Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Attualità.
di Renzo Giacomelli


INIZIATIVE
IL SETTIMO VOLUME DELLA "STORIA DEL CRISTIANESIMO"


SEMINATORI DI SPERANZA

La settimana prossima I cattolici nel mondo. «Dopo il Concilio, la Chiesa è cambiata», dice il gesuita padre Salvini. «Oggi c è una conversione da compiere».

Molti i mutamenti che il mondo cattolico ha conosciuto negli ultimi decenni. Ne parliamo con il gesuita Gianpaolo Salvini che, per la sensibilità personale e il decennale incarico di direttore della rivista La Civiltà Cattolica, di quei mutamenti è un osservatore privilegiato.

  • Padre Salvini, quali le sembrano i principali cambiamenti nella Chiesa negli ultimi cinquant’anni?

«Il principale è stato "l’evento di grazia" del Concilio Vaticano II, che ha significato per la Chiesa un profondo aggiornamento interno e un mutato atteggiamento all’esterno. Ha cambiato la liturgia, cominciando dalla lingua, dallo stile..., e si è organizzata diversamente. Soprattutto, ha mutato atteggiamento verso il mondo: un atteggiamento disponibile al dialogo, senza il complesso di una fortezza assediata. Si sente più lievito nella massa che nella navicella sbattuta dai flutti. Nei confronti del mondo è stata giudicata persino troppo ottimista. Ma in un’epoca in cui tanti vedono nero, non è male che la Chiesa semini speranza e anzi indichi i segni di speranza già vivi e all’opera nel mondo, senza nascondersi i problemi drammatici dell’epoca contemporanea: povertà solo parzialmente risolta, malattie debellate, ma altre in agguato... Oggi, più che con le altre religioni, come vorrebbe una minoranza di fanatici, il confronto è con l’indifferenza religiosa, con la privatizzazione della religione, a cui non si lascia spazio nella vita pubblica».

  • L’impulso del Concilio si è esaurito?

«Del Vaticano II non si sono ancora tirate tutte le conclusioni, né se ne sono sfruttate le ispirazioni, realizzandolo pienamente. Credo che ci si sia spaventati di qualche abuso e qualcuno ha temuto che si sia andati più in là di quanto la Chiesa avesse inteso fare nel Concilio. Così si sono attivati dei freni. Sia la possibilità di qualche esagerazione, sia la voglia di frenare mi sembrano reazioni naturali in epoca di cambiamenti, che ad alcuni aprono il cuore alla speranza, mentre ad altri tolgono le sicurezze secolari».

Tabella: i cattolici nel mondo.

  • Ci vorrebbe un nuovo Concilio?

«Più che un nuovo Concilio mi pare importante ritornare al clima creativo, di partecipazione e di spinta propulsiva del Vaticano II. Un clima che non si è spento, ma che appare più fiacco e meno incisivo».

  • Come ha influito sulla vita della Chiesa il crollo del comunismo?

«Le conseguenze sono state profonde. In molti Paesi, soggetti per decenni a severi regimi di persecuzione, è tornata la libertà religiosa accompagnata da un vigoroso dinamismo di vita ecclesiale. Paradossalmente, anche in quei Paesi la Chiesa ha rischiato di secolarizzarsi e di adattarsi rapidamente al consumismo di tipo occidentale. Non per nulla nei Paesi ex comunisti le vocazioni sono ora diminuite rispetto ai tempi della dittatura. Ma Dio concede ancora alla sua Chiesa, in molte parti del mondo, l’esperienza tragica e vivificante del martirio, segno che la Chiesa di oggi è ancora viva, scomoda e inquietante, come il messaggio di cui è portatrice e al quale resta fedele, incontrando talvolta la sorte del suo Signore. E resta alla Chiesa il compito di essere coscienza critica del capitalismo occidentale, purché questo compito non venga travisato: caduta l’ideologia comunista, con la sua carica messianica, molti ne ricercano l’alternativa nella Chiesa, travisandone il compito: la Chiesa non può essere una religione civile o un modello concreto socioeconomico alternativo».

  • Soprattutto in Occidente la Chiesa, divenuta minoritaria tra i popoli di antica tradizione cattolica, sembra aver acquisito maggiore visibilità. C’è una sfasatura tra immagine e presenza vera?

