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«Intanto credo che,
grazie anche all’opera della Chiesa italiana», dice Pierluigi
Castagnetti,«i cattolici hanno ancora forza e capacità di tornare al
centro della vita politica e sociale del Paese. Va dato atto al cardinale
Camillo Ruini di aver tenuto la Chiesa e il mondo cattolico al riparo dagli
effetti della fine della Democrazia cristiana, anzi di aver creato le
condizioni di un rilancio di protagonismo. Ricordiamoci che in Francia non
andò così e quindi non era scontato neanche in Italia l’esito storico».
«Direi che è finita l’esperienza della Dc, ma non la
memoria culturale e politica dei cattolici democratici. Anzi, oso dire che
quel filone di pensiero è l’unico che negli ultimi sessant’anni ha
prodotto le poche cose usabili della politica italiana: la Costituzione, una
classe dirigente di livello, l’originalità di una democrazia basata sulla
sussidiarietà, il personalismo e l’economia sociale di mercato. Sul piano
internazionale la scelta occidentale e l’Europa. Questo pensiero e questi
cardini non vengono meno con la fine della Dc». «Infatti, il problema è rimetterlo al centro. I
tentativi sono stati fatti sia a Destra dall’Udc di Casini sia da noi nel
Centrosinistra. I risultati però non sono stati soddisfacenti. Possiamodire
di noi che coabitiamo educatamente con gli altri, mentre l’Udc rivela
tensioni molto più scoperte nel rapporto con i suoi alleati». «Il nostro problema è di rimettere al centro il pensiero
politico dei cattolici democratici. Il convegno di Chianciano, prima ancora
di quello di Orvieto, è servito per chiarire un dato fondamentale: noi non
accetteremo mai di stare in un partito nel quale la cultura dei cattolici
democratici non ha rilevanza. Questo deve essere chiaro dall’inizio: il
Partito democratico nasce dal pensiero dei cattolici democratici e dal
riformismo socialdemocratico». «È chiaro che sulla vita e sul resto dei valori, sui
quali i cattolici non possono cedere, il mio comportamento sarà sempre in
linea con la mia fede e le mie convinzioni. Ma bisogna finirla di rivolgersi
al politico cattolico solo quando c’è un problema che riguarda l’aborto,
l’eutanasia o la fecondazione assistita. Nell’enciclica di papa
Benedetto XVI si dice che è compito centrale della politica occuparsi del
giusto ordine della società e dello Stato. Se non riportiamo il nostro
pensiero al centro della politica non perderemo solo il senso della nostra
missione, ma avremo privato la società dell’unica risposta che ha
funzionato nell’Italia contemporanea».
«Noi crediamo che sia utile riflettere di più e in sedi diverse. Non siamo né una nuova corrente della Margherita né il partito di Ruini, vogliamo ragionare intorno alla difesa dei nostri valori di cattolici. Fino a ora non si è riflettuto abbastanza sulla fine della Dc e soprattutto su una classe dirigente che ha dato al Paese una grande crescita, un profilo, una prospettiva. È patrimonio della nostra storia la scelta occidentale, un equilibrio fra mercato e sociale e una politica estera nell’originale Mediterraneo».
«Noi ci troviamo da un lato a dover fare i conti con il ritorno di un laicismo che tenta di mettere fuori campo i valori e dall’altro con un fondamentalismo dei valori stessi, che si presenta come riduzione della fede a pura tradizione, a fatto culturale, quando non a religione d’ordine. Noi diciamo che siamo semplicemente chiamati a far vivere i valori in cui crediamo. Il compito della politica è questo».
«Non mi riferisco solo ai cosiddetti valori non negoziabili. Su questi però non basta dire che ognuno si comporterà secondo fede e coscienza, visto che nel partito democratico non si potrà imporre alla componente ex diessina o ex socialista, una convinzione che è nostra. Dico però che questi valori si possono argomentare, e bene ha fatto Rutelli quando ha posto alcuni altolà. Ma io mi riferisco anche a nuovi valori sui quali il cattolicesimo democratico non dà risposte. Penso al volontariato. Ma perché i tanti volontari nel Sud dell’Africa non hanno mai ricevuto la visita del nostro ministro degli Esteri? Penso alla famiglia per la quale non abbiamo costruito una politica vera, basata su interventi efficaci. Penso anche all’immigrazione, un tema che è entrato nella vita quotidiana delle famiglie, si pensi, ad esempio, al welfare invisibile delle badanti. Questo fenomeno porta in emersione nodi critici come la cittadinanza, la convivenza fra religioni e culture diverse».
«Se è vero, come ha scritto lo storico Pietro Scoppola,
che non è immaginabile un approdo tardivo del cattolicesimo democratico
nella famiglia socialista, resta invece aperto e da scrivere il contributo
che può nascere da quel tessuto umano, sociale e spirituale rappresentato
dalla Chiesa italiana, nonché sapere chi sarà capace di interpretarlo per
farne uno dei non molti talenti disponibili per la rinascita di un Paese
altrimenti destinato a un mesto declino».
«La subordinazione culturale ad altre posizioni, a un’altra visione del mondo, ma anche la convinzione che ha generato la riforma bipolare per la quale bisogna schierarsi per forza da una parte o dall’altra, sennò non conti nulla. Per questo noi abbiamo fatto un Consiglio nazionale dedicato all’identità del partito nel quale abbiamo stabilito di essere popolari di ispirazione cristiana, cioè riprendiamo la posizione di autonomia culturale dei cattolici italiani. Questo significa che in un sistema nel quale ti chiedono da che parte stai, noi anteponiamo l’identità. Vogliamo sottolineare il fatto che stare in un’alleanza non significa essere servi di Berlusconi. Una forza quindi capace di affrontare i problemi, non solo i valori non negoziabili; un partito che ha un’idea dello Stato, della società, della solidarietà».
«È vero e questo dipendeva in larga parte da un sistema che ti consentiva solo la scelta di campo, dopodiché era compito del "padrone" pensare al resto; tutti gli altri si annullavano. Ma adesso la situazione è cambiata. Questa ripresa del dibattito fra le varie anime del cattolicesimo è stata originata dalla riforma del sistema elettorale voluta fortissimamente dall’Udc. Adesso si vota prima per il partito e poi per la coalizione. Ciò ha consentito di ragionare finalmente sull’identità, nel nostro caso cattolica, invece che sulla parte dove si sceglie di stare».
«Sapere chi siamo serve a scegliere anche quanto costa, e
ai nostri elettori a sapere che se ci votano è perché pensano che saremo
coerenti con i nostri valori».
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