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di
Elisa Chiari
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INIZIATIVE - Gli INDISPENSABILI
I GRANDI DIZIONARI DI FAMIGLIA CRISTIANA - ETIMOLOGICO
LE
PAROLE DA DIFENDERE
Bisogna sapere da dove vengono per
rispettarle, dice il professor Beccaria. Che ha paura, spiega, «non dell’italiano
"medio", ma di quello mediocre. Oggi troppo diffuso».
Parole tra noi
straniere. Vengono tutte da lontano, hanno origini distanti da noi nello
spazio e nel tempo. Eppure sono nostre. Le adoperiamo, più o meno
consapevolmente, senza avvederci della loro origine: sono la nostra lingua,
che forse un po’ per passività, un po’ per ignoranza, un po’ per
pigrizia maltrattiamo, tanto da aver indotto l’italianista Gian Luigi
Beccaria a scrivere un libro in sua difesa.
- Professor Beccaria, il suo ultimo libro si intitola Per
difesa e per amore. La lingua italiana oggi (Garzanti, 2006).
Perché? Da che cosa dobbiamo difenderla, o forse difenderci?
«L’"amore" non lo spiego perché tutta la
vita dedicata a questo tema lo fa per me. Quanto alla "difesa",
credo che nessuno pensi, leggendo, alla mia posizione come a quella di un
purista che intende alzare barriere, ricacciando al di là delle Alpi e dei
mari le parole straniere. Viviamo in un mondo globalizzato. Succede da
sempre che una lingua annetta parole che arrivano da fuori. Io vorrei
difendermi, semmai, da altre cose: dall’assedio delle parole che negli
ultimi decenni ci investono da tutte le parti: Tv, radio, rete. Davanti a
questa piena a volte siamo disorientati: non abbiamo più tempo per
riflettere e siamo più esposti e più vulnerabili di una volta di fronte a
tutte le forme di linguaggio persuasivo, quello pubblicitario in particolare».
- Le parole che usiamo hanno origini a volte molto
incerte: conoscerne la provenienza ci difende?
«Più che la provenienza, conta capire il significato:
dobbiamo stare attenti e difenderci anche dai precotti, dalla frase fatta,
dalla parola-gettone che ti manipola perché non ti fa capire, come succede
con quella che Italo Calvino chiamava "l’antilingua" e che i
giornalisti chiamano "burocratese". Dobbiamo difenderci dalla
lingua della fretta che sceglie sempre la parola più banale, anche se non
è la più precisa. Per questo la seconda parte del libro è un elogio della
lentezza e del leggere».
- Lei ha scritto: «Le parole non sono né belle né
brutte, né forti né deboli, tali le rende chi le usa». In che senso?
«Le parole sono antiche e moderne, adatte o inadatte a
quello che si vuol dire, ma di per sé non sono, come le lingue del resto,
né belle né brutte».
- Il discorso evoca un vecchio saggio: Le brutte
parole, di Nora Galli de’ Paratesi. È vero che le parole cambiano
significato nel tempo?
«Quel libro faceva riferimento alle parole oscene,
dimostrava che le parole sono vive e mutano e con il tempo possono pure
cambiare il significato originario. Oggi non c’è ragazzo che non dica
"casino" per "confusione", e non è certo più una
parolaccia. Le parole si logorano anche: più si usano più diventano grigie
e perdono vivacità».
- A forza di "ingrigire" arriviamo al suo
esempio del latino pronunciato all’inglese. Che cosa succede, l’italiano
del parlante medio va indietro?
«Come diceva Calvino: c’è una pestilenza, la medicina
sono i libri, la lettura è l’antidoto. Siamo stati per secoli un Paese di
dialetti, mentre l’italiano era di pochi. Non da tantissimo è diventato
lingua di tutti e la conquista per certi versi è ancora in corso. In alcuni
ambiti questo ha portato a un impoverimento: mio nonno, che pure aveva una
conoscenza modesta, aveva una ricchezza di vocabolario e una vivacità che
abbiamo perso. D’altra parte, ciascuno domina le parole del proprio
settore. Persone che non conoscono l’italiano magari parlano di calcio con
terminologia tecnica, se ne sono appassionati. Lo stesso accade per i
linguaggi del settore della propria professione».
- A proposito di linguaggi specifici, arriviamo al punto
che la specializzazione sia tale da non capirsi più neanche all’interno
del proprio settore...
«Ormai la scienza va avanti per una sorta di
iperspecializzazione. Ma in quell’ambito c’è pieno diritto di usare
parole difficili, basta che ci si capisca tra specialisti. Tutto cambia
quando si tratta di insegnare, scrivere su un giornale, divulgare: lì il
linguaggio specialistico chiuso è un peccato mortale».
- Il suo libro ha per sottotitolo: "La lingua
italiana oggi". Un paio di capitoli dedicati alle espressioni di
origine regionale fanno pensare che il sottotitolo poteva essere
"Lingue italiane oggi". Non siamo ancora all’unità?
«È vero che in luoghi diversi si usano espressioni
differenti per dire la stessa cosa, ma ci si capisce. Io amo moltissimo i
dialetti, la poesia dialettale, ma questo dipende forse anche dalla
generazione cui appartengo. So però che è un patrimonio destinato a
tramontare col tempo. Oggi esiste un italiano, come lingua, che possiamo
chiamare medio, comune. E ben venga. Non è da quello che vorrei difendermi,
io me la prendo con l’italiano mediocre».
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SEMPLICEMENTE,
"INDISPENSABILI"
"Etimologico". Etimologia, dal latino etymologia,
derivato a sua volta dal greco, è la scienza che ricerca l’origine
delle parole. A questo serve l’ottavo volume della serie "Gli
indispensabili", il Dizionario etimologico, realizzato in
collaborazione con Modern Languages - Gruppo Editoriale La Scuola.
Conoscere la storia di una parola aiuta a capirla meglio, a usarla con
maggiore consapevolezza, magari a evitare che il latino sine die
(a data da destinarsi) assuma un’assurda pronuncia inglese "sain
dài" o che un urlo belluino (dal latino "belua", belva)
diventi urlo "beduino" e altri "glottomostri"
assortiti (dal prefisso glotto- derivato dal greco glotta,
lingua).

- FC/37
(7 settembre)
Dizionario Italiano A-L 576 pagine
- FC/38
(14 settembre)
Dizionario Italiano M-Z 496 pagine
- FC/39
(21 settembre)
Dizionario Inglese/Italiano Italiano/Inglese 512 pagine
- FC/40
(28 settembre)
Dizionario Francese/Italiano Italiano/Francese 512 pagine
- FC/41
(5 ottobre)
Dizionario Spagnolo/Italiano Italiano/Spagnolo 352 pagine
- FC/42
(12 ottobre)
Dizionario Tedesco/Italiano Italiano/Tedesco 520 pagine
- FC/43
(19 ottobre)
Dizionario Sinonimi e Contrari 320 pagine
- FC/44
(26 ottobre) Dizionario
Etimologico 352 pagine
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