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È il volto nuovo della
domenica televisiva. Ma, poi, mica tanto. Perché Lorena Bianchetti,
oggi primadonna di Domenica in, per anni ha condotto A sua
immagine, rotocalco di cultura e attualità religiosa in onda su Raiuno
la domenica mattina, con stile nuovo e personale, tanto da far impennare lo
share del programma.
«Mi preparavo molto. Perché quando sei lì, davanti alla
telecamera, devi sapere tutto di chi ti sta di fronte per condurre il
discorso con naturalezza», racconta Lorena, romana, 32 anni. «Quando, alla
vigilia del Giubileo del 2000, decisi di accettare la conduzione del
programma ci fu chi cercò di dissuadermi, dicendo che mi andavo a
rinchiudere in una nicchia. Io, invece, sono convinta che si possa parlare
dei valori cristiani, in cui credo, senza essere noiosi». «Sì ed è stata un’emozione fortissima. La prima
volta, fu alla vigilia del Giubileo dei giovani. Mi guardò dritto negli
occhi e mi disse: "Tu sei brava". Da allora, l’ho incontrato
varie volte. E confesso di essermene innamorata. Sono legata anche a
Benedetto XVI. Ma sono cresciuta con papa Wojtyla, è la mia guida
spirituale. Penso che lassù ci sia un amico che, mentre faccio le mie
scelte, mi guarda e mi sorride».
«La mia storia televisiva è una catena di fortunate coincidenze. Bisogna essere al posto giusto nel momento giusto, ma è importante anche farsi trovare preparati. Ho cominciato da piccola a danzare, a fare servizi fotografici e a lavorare per la pubblicità, ma ho sempre studiato. Mi sono laureata in lingue. Poi il praticantato per diventare giornalista. Alle ragazze che mi chiedono come si fa a fare Tv, rispondo che non esiste solo la triste realtà di Vallettopoli. Bisogna crederci e lavorare sodo. Ma io sono la prova che si può riuscire».
«Mai. Però ho avuto una specie di papà che mi ha insegnato con affetto e mi ha spronato. Per anni ho frequentato la scuola di Enzo Paolo Turchi: danzare è sempre stata la mia passione. Così, con una certa incoscienza, ho cominciato a fare provini. Sono stata scelta da Corrado per la sua Corrida. Dovevo fare solo la valletta e a me andava benissimo. Ma guardavo e assorbivo tutto. Piano piano mi fece fare di più. Era il 1997 e, alla fine del programma, mi abbracciò nel suo ufficio e con aria trasognata mi disse: "Lo sai? Un giorno ti vedrei bene in una trasmissione come Domenica in"».
«Mi ha telefonato il mio impresario dicendomi che il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, voleva vedermi. La prima cosa che ho pensato è che dovevo aver combinato qualcosa. Lui, invece, si è complimentato perché avevo dato nuova linfa alla trasmissione A sua immagine. Mi ha detto che voleva rinnovare un po’ la rete e mi ha offerto di condurre una parte di Domenica in».
«Sono rimasta di stucco. Ma è stato un attimo: ho accettato al volo. Solo dopo ho sentito la responsabilità. L’incoscienza, però, aiuta. Mi sono rimboccata le maniche. La gente non immagina quanto lavoro ci sia dietro due ore di televisione».
«In accordo con i conduttori degli altri segmenti del programma, Pippo Baudo, Luisa Corna e Massimo Giletti, abbiamo trovato una chiave: partiamo da una parola e la decliniamo in ogni modo possibile. Così attraverso curiosità, personaggi, interviste, momenti di spettacolo raccontiamo la vita. Cercando d’incuriosire chi ci guarda. E sono tanti. Che la nostra proposta "alternativa" sia gradita ci fa molto piacere».
«Ognuno fa Tv come crede. Ma dopo 15 anni, centinaia di interviste e di ore di diretta, ho capito che fondamentale è il rispetto per la persona. Per chi è lì in studio, davanti a te. E per i tanti nelle cui case la televisione ti catapulta, ospite più o meno desiderato. Bisogna entrare in punta di piedi, ricordando che la Tv ha un’influenza enorme».
«Quei sei anni mi hanno arricchita in tutti i sensi. Però ci sono stati anche altri momenti importanti per me».
«Ho lavorato per tre anni con Renzo Arbore. Partecipai a un provino e lui puntò il dito e disse: "Voglio lei". Speciale Rai International, in onda sul canale satellitare, era un programma per gli italiani all’estero e mi diede la prima vera popolarità. Questo fu prima di A sua immagine. Subito dopo, c’è stata la conduzione di Al posto tuo, fui chiamata a sostituire Paola Perego che era passata a Mediaset. Ho accettato a patto di rivoluzionare il programma: basta persone in studio che narravano le loro vicissitudini e spazio, invece piccole fiction che spiegassero agli spettatori una certa situazione o un dato problema. Quindi l’approfondimento con gli ospiti. Una formula chiara, senza fraintendimenti, che il pubblico ha gradito». Bussano alla porta della redazione, entrano gli autori di Domenica in. L’ultimo è Marco Zavattini: il figlio del grande scrittore Cesare è la colonna di programmi di successo, come quelli di Baudo e Vespa. C’è da fare la scaletta della nuova puntata. Il tempo stringe.
«Oggi pare più agevole dichiararsi agnostico. Ma è un pregiudizio da abbattere. Papa Wojtyla diceva: "Si può essere cristiani nel mondo, senza essere del mondo". Lui è la mia guida». Maurizio Turrioni
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