Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Attualità.
di Guglielmo Nardocci


POLITICA
CASTAGNETTI, BOBBA E BUTTIGLIONE SI CONFRONTANO


IL PARTITO CHE NON C’È

L’autunno ha portato una ripresa di confronto fra i cattolici impegnati in politica che ha pochi precedenti nella storia degli ultimi anni, da quando, con la fine della Democrazia cristiana, è finita l’era del protagonismo dei cattolici nella vita sociale, politica e culturale del nostro Paese. I cattolici del Centrosinistra e quelli del Centrodestra sono in fibrillazione, insoddisfatti di una collocazione politica che li vede separati e spesso succubi in una realtà nella quale il sistema di alleanze prevale ancora sulla tradizione culturale, storica e politica dei cattolici italiani impegnati nella vita pubblica. Nessuno pensa a un approdo comune in una nuova formazione di ispirazione cristiana, almeno finché non cambia la legge elettorale, ma alcune scelte non sono rinviabili. La Margherita nel Centrosinistra ha davanti a sé il Partito democratico voluto da Prodi, però non vuole entrarci in posizione subordinata. Ma anche per l’Udc la musica non cambia: «Non vogliamo più padroni», dice Buttiglione.

«Intanto credo che, grazie anche all’opera della Chiesa italiana», dice Pierluigi Castagnetti,«i cattolici hanno ancora forza e capacità di tornare al centro della vita politica e sociale del Paese. Va dato atto al cardinale Camillo Ruini di aver tenuto la Chiesa e il mondo cattolico al riparo dagli effetti della fine della Democrazia cristiana, anzi di aver creato le condizioni di un rilancio di protagonismo. Ricordiamoci che in Francia non andò così e quindi non era scontato neanche in Italia l’esito storico».

  • Ma la fine della Dc ha causato anche il tramonto del protagonismo dei cattolici nella società italiana?

«Direi che è finita l’esperienza della Dc, ma non la memoria culturale e politica dei cattolici democratici. Anzi, oso dire che quel filone di pensiero è l’unico che negli ultimi sessant’anni ha prodotto le poche cose usabili della politica italiana: la Costituzione, una classe dirigente di livello, l’originalità di una democrazia basata sulla sussidiarietà, il personalismo e l’economia sociale di mercato. Sul piano internazionale la scelta occidentale e l’Europa. Questo pensiero e questi cardini non vengono meno con la fine della Dc».

  • Però negli ultimi 15 anni questo pensiero politico è rimasto ai margini...

«Infatti, il problema è rimetterlo al centro. I tentativi sono stati fatti sia a Destra dall’Udc di Casini sia da noi nel Centrosinistra. I risultati però non sono stati soddisfacenti. Possiamodire di noi che coabitiamo educatamente con gli altri, mentre l’Udc rivela tensioni molto più scoperte nel rapporto con i suoi alleati».

  • Che cosa pensate di fare visto che confluirete nel partito democratico voluto da Prodi?

«Il nostro problema è di rimettere al centro il pensiero politico dei cattolici democratici. Il convegno di Chianciano, prima ancora di quello di Orvieto, è servito per chiarire un dato fondamentale: noi non accetteremo mai di stare in un partito nel quale la cultura dei cattolici democratici non ha rilevanza. Questo deve essere chiaro dall’inizio: il Partito democratico nasce dal pensiero dei cattolici democratici e dal riformismo socialdemocratico».

  • C’è il problema dei valori non negoziabili...

«È chiaro che sulla vita e sul resto dei valori, sui quali i cattolici non possono cedere, il mio comportamento sarà sempre in linea con la mia fede e le mie convinzioni. Ma bisogna finirla di rivolgersi al politico cattolico solo quando c’è un problema che riguarda l’aborto, l’eutanasia o la fecondazione assistita. Nell’enciclica di papa Benedetto XVI si dice che è compito centrale della politica occuparsi del giusto ordine della società e dello Stato. Se non riportiamo il nostro pensiero al centro della politica non perderemo solo il senso della nostra missione, ma avremo privato la società dell’unica risposta che ha funzionato nell’Italia contemporanea».

Da sinistra: Pierluigi Castagnetti, Luigi Bobba e Rocco Buttiglione.
Da sinistra: Pierluigi Castagnetti, Luigi Bobba e Rocco Buttiglione.
Ovviamente si tratta di un fotomontaggio, ma forse potremmo
un giorno vederli insieme in una ipotetica formazione politica
di ispirazione cristiana
(foto Ansa/La Presse).

  • Senatore Bobba, c’era veramente bisogno di una nuova corrente di pensiero politico cattolico?

«Noi crediamo che sia utile riflettere di più e in sedi diverse. Non siamo né una nuova corrente della Margherita né il partito di Ruini, vogliamo ragionare intorno alla difesa dei nostri valori di cattolici. Fino a ora non si è riflettuto abbastanza sulla fine della Dc e soprattutto su una classe dirigente che ha dato al Paese una grande crescita, un profilo, una prospettiva. È patrimonio della nostra storia la scelta occidentale, un equilibrio fra mercato e sociale e una politica estera nell’originale Mediterraneo».

  • Fin qui sembrate tutti d’accordo. Ma dove misurate la distanza dagli altri?

«Noi ci troviamo da un lato a dover fare i conti con il ritorno di un laicismo che tenta di mettere fuori campo i valori e dall’altro con un fondamentalismo dei valori stessi, che si presenta come riduzione della fede a pura tradizione, a fatto culturale, quando non a religione d’ordine. Noi diciamo che siamo semplicemente chiamati a far vivere i valori in cui crediamo. Il compito della politica è questo».

