Dalla parte dei lettori.

NUOVI MEDIA

QUEL CREDITO CHE SCOMPARE
 

  
Le Autorità garanti italiane hanno indagato sui contributi di ricarica dei telefoni cellulari, scoprendo che sono ingiustificatamente onerosi.
  

Novecentoquarantacinque milioni di euro: a tanto ammonta il margine di guadagno delle compagnie di telefonia mobile sui costi di ricarica. Quel balzello che grava sulle cariche del telefonino – e che, ricordiamo, non è né una tassa, né un contributo di concessione – nel 2005 ha fruttato oltre 1.800 miliardi di vecchie lire, al netto dei contributi di commissione, escludendo cioè le provvigioni dovute ai rivenditori o al circuito bancario. Una cifra stratosferica, spuntata da una recente indagine delle Autorità garanti della concorrenza (Agcm) e delle comunicazioni (Agcom), che analizza nel dettaglio una anomalia italiana.

Tutto è nato dall’iniziativa di uno studente ischitano, Andrea D’Ambra, che ha scritto una petizione su Internet (www.aboliamoli.eu) – sottoscritta da oltre 800.000 persone) e l’ha inviata alla Commissione europea. Le istituzioni comunitarie sembra funzionino meglio: la Commissione non solo ha risposto al giovane, ma ha anche invitato le Authority italiane a indagare.

Dall’analisi è emerso che il costo di ricarica, così com’è calcolato, produce effetti distorsivi nel mercato ed è ingiustificatamente discriminante, perché colpisce in misura maggiore le fasce con disponibilità economica limitata, come studenti e disoccupati. In effetti, il contributo incide maggiormente sui piccoli tagli, dove può arrivare fino al 30% del valore della ricarica.

Concorrenza falsata

L’indagine mette inoltre in risalto come il contributo sia un elemento sottratto al gioco concorrenziale, perché negli ultimi anni le tariffe sono scese, ma i costi di ricarica sono rimasti invariati – Wind li ha addirittura introdotti in un secondo tempo – e producono mediamente un aggravio del 24% sui profili tariffari.

Purtroppo l’indagine non giunge alla soluzione desiderata da tutti: l’abolizione di questo odioso balzello. La relazione si limita ad auspicare un intervento di rimodulazione, paventando un possibile intervento regolatore da parte dell’Autorità garante per le comunicazioni. Stride il confronto tra un’analisi tanto precisa e le sue vaghe conclusioni, che non preoccuperanno le compagnie telefoniche. Forse è meglio che il nostro valoroso studente lanci un altro sos all’Europa.

Federico Polvara
   

CIFRE DA CAPOGIRO
(dati 2005)

67.137.000 media annua di sim (linee mobili) attive in Italia

90,9 percentuale di prepagate

1.714.000.000 € ricavi dai contributi di ricarica, così ripartiti:
45,24% schede da grattare
44,36% negozi (pos)
9,80% sportelli bancomat
0,60% Internet

769.000.000 € costi reali di commissione

945.000.000 € utile, al netto di costi e provvigioni, derivante dalle ricariche (55,1% di margine)

Fonte: Indagine conoscitiva Agcm e Agcom, novembre 2006.

 

COME SOPRAVVIVERE AI RICERCATORI

Gli studi scientifici si smentiscono spesso l’un l’altro. Un giorno consigliano un comportamento che, qualche mese dopo, si scopre faccia malissimo. Pensavate che mantenere la schiena diritta davanti al pc fosse la posizione più corretta? Errato. I ricercatori del Woodend Hospital di Aberdeen (Scozia) hanno scoperto che la postura a 90° carica eccessivamente le vertebre della zona lombare, quindi la posizione giusta sarebbe quella a 135°, appoggiandosi completamente allo schienale. E se, in questa posizione, dovessimo addormentarci? Nell’attesa della prossima illuminante scoperta, vi consigliamo di leggere un divertente libretto, Come sopravvivere davanti a un monitor, scritto da Fernanda Grossi – esperta posturologa – per Felici Editore (www.laruotadellavita.it).

  
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