«Direi che è venuta meno la cristianità, cioè l’idea di una società in cui tutto faceva riferimento alla religione. Gli uomini e le donne non sono oggi più peccatori di una volta, ma non fanno più mistero della loro condotta contraria ai comandamenti ispirati al Vangelo, anzi alle volte se ne gloriano. Tuttavia nella Chiesa rimane una parte viva e vitale assai più coerente e credibile di una volta, anche se in una situazione più sofferta. Il cristianesimo è una religione molto esigente, e anche in passato chi era veramente coerente e praticante rappresentava sempre una minoranza, sebbene quasi tutti allora si dicessero appartenenti alla Chiesa».

Cattolici indiani.
Cattolici indiani
(foto AP).

  • Anche in America latina, che è tradizionalmente cattolica, la Chiesa sembra perdere terreno a vantaggio dei nuovi movimenti religiosi di tipo pentecostale. Si è bloccato, in questo continente, l’aggiornamento teologico e pastorale che era stato avviato negli anni postconciliari?

«L’America latina, per motivi storici, è stata battezzata ma non evangelizzata, o evangelizzata in modo contraddittorio: un poeta ha scritto che era stata evangelizzata a colpi di crocifisso. Lo sforzo di tradurre il cristianesimo in strutture socialmente più giuste, senza perdere la sostanza dell’annuncio del Vangelo, che non coinciderà mai con un determinato progetto politico, ma dovrebbe umanizzarli tutti, ha indotto molti a lasciare il cristianesimo per le sètte protestanti, forse più vivaci come comunità, ma assai meno inquietanti, e più fornite di denaro. In Europa abbiamo forse idealizzato la Chiesa latino-americana per la sua vivacità e creatività, ma credo che essa resti tuttora assai più propulsiva e viva che nei Paesi di vecchia cristianità, dove siamo intenti più a difendere ciò che abbiamo, per timore di perderlo, che non ad aprirci al nuovo del Vangelo e della fede. In America latina non si è bloccato, soprattutto per merito delle comunità di base, il fermento evangelico postconciliare».

  • A che punto è, in Africa, l’inculturazione del Vangelo?

«Dare forme e simboli autenticamente africani al messaggio evangelico, nato in una cultura completamente diversa da quella africana, non è facile, ma si dovrà trovare una nuova sintesi, di cui la teoria è chiara, dato che il cristianesimo non può esistere se non incarnato in una cultura, senza tuttavia identificarsi con nessuna. È necessario comunque esercitare un delicato discernimento, perché non tutto può essere cristianizzato, o è in grado di veicolare adeguatamente il messaggio evangelico. Un problema per la Chiesa è la diffusione dell’islam, largamente finanziato dai Paesi petroliferi».

  • Come procede in Asia il dialogo della Chiesa con le religioni locali?

«Oggi, e non solo in Asia, il dialogo con le altre religioni è da un lato promettente, ma dall’altro nuovamente conflittuale. Cadute le ideologie, tanti si rifugiano nella propria religione come elemento di identità nazionale e storica e vedono nel dialogo una minaccia anziché una premessa per collaborare a una reale umanizzazione del nostro mondo. Il fatto che il cristianesimo sia maggioritario nei Paesi ricchi e più forti lo rende sospetto ai Paesi meno fortunati: lo vedono come un elemento del colonialismo nordatlantico più che come messaggio di salvezza e di speranza. C’è una conversione da compiere. Non sarà indolore, ma servirà a depurare la fede dagli elementi che storicamente vi si sono appiccicati».

Renzo Giacomelli
   
   
LA CHIESA NEI CINQUE CONTINENTI

Il settimo volume della nostra "Storia del Cristianesimo", dal titolo 
I cattolici nel mondo
( la settimana prossima con Famiglia Cristiana), illustra dettagliatamente la situazione attuale, con approfonditi cenni storici e socioeconomici, della Chiesa nei cinque continenti.

In particolare, i sette capitoli del libro sono dedicati ciascuno a un’area omogenea, in cui la presenza cattolica mostra segni di continuità: Europa occidentale, Europa orientale, America del Nord e Canada, America latina, Africa, Medio Oriente e Asia.


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