  • A quali valori intende riferirsi, con esattezza?

«Non mi riferisco solo ai cosiddetti valori non negoziabili. Su questi però non basta dire che ognuno si comporterà secondo fede e coscienza, visto che nel partito democratico non si potrà imporre alla componente ex diessina o ex socialista, una convinzione che è nostra. Dico però che questi valori si possono argomentare, e bene ha fatto Rutelli quando ha posto alcuni altolà. Ma io mi riferisco anche a nuovi valori sui quali il cattolicesimo democratico non dà risposte. Penso al volontariato. Ma perché i tanti volontari nel Sud dell’Africa non hanno mai ricevuto la visita del nostro ministro degli Esteri? Penso alla famiglia per la quale non abbiamo costruito una politica vera, basata su interventi efficaci. Penso anche all’immigrazione, un tema che è entrato nella vita quotidiana delle famiglie, si pensi, ad esempio, al welfare invisibile delle badanti. Questo fenomeno porta in emersione nodi critici come la cittadinanza, la convivenza fra religioni e culture diverse».

  • In definitiva, in che cosa si distingue il vostro approdo nel Partito democratico da quello degli ex popolari della Margherita?

«Se è vero, come ha scritto lo storico Pietro Scoppola, che non è immaginabile un approdo tardivo del cattolicesimo democratico nella famiglia socialista, resta invece aperto e da scrivere il contributo che può nascere da quel tessuto umano, sociale e spirituale rappresentato dalla Chiesa italiana, nonché sapere chi sarà capace di interpretarlo per farne uno dei non molti talenti disponibili per la rinascita di un Paese altrimenti destinato a un mesto declino».
  

  • Senatore Buttiglione, lei impersona più di altri questa inquietudine del mondo cattolico dopo la fine della Dc. Che cosa vi ha impedito di trovare un terreno comune di impegno?

«La subordinazione culturale ad altre posizioni, a un’altra visione del mondo, ma anche la convinzione che ha generato la riforma bipolare per la quale bisogna schierarsi per forza da una parte o dall’altra, sennò non conti nulla. Per questo noi abbiamo fatto un Consiglio nazionale dedicato all’identità del partito nel quale abbiamo stabilito di essere popolari di ispirazione cristiana, cioè riprendiamo la posizione di autonomia culturale dei cattolici italiani. Questo significa che in un sistema nel quale ti chiedono da che parte stai, noi anteponiamo l’identità. Vogliamo sottolineare il fatto che stare in un’alleanza non significa essere servi di Berlusconi. Una forza quindi capace di affrontare i problemi, non solo i valori non negoziabili; un partito che ha un’idea dello Stato, della società, della solidarietà».

  • Questa è la preoccupazione dei vostri amici del Centrosinistra, ma sembra che la soddisfazione manchi a voi come a loro...

«È vero e questo dipendeva in larga parte da un sistema che ti consentiva solo la scelta di campo, dopodiché era compito del "padrone" pensare al resto; tutti gli altri si annullavano. Ma adesso la situazione è cambiata. Questa ripresa del dibattito fra le varie anime del cattolicesimo è stata originata dalla riforma del sistema elettorale voluta fortissimamente dall’Udc. Adesso si vota prima per il partito e poi per la coalizione. Ciò ha consentito di ragionare finalmente sull’identità, nel nostro caso cattolica, invece che sulla parte dove si sceglie di stare».

  • Ma l’approdo è lontano...

«Sapere chi siamo serve a scegliere anche quanto costa, e ai nostri elettori a sapere che se ci votano è perché pensano che saremo coerenti con i nostri valori».

Guglielmo Nardocci
    
   

‘‘Va dato atto al cardinale Camillo Ruini di aver tenuto la Chiesa e il mondo cattolico al riparo dagli effetti della fine della Democrazia cristiana’’

Pierluigi Castagnetti
  

‘‘Siamo chiamati a far vivere i valori in cui crediamo. Il compito della politica è questo. Mentre c’è chi vorrebbe ridurre tutto a una religione d’ordine’’.

Luigi Bobba
  

‘‘Vogliamo sottolineare il fatto che stare in un’alleanza non significa essere servi di Berlusconi. In un sistema nel quale ti chiedono da che parte stai, noi anteponiamo l’identità. ’’

Rocco Buttiglione

 

DUE LIBRI PER CAPIRE

Hanno un giro di affari vertiginoso, ma non sono gruppi industriali; sono le Chiese americane, con dipendenti, grande seguito, un ottimo rapporto con il dollaro e con i media.

Dio, patria, ricchezza, edito dalla Bur, libro-inchiesta scritto da Massimo Gaggi, inviato del Corriere della Sera in America, documenta in modo semplice e completo i fenomeni religiosi che tanto hanno influenzato le ultime elezioni presidenziali; una realtà davvero sconcertante per un europeo, ma straordinariamente utile a capire in profondità i fenomeni religiosi in Usa; fenomeni molto più importanti e decisivi per la vita americana di quanto non lo siano in casa nostra.

E per restare da noi, segnaliamo anche La nuova galassia dei cattolici italiani di Marco Damilano, Einaudi, provocatoria panoramica sui cattolici italiani, i nuovi movimenti, il loro rapporto-scontro con la società, i media, i partiti, il mondo moderno.


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