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Sommario.

 

 
Colloqui col padre.
di D.A.


COME VALORIZZARE L'OPERA DEI LAICI NELLA CHIESA
IN COLLABORAZIONE COL CLERO?


CONSIGLIO NAZIONALE DEI LAICI

Già il Vaticano II aveva ipotizzato forme di mutua collaborazione tra episcopato e fedeli. A ogni livello: dall’ambito parrocchiale a quello nazionale. E anche internazionale.


Caro padre, sia il clero sia i laici fanno parte del popolo di Dio, quello della Bibbia e poi quello del Vangelo. Al clero compete enucleare i princìpi religiosi e formare le coscienze, ai laici trasformare i princìpi in prassi politica, con le eventuali e necessarie mediazioni. Per svolgere adeguatamente i loro rispettivi ruoli, l’uno e gli altri debbono trovare una forma di collaborazione. Che era anche stata prevista dal Concilio Vaticano II, il più illuminato della storia, e dal Decreto Apostolicam actuositatem, con l’indicazione di un Consiglio dei laici. Ma poi di tale organo consultivo non se ne è fatto nulla, e il consiglio non è stato mai costituito.

Di conseguenza, le gerarchie ecclesiastiche si trovano a doversi pronunziare su questioni che esulano dalle loro competenze, col rischio d’essere accusati di interferire in campi altrui. Se invece si costituisse un consiglio dei laici, la Chiesa ne avrebbe tutto da guadagnare, e le gerarchie ecclesiastiche sarebbero meno esposte, più tutelate, e non costrette a fare opera di supplenza. Vi sono dei laici (fra questi non certo io, che sono un semplice osservatore, anche se attento, della società) che in tutto danno dei punti al clero.

Padre, la prego, non mi risponda dicendo paternalisticamente che alla costituzione del consiglio dei laici la Chiesa ci sta pensando, che i tempi della Chiesa sono lunghi ecc., perché quando si pensa troppo e i tempi diventano troppo lunghi (come è avvenuto tante volte nella storia), ci troviamo di fronte a silenzi o a forme di neghittosità, che costituiscono mancanze molto gravi. Mi creda, sono un cattolico praticante, da sempre fedele alla Chiesa e non uno di quelli che vogliono rivoluzionarla dalle sue fondamenta.

T.M.
  

Per la verità il Concilio Vaticano II al decreto sull’Apostolato del laici (Apostolicam actuositatem, n. 26) non aveva espressamente previsto, ma solo ipotizzato, Consigli nazionali dei laici. Ciò non toglie, tuttavia, che da molti si ritenesse allora, e si ritenga ancora oggi, che la costituzione a livello nazionale, in analogia con quanto avviene sul piano delle Chiese locali con i consigli pastorali diocesani, di un "consiglio dei laici" italiano sia auspicabile. Anche perché possa esservi un organismo qualificato al quale la Conferenza episcopale sia in grado di rivolgersi per avere orientamenti o indicazioni su problemi di particolare rilevanza riguardanti la vita interna della Chiesa (di cui i laici sono parte essenziale) e il suo rapporto con la comunità civile. Non v’è dubbio che un simile organismo, senza alcuna pretesa di "rappresentanza", potrebbe costituire anche per l’opinione pubblica "laica" un utile punto di riferimento. E, in un certo senso, "alleggerirebbe" la stessa Conferenza episcopale dal dovere prendere troppo frequentemente posizione sull’una o sull’altra questione.

Esistono peraltro alcune difficoltà, quelle stesse che hanno, in passato, impedito di dar corso alla proposta che padre Bartolomeo Sorge ebbe a fare, appunto al convegno nazionale del 1976 su "Evangelizzazione e promozione umana". Non è facile individuare da una parte i criteri di composizione del Consiglio (per evitare che esso sia un organismo puramente decorativo), e dall’altra i suoi compiti e il suo ruolo (per non dar luogo a una sorta di dualismo con la Conferenza episcopale). Ma un apposito gruppo di lavoro, da costituirsi ad esempio a cura della Commissione episcopale per il laicato, potrebbe mettere allo studio la questione e fare una precisa proposta che corrisponda ad attese largamente diffuse nella comunità ecclesiale italiana e delle quali il nostro lettore si è fatto attento interprete.

 D.A.

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