale che ospita i giochi. Se noi avessimo denaro in abbondanza, pagheremmo noi. Ma non ce la facciamo. Insomma: sono state individuate delle voci in relazione alle quali sono intervenuti il Governo (chiamando in causa una sua agenzia, Sviluppo Italia) e le istituzioni locali. In questo momento si sta discutendo della copertura di circa trenta milioni di euro. È un problema che verrà risolto».
«I nostri giochi olimpici costano di più anche perché abbiamo scelto di promuovere un territorio vasto», sottolinea ancora Castellani. «Le prossime olimpiadi invernali, che si svolgeranno in Canada, nel 2010, coinvolgeranno soltanto due comuni: Vancouver e Whistler. Noi ne coinvolgiamo sette». Più costi e meno sponsor? «Assolutamente no. Sul mercato italiano abbiamo raccolto 250 milioni di euro di sponsorizzazioni in un momento di crisi economica». Questione sicurezza. Sono tutti mobilitati: polizia, carabinieri, servizi; l’esercito schiererà per l’occasione circa 1.200 alpini... «Sappiamo che il rischio zero non esiste», spiega Castellani. «Ma so anche per certo che uno dei posti più sicuri in Italia durante i giochi sarà proprio Torino. Non è prevista nessuna militarizzazione, nessuna zona rossa. Altrimenti non sarebbero giochi olimpici. Le Olimpiadi sono una festa di pace».
«In ossequio al più schietto spirito olimpico, abbiamo lanciato la
proposta di una tregua che sospenda i conflitti durante lo svolgimento dei
giochi», aggiunge il vicesindaco di Torino, Marco Calgaro: «All’Onu
l’idea è diventata risoluzione ed è stata appoggiata da 190 Paesi. Come
gesto concreto, Comune, Provincia e Regione s’impegnano a finanziare lo
sminamento di tre ettari della montagna di Sarajevo che ospitò la pista del
bob. Prima di diventare un campo di battaglia».
Alberto Chiara
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